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risposta ai nostalgici in 10 motivi

Perché Morgan non ci manca (X Factor non ne aveva più bisogno)

Perché Morgan non ci manca (X Factor non ne aveva più bisogno)
Cronaca 01 Novembre 2015 ore 09:00

La miglior risposta a chi ritiene che a questa nona edizione di X Factor manchi qualcosa, nello specifico il giudice Morgan, è arrivata nella puntata del secondo live andata in onda giovedì 29 ottobre: un vero successo. E a dirlo non sono i gusti soggettivi miei o vostri, bensì i numeri, da sempre freddi portatori di verità. Gli spettatori medi sono stati 1.284.668, con uno share Auditel (che è tornato silenziosamente a fare il proprio lavoro dopo due settimane passate in castigo dietro la lavagna) del 4,32 percento, con picchi anche del 6 percento. Ma non solo: la puntata è stata la più vista di sempre su Sky Online, la streaming tv di Sky, e ha siglato un nuovo record sui social, come dimostrano le oltre 7 milioni di impression su Twitter. Stiamo parlando di qualcosa come 139mila e 600 cinguettii, il 46 percento in più rispetto alla seconda puntata live della scorsa stagione, quando Morgan ancora sedeva dietro la scrivania dei giudici. Stando al report di Nielsen Social, si sono raggiunti picchi di oltre 1.900 tweet al minuto, cosa che ha reso l’hashtag #XF9, manco a dirlo, uno dei più twittati al mondo.

Un pubblico vastissimo, soprattutto se si tiene conto che X Factor è un programma di una tv a pagamento, non trasmesso in chiaro. Un pubblico che guarda, tifa, commenta e discute, ma che non resta passivo, bensì partecipa: i voti per i concorrenti sono stati ben 2,7 milioni, il 41 percento in più rispetto alla scorsa edizione, quando (è bene sottolinearlo di nuovo) Morgan ancora sedeva dietro la scrivania dei giudici.

 

Primo live X Factor 2015

 

Numeri, certo. Numeri che ci raccontano il successo di questa edizione, ma che non ci dicono in realtà se sia meglio ora che Marco Castoldi, in arte Morgan, non siede più tra i giudici. Perché a Morgan va dato un merito: essere stato uno dei principali artefici del successo di X Factor nel nostro Paese. Senza di lui probabilmente lo show avrebbe chiuso i battenti anni fa e senza di lui Sky non avrebbe mai scommesso su un programma che la Rai metteva insieme, come suo solito, con un po’ di creatività e tanto, troppo pressapochismo. Ma proprio il trasferimento alla tv satellitare è stato un passaggio fondamentale per il programma, tale da sfumare sempre di più l’importanza del ruolo di Morgan nel cast dello show. Il conduttore è migliorato (anzi, fossimo cattivi diremmo che con Alessandro Cattelan è finalmente arrivato un conduttore, ma noi non lo diciamo perché siamo buoni), lo show è migliorato, i concorrenti sono migliorati. E i giudici pure. Fino al 2012 Morgan era fondamentale: avendo al suo fianco “colleghi” quali Simona Ventura e Arisa (Elio si salvava già allora), la sua irriverenza spiccava innanzi all’evidente inadeguatezza altrui. Poi, però, qualcosa è cambiato.

Nel 2013 è arrivato Mika. X Factor si apriva al mondo e la figura di Morgan ha iniziato a perdere brillantezza. La star non era più lui e la cosa non è che gli piacesse molto. Nel 2014 resta Mika e arriva Fedez, il perfetto alterego di Morgan: spigliato e tagliente quanto lui, ma completamente di un altro mondo e di un’altra generazione. A uno piace Bindi (non Rosy, Umberto), all’altro Skrillex (vi aiutiamo, cliccate QUI): potevano forse essere in sintonia? Certo che no. Ed ecco che Morgan implode, scazza, sbraita, mostra il dito medio al mondo (non una novità), se ne va, poi però torna, canta e alla fine saluta. Stavolta definitivamente.

 

Morgan-Marco-Castoldi

 

E non manca. Non manca innanzitutto perché l’ottava edizione di X Factor più che un talent show era diventato “Casa Castoldi”, in cui gli sbalzi di umore del giudice Morgan erano in grado di dettare l’andamento della serata, togliendo allo spettacolo la centralità del tutto.

Non manca perché se non c’è uno che non spara pipponi cosmici sulle sonorità atipiche del flauto e dell’arpa celtica, francamente, non ci dispiace poi così tanto.

Non manca perché era bello riscoprire canzoni dimenticate, ma se vogliamo ascoltarci solo Tenco, il sopracitato Bindi (Umberto, non Rosy) e compagnia, c’è sempre l’archivio Rai dei Festival di Sanremo.

Non manca perché Morgan ne sapeva un sacco, ma non è che Elio, Mika, Fedez e Skin siano gli ultimi arrivati. Anzi, per certi versi ne sanno molto di più di Morgan sul mercato discografico di oggi. E la cosa potrà anche non piacere, ma alla fine chi esce da X Factor ha bisogno di una sola cosa: vendere. Oggi esser stato il pupillo di Fedez o di Mika aiuta molto di più che l’esser stato il pupillo di Morgan.

Non manca perché la tranquillità, la complicità e la serenità dei giudici traspare tanto quanto la loro professionalità. Nella puntata del 29 ottobre, ad esempio, i quattro giudici non se le sono certo mandate a dire («Questa canzone è una cagata atomica», cit. Elio a Mika), ma lo fanno con rispetto reciproco e rispetto soprattutto di chi guarda e ascolta da casa. Oltre che dei concorrenti: non dimentichiamoci che, la passata edizione, alcuni cantanti della categoria di Morgan sono stati letteralmente abbandonati a loro stessi per diverso tempo.

Non mancano i suoi azzardi stilistici o i suoi “guizzi”, comportamentali o oratori che fossero. Tutto era diventato così banale e prevedibile, dalla lezioncina allo smalto nero, dal capello biondo platino alla smattata con tanto di insulto al pubblico. Ci accontentiamo delle parrucche di Elio e le sue avventure social, delle frasi a effetto di Fedez e degli «attacca!» di Skin, senza dimenticare gli occhi dolci e il sorriso amabile di Mika mentre dice a un concorrente che ha fatto letteralmente schifo. Tutto senza urli, forzature, sensazionalismi.

 

 

Non mancano le sue venti lattine di Redbull a puntata, ci accontentiamo degli svapi della sigaretta elettronica di Fedez.

Non manca ai giudici, cosa non trascurabile. Se Fedez non ha mai nascosto la sua antipatia per il professionista Morgan (la persona non è mai stata giudicata), anche Mika, con la sua tenerezza, non ha nascosto che lavorare con il leader dei Bluvertigo era una vera faticaccia.

Non manca soprattutto la spasmodica ricerca di attenzioni di Morgan, sempre impegnato nel costruirsi addosso una maschera di intellettuale dandy e dannato che, francamente, è pure tremendamente fuori moda.

E non manca perché sarà pur vero che quando anni dopo si fa mente locale sui compagni delle superiori, se c’è uno che ti viene in mente è proprio quello che ha scampato l’interrogazione nascondendosi in bagno, ma la domanda che segue immediatamente quel ricordo è “chissà che fine avrà fatto quel matto”. Con quel compagno difficilmente si vogliono tenere i contatti, quel compagno è solo il protagonista dei racconti delle rimpatriate con gli ex compagni a cui lui, naturalmente, non è stato invitato.

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