Le vittime furono 230mila

Dieci anni dopo lo tsunami l’Indonesia asciuga le lacrime

Dieci anni dopo lo tsunami l’Indonesia asciuga le lacrime
26 Dicembre 2014 ore 09:25

Alle 7,58 del 26 dicembre 2004 si è scatenato nell’Oceano Indiano il terzo più potente terremoto mai registrato. Il fondo marino si è sollevato di 15-30 metri, secondo le stime dei geologi, e ha provocato un maremoto disastroso, che si è abbattuto su 14 Paesi del Sudest asiatico e che ha ucciso più di 230 mila persone. Dalle immagini inviate dai satelliti della Nasa, inoltre, ci si è accorti che Sumatra e alcune piccole isole dell’arcipelago indonesiano si sono spostate di qualche metro. La catastrofe naturale sarà commemorata con una serie di cerimonie, che si terranno il 24 e il 25 dicembre, a Banda Aceh (Indonesia). La cerimonia si intitola Costruiamo una migliore Aceh con il cuore e vi parteciperanno rappresentati diplomatici di 53 Paesi. Si onoreranno le vittime, si ringrazieranno le centinaia tra nazioni e Ong che hanno dato il loro aiuto durante la fase di ricostruzione e saranno anche illustrati i progressi fatti nella prevenzione di future calamità naturali. Nel giorno di Natale, inoltre, si visiteranno alcune fosse comuni, mentre a Santo Stefano avranno luogo altri eventi intorno al Museo dello tsunami, che è stato costruito nel centro della città. Si terranno celebrazioni anche a Phuket e a Khao Lak, in Thailandia. Gli sforzi fatti che riportare alla normalità le zone colpite dal maremoto sono stati prodigiosi: non avrebbero potuto essere altrimenti, data l’entità dei danni subiti da villaggi e città. Le organizzazioni non governative che si sono impegnate nelle misure di soccorso e nell’opera di ricostruzione sono state 500 e hanno fornito aiuti pari a 14 miliardi di dollari. Sono state apprestate migliori via di fuga, sono state create nuove piantagioni di mangrovie per frenare l’impatto delle onde, sono stati costruiti rifugi d’emergenza. È stato anche brevettato un sistema coordinato di allarme a partire da boe collocate nell’Oceano Indiano – che però non sembra funzionare proprio benissimo: quando, nell’aprile 2012, un terremoto ha scosso di nuovo il fondale marino, il sistema acustico di allarme non è entrato in funzione.

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Tra i privati che hanno voluto dare una mano, si ricorda Kushil Gunasekera, un uomo d’affari che ha creato ad hoc la Foundation of Goodness, per la ricostruzione di Seenigama, in Indonesia. Il villaggio sorge in una delle aree più colpite dallo tsunami. Qui le vittime furono 160mila. Una donna che oggi vive in una casa della Fondazione racconta: «siamo fortunati perché noi abbiamo avuto la Foundation of Goodness che ci ha aiutati. E siamo in grado di ricostruire quello che è stato distrutto. Abbiamo creato una comunità rurale per le persone più svantaggiate, bambini, giovani donne e anziani. Non possiamo lamentarci, le cose stanno andando bene. Non avevamo una casa in cui vivere mentre ora ne abbiamo una». I lutti e le separazioni strazianti causate dal maremoto sono innumerevoli. Ma ci sono anche storie a lieto fine, come quella della famiglia Rangkuti. I genitori avevano perso le tracce dei loro due figli, Jannah, di 4 anni, e Arif, di 7 anni. Questa estate li hanno ritrovati entrambi, a distanza di pochi mesi l’una dall’altro, e del tutto casualmente. A giugno, infatti, lo zio materno dei bambini aveva visto una bimba che assomigliava straordinariamente a sua sorella, la signora Rangkuti. Come confermarono gli accertamenti clinici, si trattava di Jannah. Arif è stato invece ritrovato ad agosto da una coppia proprietaria di un internet café, che è riuscita ad associare il suo volto a quello delle fotografie diramate dai media.

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