Prezzi alti e costi onerosi

Diecimila case vuote in città

Diecimila case vuote in città
25 Giugno 2019 ore 05:00

Una parte della città è vuota. Case dove non abita nessuno, appartamenti sfitti, invenduti. Palazzi storici, edifici appena costruiti, caseggiati degli Anni Sessanta. Ce n’è per tutti i gusti. Quante sono le case vuote a Bergamo? Quanti sono gli appartamenti mai abitati, o popolati nel passato e dove oggi risiedono soltanto le ombre di antichi inquilini? Tanti. Basta guardare la città con gli occhi ben aperti, con lo sguardo a facciate, finestre, tapparelle, campanelli, citofoni. Si scoprono finestre che non si aprono mai, tapparelle che restano sempre abbassate, pulsanti che non riportano alcun nome. Un dato pubblicato dalla Regione nel luglio del 2016 riferiva che in città e provincia le abitazioni vuote sono 128 mila e 800, pari al ventidue per cento di tutto il patrimonio di case in Bergamasca. Quante di queste abitazioni vuote si trovano in città, non è semplice dire. Se consideriamo che in città abita circa il dieci percento della popolazione, risulta che le case libere dovrebbero essere circa tredicimila. Tredicimila abitazioni può significare circa quarantamila abitanti. Ma le case vuote in città potrebbero essere meno di tredicimila perché, per esempio, esistono ampie parti disabitate dei paesi della montagna. È probabile che in città ci si debba attestare sulle otto-novemila residenze non utilizzate, che possono corrispondere comunque alla capacità di ospitare trenta-quarantamila abitanti. Un bel numero: si oscilla fra un terzo e un quarto dei residenti in città. Come se Bergamo, se riempisse le case vuote, potesse passare dagli attuali 120 mila, a 150-160 mila abitanti.

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Sono numeri che fanno pensare. Soprattutto considerando l’alto numero di sfratti, di persone senza casa o che si trovano in situazioni abitative molto precarie. Ma se la città e la provincia dispongono di un patrimonio immobiliare così grande e inutilizzato perché si continua a costruire? Perché si immaginano ulteriori sviluppi immobiliari? Per “fare girare” l’economia? Dice Matteo Invernizzi, architetto ben noto in città: «Bisogna porsi delle domande. La prima: dopo cinquant’anni di impressionante espansione, a partire dai primi Anni Sessanta fino a oggi, con qualche breve pausa, non sarebbe bene a questo punto concentrarsi sulla riqualificazione di quello già esiste? L’ultimo boom edilizio è quello che si è scatenato fra il 2000 e il 2009, bloccato poi dalla grande crisi. Si costruì ovunque, si edificarono interi quartieri che soltanto oggi, dopo tanti anni, cominciano a riempirsi (soltanto perché i prezzi sono finalmente calati). Dal 2010 a oggi ha regnato una certa calma nel settore delle costruzioni che ha consentito un lento riequilibrio della situazione».

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L’assessore all’edilizia Francesco Valesini, confermato nella nuova giunta Gori, ha ben presente il problema. Spiega: «Mi risulta che in città nel 2012 ci fossero circa ottomila alloggi vuoti, la mia sensazione è che questo numero si sia ridotto, almeno un po’, anche per via dell’aumento di popolazione che si è registrato in questi sette anni. Mi risulta, per esempio, che l’intervento di Redona Centro, quello vicino alla chiesa parrocchiale, abbia già venduto buona parte del primo lotto e che per questa ragione i costruttori abbiano chiesto di potere passare al secondo lotto. Mi risulta che anche nell’ex filati Lastex, il piccolo quartiere si sia lentamente riempito di famiglie, anche grazie a un abbassamento dei prezzi. Poi ci sono altre aree di nuova edificazione nella città, ereditate dal primo decennio del Duemila, per esempio la zona ex industriale di via Daste e Spalenga, la ex Busti in via Madonna della Neve, l’ex Cisalpinia… La mia impressione è che la situazione vada migliorando. Anche se sono consapevole del fatto che ci sono altri caseggiati, anche in centro città, che sono completamente vuoti. Il Comune in questo caso ha le armi spuntate, se la proprietà non vende e non affitta non possiamo farci niente. Possiamo intervenire soltanto in situazioni di estremo degrado, per esempio per ragioni igienico-sanitarie o di pericolo, per la caduta di calcinacci in strada. Però si tratta di casi molto sporadici. C’è anche da dire che nei borghi storici, negli ultimi trent’anni, la situazione è molto migliorata: tante abitazioni sono state recuperate e di nuovo popolate. A metà Anni Ottanta, molti dei caseggiati dei borghi erano vuoti e fatiscenti. Ci sono ancora parti di città in cerca di…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo alle pagine 4 e 5 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 27 giugno. In versione digitale, qui.

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