Federazione degli studenti di Bergamo

Didattica a distanza: promossa o bocciata? Per gli studenti bergamaschi è rimandata

L'associazione politica studentesca ha intervistato 6628 studenti bergamaschi (circa il 10 per cento della popolazione studentesca residente). Tra le criticità emerse: problemi di connettività, un difficile rapporto con i docenti e l'aumento del carico di lavoro e di stress

Didattica a distanza: promossa o bocciata? Per gli studenti bergamaschi è rimandata
Bergamo, 22 Maggio 2020 ore 15:00

A circa tre mesi di distanza dalla “chiusura” dei cancelli scolastici, la didattica a distanza è promossa o bocciata? Nessuna delle due opzioni, bensì è rimandata a settembre, almeno stando alle risposte raccolte dalla Federazione degli studenti di Bergamo, associazione politica studentesca che ha intervistato 6628 studenti bergamaschi: 1185 ragazzi hanno dato un voto negativo, mentre 5439 un giudizio positivo.

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«Dopo aver sentito ben più di un malumore tra gli studenti, ci siamo sentiti in dovere di osservare le diverse modalità erogate in provincia – spiega la Federazione in un comunicato -. La didattica a distanza è entrata nelle case di molti non senza difficoltà. Abbiamo ritenuto fondamentale raccogliere la voce del territorio, per poter lavorare ad un miglioramento dell’apparato scolastico. Anche le difficoltà anche psicologiche dei nostri compagni di scuola meritano di essere portate alla luce».

Il campione analizzato tramite il sondaggio, realizzato attraverso la piattaforma Google Moduli, è molto ampio ed eterogeneo (pari a circa il 10 per cento della popolazione studentesca residente in provincia). Il 58 per cento degli studenti interpellati è iscritto al liceo, il 31 per cento in Istituti tecnici mentre il restate 11 per cento in Istituti professionali, ma in ogni caso il campione di alunni che hanno risposto al questionario è ripartito equamente lungo le cinque classi del ciclo di studi superiori (intorno al 20 per cento). I dati fotografano una situazione non sempre felice a causa di problematiche economiche e sociali trascurate dai ragionamenti. «Indicativa è anche la differenza di metodo tra i vari Istituti del nostro territorio e l’assenza del coinvolgimento di studenti e famiglie nelle decisioni prese – evidenza l’associazione politica studentesca -. I dati contenuti nel nostro report saranno ora analizzati, confrontandoci anche con “addetti ai lavori” per poter dare una visione chiara di quanto sia successo».

Connettività e “digital divide”

Temi al centro del questionario sono la possibilità di accedere a una rete veloce e il cosiddetto “digital divide”, ossia la disparità nelle possibilità di accesso ai servizi telematici. Questo può dipendere da diversi fattori ma in generale, nella provincia bergamasca, determinante è la disponibilità economica delle famiglie. Secondo l’Istat negli anni 2018 e 2019 il 33,8 per cento delle famiglie non ha un computer o un tablet e solo il 12,3 per cento dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni possiede uno dei due dispositivi. Dal sondaggio emerge che, seppure la problematica sia presente, la situazione a Bergamo per quanto riguarda le scuole superiori può definirsi «abbastanza positiva». Sul versante della connettività, l’80 per cento ha problemi alla rete: il 13 per cento degli studenti continua ad averne, mentre nel 67 per cento dei casi ciò si verifica saltuariamente.

Rapporto con i professori

A preoccupare gli studenti è però rapporto fra studenti e professori, e ancora più nello specifico quello fra rappresentanti degli studenti e docenti. Secondo il report elaborato diversi si sono lamentati del trattamento ricevuto, non soltanto in merito al carico di lavoro, ma anche dal punto di vista umano. Numerosi studenti riferiscono come le difficoltà tecniche di ambo le parti portino spesso a frustrazione dei professori nei riguardi dei ragazzi e delle ragazze, che però spesso non hanno nulla a che fare con queste problematiche. Inoltre, «nonostante la maggioranza delle scuole abbia messo in essere almeno un qualche tipo di regolamento (in alcuni casi solo delle linee guida), la stragrande maggioranza delle scuole non ha coinvolto in alcun modo i rappresentanti degli studenti nella creazione del suddetto regolamento, o ancora peggio, il 60 per cento degli studenti non sa se siano stati coinvolti o meno».

Secondo il 52 per cento del campione, i docenti avrebbero bisogno di un supporto e di una maggiore conoscenza delle piattaforme utilizzate per le lezioni. «Il passaggio ai nuovi metodi didattici ha inevitabilmente portato ad una crisi – si legge – Numerosi studenti sentono di aver sofferto personalmente della disorganizzazione di alcuni docenti. Purtroppo questo nuovo ambiente non è familiare a nessuna delle componenti della classe. Questo porta alla comprensibile paura di alcuni docenti circa l’onestà dei ragazzi e delle ragazze, soprattutto durante le valutazioni. Questi problemi sono inevitabili, ma gli studenti onesti non dovrebbero esserne penalizzati: non è giusto che quando un problema di connessione interrompe un’interrogazione, la valutazione sia fatta al ribasso o lo studente debba subire una predica».

Carico di lavoro

Il 51,1 per cento degli intervistati ha detto di non aver stabilito con i propri docenti un monte ore predefinito. D’altra parte, il 26,2 per cento ha un numero di ore giornaliero predefinito, il 12,6 per cento settimanale e il 10,2 per cento sia giornaliero sia settimanale. L’88,1 per cento degli studenti trova difficile concentrarsi durante le videolezioni e solo l’11,9 per cento non ha difficoltà. Le lezioni si svolgono nel 73,7 per cento dei casi al mattino (il 49,7 per cento segue l’orario fissato a inizio anno, il 23,9 per cento ne osserva uno diverso ma sempre mattutino), mentre il 26,3 per cento svolge le lezioni sia di mattina sia di pomeriggio. Un indicatore che ha contribuito ad accrescere lo stress nei ragazzi, causato anche da un tempo più ridotto per svolgere una quantità elevata di compiti. Tutto questo si è tradotto in un aumento del carico di lavoro per il 67 per cento degli studenti, che passano diverse ore davanti al computer (il 4 per cento del campione supera le 10 ore di utilizzo del pc).

«Sarà nostra premura operare in base a questi risultati collaborando con gli enti preposti per trovare le migliori soluzioni nel minor tempo possibile – conclude la Federazione degli studenti di Bergamo -. È necessario uno sforzo collettivo per permettere che le modalità di svolgimento del prossimo anno scolastico, ancora incerte e in costate evoluzione siano realizzate a misura di studente e di famiglie. È fondamentale che tutti i soggetti collaborino per risolvere le criticità, non si possono trascurare i disagi economico e sociali che questa forma di didattica ha generato. Confidiamo che il nostro lavoro, che nulla è stato se non portare alla luce le opinioni degli studenti, possa essere usato come uno dei vari strumenti che il “decisore” utilizzerà per l’organizzazione del prossimo anno scolastico».

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