I tempi cambiano, ma...

Il dibattito dei negozi la domenica Quali sono i pro e i contro in gioco

Il dibattito dei negozi la domenica Quali sono i pro e i contro in gioco
15 Dicembre 2017 ore 05:00

Si riaccende il dibattito sull’apertura dei negozi nei giorni festivi. Una battuta del Papa nell’intervista concessa a Civiltà Cattolica ha dato occasione al leader dei 5Stelle Luigi Di Maio di rilanciare la questione. Sulla sua pagina Facebook  il candidato premier si è lasciato andare a un appello dai toni quasi accorati: «Prima delle feste di Natale, prima dello scioglimento della legislatura, il Senato deve approvare la nostra proposta di legge, già approvata alla Camera all’unanimità, che dice una cosa molto semplice: tutte le famiglie hanno il diritto al riposo, anche quelle che posseggono o gestiscono esercizi commerciali». Beppe Grillo ha ripreso il post sul suo blog.

 

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La situazione italiana. Cosa prevede la proposta? Che su 12 giorni festivi all’anno 6 debbano essere di chiusura. In pratica tutte le principali festività nazionali come Capodanno, l’Epifania, il 25 aprile, e poi Pasqua, Pasquetta, il Primo maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, il primo novembre, l’8 dicembre, Natale e Santo Stefano. Quindi non viene messa in discussione la domenica, ma il principio dell’apertura a oltranza. L’Italia infatti è l’unico Paese europeo che non prevede regole su giorni e orari; siamo addirittura più liberal degli inglesi, che concedono aperture domenicali ma bloccando il numero di ore. La via italiana venne dettata dal governo Monti, con l’idea di spingere i consumi nel momento in cui la crisi stava assediando l’Italia.

Pro e contro. È stata una scelta che volenti o nolenti ha cambiato le consuetudini del nostro Paese, nel male ma anche nel bene. Nel male perché terremota i tempi di vita delle famiglie di chi lavora nei punti vendita. Nel bene perché al contrario agevola l’organizzazione di centinaia di migliaia di altre famiglie che durante la settimana sono alle prese con ritmi sempre più incalzanti, con mamme che lavorano, gestione dei tempi dei figli sempre più complessi. Chi è contrario all’apertura mette sul tavolo il caso di migliaia di piccoli negozi che non potendo reggere a questi orari finiscono con l’essere ulteriormente marginalizzati. Chi è favorevole, al contrario, spiega che l’apertura festiva è un modo per arginare il business di Amazon e di tutte le altre piattaforme online.

 

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Contesti di nuova socialità. Certamente l’apertura domenicale è diventata ormai un’abitudine consolidata nella vita degli italiani e sembra difficile immaginare una marcia indietro. Perché volenti o nolenti è una strategia che va nella direzione di mettere al centro il consumatore: una strategia che si sta rivelando vincente in ogni ambito. Metterlo al centro vuol dire, ad esempio, permettergli di scegliere con più calma, in tempi dedicati agli acquisti e non ritagliati nella frenesia della vita quotidiana. Scegliere meglio e, spesso, anche scegliere insieme, con tutta la famiglia. I nuovi centri commerciali non a caso sono concepiti come luoghi dove stare, guardare, incontrarsi all’interno di tessuti cittadini che sono sempre aridi e avari di luoghi di questo tipo. Sono, nolenti o volenti, contesti di nuova socialità. Se i modelli di vita spingono a un esasperato individualismo nei nuovi riti domenicali si ritrova uno strano e imprevisto gusto del trovarsi insieme. E forse la cosa non dispiace neanche a papa Francesco…

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