Il più grave nello Stato ebraico

Il disastro ambientale in Israele

Il disastro ambientale in Israele
09 Dicembre 2014 ore 12:27

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Dalla scorsa settmana un disastro ambientale sta interessando le coste meridionali di Israele. Si tratta del più grave danno mai subito nelle storia dello Stato ebraico: milioni di litri di petrolio sono fuoriusciti da un oleodotto dell’Eilat Ashkelon Pipeline Company (EAPC), creando un vero e proprio fiume di greggio, lungo 7 chilometri, che ha invaso per oltre 200 ettari la riserva naturale di Evrona, a pochi chilometri da Eilat, sul mar Rosso, al confine con la Giordania. Dalla compagnia petrolifera fanno sapere che si è trattato di un guasto durante la manutenzione, altri sostengono ci sia stata un’esplosione causata da un incidente avvenuto durante i lavori per la costruzione del nuovo aeroporto di Timna. Esclusa, in ogni caso, l’ipotesi dell’attentato.

Man mano che passano i giorni le dimensioni del disastro aumentano e gli ultimi dati dicono che i danni possono essere almeno 5 volte superiori a quanto stimato all’inizio. Il quotidiano Times of Israel riporta un comunicato del ministero per la protezione ambientale israeliano, che afferma sarebbero almeno 5 milioni i litri di petrolio fuoriusciti, a fronte degli iniziali 3 milioni previsti. Ci sarebbero anche una ottantina di persone ricoverate, tra Israele e Giordania, per aver respirato le esalazioni tossiche.

Finora, le squadre di controllo hanno spazzato via 13.000 tonnellate di terreno contaminato nel tentativo di contenere e ridurre al minimo l’impatto della fuoriuscita. Inoltre, per far fronte all’emergenza e contenere il flusso, si sono costruite improvvisate dighe nella riserva di Evrona e il ministero della protezione ambientale ha predisposto materiali assorbenti speciali. Tuttavia, ci vorranno anni perché si possa tornare alla normalità. Anche perché la chiusura a monte dell’oleodotto è avvenuta solo due ore dopo l’incidente, quando una enorme quantità di greggio si era già riversata nel deserto dell’Arav, la parte più meridionale del maestoso deserto del Negev.

L’incidente più grave fino a oggi. Mai si era vista una catastrofe ambientale di queste proporzioni, anche se il paese non è nuovo a incidenti di questo tipo. Otto mesi fa c’era stata un’altra fuga in una struttura di Eilat. Un altro grave incidente in zona si era verificato nel giugno 2001, quando la rottura di un oleodotto causò la fuoriuscita di 1,5 milioni di litri di kerosene nella riserva di Nahal Zin. Nel 2007 circa 40 tonnellate di petrolio fuoriuscirono da un tubo nei pressi di Tirat Carmel, nel nord del paese. Nelle vicinanze di Ashkelon, sul Mediterraneo, nel 2012 infiltrazioni da un tubo dell’EPAC resero necessaria la rimozione di circa 2.000 tonnellate di terreno contaminato.

La compagnia petrolifera. La Eilat Ashkelon Pipeline Company (EPAC) è stata fondata nel 1968 come joint venture israelo-iraniana per trasportare petrolio asiatico da Eilat all’Europa, attraverso una rete di condotte che uniscono Eilat a Ashkelon, sul Mediterraneo, bypassando il canale di Suez. L’oleodotto da cui è uscito il petrolio è lungo 246 chilometri. In seguito alla rottura dei rapporti diplomatici tra Iran e Israele, con la rivoluzione Khomeinista del 1979, l’oleodotto è servito per trasportare greggio all’interno del paese e viene gestito interamente da Israele, dalla Epac, che si ritiene gestisca una rete di 750 km di condotte in tutto il paese.

Avverse previsioni meteo e il rischio barriera corallina. Le previsioni del tempo annunciano forti piogge e questo potrebbe far penetrare il petrolio in profondità, oltre a diffondere le sostanze inquinanti anche nel Golfo di Eilat, dove è presente un’ampia zona di barriera corallina protetta, una delle più belle del mondo. Si estende per oltre 1200 metri lungo la riva ed è una delle barriere coralline più occidentali al mondo, e la sola di questo genere in Israele, così da essere considerata una riserva naturale. È costituita da un primario muro di corallo che scende fino a 3 o 4 metri di profondità. Dietro di esso vi è una distesa di sabbia con due rocce, conosciute come Joshua e Mosè, e dietro di queste vi è un’altra ripida parete di corallo che arriva a 35 metri di profondità. La bellezza del corallo crea giardini dai molteplici colori contenenti molte varietà di pesci e meravigliose creature del mare. Vi sono oltre 270 specie di corallo in questa giungla sottomarina, e al suo interno si trovano oltre 2500 forme di vita e di specie sottomarine, molte delle quali sono uniche nel Mar Rosso. Tra questi specie vi sono tartarughe sottomarine, ricci di mare, ostriche, anemoni di mare, granchi, spugne, polipi, seppie, pesci tropicali.

La riserva di Evrona e i possibili danni futuri. Inoltre, guardando le foto dal satellite, si vede come nella riserva di Evrona, il petrolio stia seguendo i wadi, quei solchi che nel deserto si formano e fanno da letto ai fiumi che si creano con le piogge improvvise e torrenziali tipiche di questa stagione. Qui sorgono le poche forme di vegetazione presenti nel deserto, che vengono nutrite dalle piogge e rappresentano l’unica fonte di cibo per gli animali che vivono nella zona. La fuoriuscita di petrolio sta intaccando le radici degli alberi, che sono destinati a morire nel giro di pochi mesi, scombussolando così l’intero ecosistema dell’area. La riserva di Evrona è famosa per ospitare una nutrita popolazione di cervi, daini e per la presenza della palma Dum, una rara specie di palma che normalmente cresce in Eritrea: Evrona risulta essere il posto più a nord al mondo dove questa pianta riesce a vivere. Non sono infine ancora stati calcolati i danni agli alberi di acacia della riserva, che svolgono un ruolo importante nella catena alimentare.

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