Cronaca
«Siamo liberi di scrivere il nostro futuro»

Il discorso del presidente Obama all'America che è risorta

Il discorso del presidente Obama all'America che è risorta
Cronaca 21 Gennaio 2015 ore 13:36

Si è tenuto, nella notte (ora italiana) tra il 20 e il 21 gennaio, l'ultimo Discorso sullo stato dell’Unione del presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama. Questo è indubbiamente l'appuntamento annuale più importante della politica di Washington e serve al presidente per dare la sua valutazione sulla situazione del Paese, per illustrare il lavoro fatto e per lanciare alcune proposte programmatiche. E davanti a senatori e deputati, c'erano anche tutti i membri del governo, tutti i giudici della corte costituzionale, i capi delle forze armate, i diplomatici e alcuni invitati speciali della First Lady, tra cui, oltre a un prigioniero liberato dal regime castrista dopo la svolta diplomatica tra Washington e l'Avana, anche vari "rappresentanti" delle difficoltà, delle ansie e dei successi degli Stati Uniti.

È stato, per diversi motivi, un discorso storico. Obama, essendo stato già eletto presidente per due mandati, non ha più la necessità di ottenere un consenso eterogeneo nella popolazione americana e ha così potuto lasciarsi andare con maggior forza e convinzioni nei temi a lui più cari, dalle tasse per i meno fortunati ai diritti civili. Ripercorriamo i passaggi salienti di questo discorso, di cui potete trovare la trascrizione completa sul sito del Washington Post.

 

tv obama

 

«L’America è risorta». Davanti all’ampia platea e ad un pubblico che è stato stimato in ben 40 milioni di telespettatori, Obama ha voluto iniziare con un inno alla libertà di un’America che si è ritrovata dopo la lunga crisi: «Questa notte l’America è risorta. La crisi è alle nostre spalle, l’economia sta crescendo velocemente e nascono nuovi posti di lavoro. Era dal 1999 non ottenevamo questi risultati. Lo spettro della crisi è passato, lo stato dell’Unione è forte e siamo liberi di scrivere il nostro futuro come nessun’altra Nazione al mondo». Gli applausi hanno interrotto in continuazione le parole di Obama, che ha ricordato come la disoccupazione sia oggi più bassa rispetto a quando la crisi ebbe inizio, come l’America sia oggi libera dal “ricatto” del petrolio straniero e come, sotto i suoi mandati, siano praticamente finite le guerre in Iraq e Afghanistan, con il numero di soldati americani presenti in quei Paesi passato da 180mila a meno di 15mila.

«Praticità e idee per l’America». Obama ha poi promesso che nelle prossime due settimane presenterà al Congresso un programma di bilancio «fatto di idee pratiche, non di parte. E nei prossimi mesi viaggerò per l’America per raccogliere nuove idee». Una promessa questa, ma anche una necessità, dato che ogni provvedimento di Obama dovrà per forza passare attraverso degli stretti negoziati con i Repubblicani, sia alla Camera che al Senato, dove oggi i Democratici si trovano in minoranza.

Le promesse: tasse, educazione e welfare. Nonostante Obama continui affermando che «questa sera voglio soffermarmi meno sulle proposte e di più sui nostri valori», come per ogni Discorso sullo stato dell’Unione che si rispetti il presidente non è mancato all’appuntamento con le promesse di provvedimenti più specifici, partendo però dalle storie di persone del ceto medio, che hanno saputo uscire dalla crisi più forti di prima grazie al lavoro, ai sacrifici e alla fratellanza. «L’economia della classe media funziona - ha detto Obama tra gli applausi -. Aumenta le opportunità di lavoro e noi non possiamo uccidere questa economia con le nostre decisioni. Oggi gli stipendi son tornati a salire, tante nuove avventure imprenditoriali sono iniziate. Noi dobbiamo supportare questa crescita, questa rinascita. E cosa ci chiede oggi l’economia della classe media? Ci chiede di sentirsi più sicura. Per questo abbasseremo le tasse delle famiglie. Per questo daremo fino a 3mila dollari all’anno per figlio. Per questo ci prenderemo cura della salute e dell’educazione dei nostri figli. Per questo mi impegno a varare una legge federale per garantire sette giorni di malattia retribuiti ai lavoratori americani, dato che siamo l’unico Paese avanzato sulla terra che non garantisce indennità di malattia o di maternità ai nostri lavoratori». Il presidente ha poi ricordato un’altra “battaglia” che combatte da tempo, ma che non è ancora riuscito a portare a termine: l’aumento del salario minimo dei lavoratori americani.

Per continuare a crescere però, l’America ha bisogno di un costante miglioramento della preparazione scolastica media dei propri cittadini. Per questo Obama ha dedicato uno spazio importante del proprio discorso all’educazione: «Nel XX secolo, grazie alle scuole gratuite e all’eccellenza dei nostri College, abbiamo guidato il mondo. Nel XXI secolo però bisogna fare un passo avanti ulteriore. Due lavori su tre oggi richiedono un’educazione più avanzata. Invierò al Congresso un coraggioso piano per portare il costo dei “community college” a zero».

«Mentre parliamo la Cina cresce». Non poteva essere tralasciato il settore delle riforme economiche, perché, come ha ricordato Obama, «mentre noi parliamo, la Cina vuole riscrivere le regole dell’economia della regione che cresce di più al mondo». Per questo motivo, Repubblicani e Democratici, devono studiare un piano di sviluppo economico nuovo e bipartisan, che crei ulteriori posti di lavoro e dia nuovo carburante alla crescita dell’America. Il tutto ricordando la necessità di raggiungere accordi commerciali sia con l’Europa che con l’Asia.

«Difenderò un’Internet libera». Dati i recenti scandali legati al mondo di Internet, Obama ha voluto dedicare alcune parole anche all’importanza della rete, alla necessità di lasciarla libera, priva di catene: «Proteggerò un’Internet libera e gratuita, per renderla disponibile e utile a tutta la comunità. Voglio che le future generazioni di innovatori digitali abbiano i mezzi e le opportunità per cambiare il nostro mondo».

La politica estera. Immancabile il capitolo dedicato alla politica estera, su cui l’America ha sempre giocato un ruolo fondamentale. Seppur Obama abbia, in questi anni, approcciato la materia in modo totalmente diverso rispetto al passato, evitando in ogni modo guerre e interventi militari diretti, la minaccia del terrorismo non si può più ignorare. E così Obama ha chiesto al Congresso di «approvare una risoluzione che autorizzi l’uso della forza contro l’Isis». Nonostante ciò, il presidente ci ha tenuto a ricordare come, negli ultimi mesi, gli Stati Uniti abbiano dimostrato la propria forza diplomatica, difendendo «il principio per cui le Nazioni più piccole non possano essere intimidite dalle più grandi, cosa invece fatta dalla Russia con l’Ucraina». La democrazia sarà fondamentale anche nei rapporti all’Iran: «Mi opporrò a ogni richiesta di sanzione nei confronti di questa Nazione, perché oggi è ancora il tempo della diplomazia». Al Congresso, invece, Obama ha chiesto esplicitamente di porre fine all’embargo verso Cuba.

La piccola rivoluzione di Obama. Nella parte finale del suo discorso, Obama ha abbandonato i temi più programmatici e politici, tentando di toccare le coscienze degli americani. A partire dagli sforzi che farà per chiudere Guantanamo, «che non ci appartiene, non mostra quello che siamo». Ma soprattutto ha lanciato più di un appello all’unità della Nazione, un’unità che vada oltre le divisioni politiche e, soprattutto, di genere. È proprio a questo punto, nella fase conclusiva, che Obama ha portato avanti, in un appuntamento così rituale e istituzionalizzato per gli Stati Uniti, la sua piccola rivoluzione. Obama ha parlato dei diritti civili di tutti i cittadini: «Noi condanniamo la persecuzione delle lesbiche, degli omosessuali, dei bisessuali e dei transgender. Lo facciamo perché è la cosa giusta da fare». Obama ha anche affermato che il matrimonio tra omosessuali è un «diritto civile».

Parole che hanno colto nel segno: la CNN, infatti, ha fatto notare come un presidente, per la prima volta nella storia, portasse temi di questo tipo in un Discorso sullo stato dell’Unione. Una novità dunque, ma per Obama, che nella professione di avvocato ha a lungo difeso i diritti della comunità omosessuale.

Le reazioni. Il discorso di Obama è stato, a differenza di quelli del passato, un discorso molto emotivo. È stato il suo ultimo Discorso sullo stato dell’Unione e ha voluto cavalcare l’onda dell’emotività piuttosto che quella della praticità, come hanno detto in molti analisti. Nonostante ciò, i primi riscontri nel pubblico americano sono decisamente positivi. Come mostra la CNN, l’81% della popolazione che ha assistito al discorso è rimasta positivamente colpita dalle parole del presidente (il 51% molto impressionata, il 30% alquanto impressionata) e se prima del discorso solo il 57% degli intervistati riteneva che le politiche di Obama fossero nella direzione giusta per uno sviluppo degli Usa, nelle ore successive la percentuale è salita al 72%.

 

   


I media, però, sono molto cauti a dare giudizi. Come ricorda il sito americano FiveThirtyEight, nell’arco di tutti i suoi Discorsi sullo stato dell’Unione di questi anni, Obama ha annunciato circa 36 provvedimenti legislativi, abbastanza in linea con i 31 dei suoi predecessori. Ma la percentuale delle promesse mantenute è andata, con gli anni, in calando: se nel 2010 circa il 50% dei provvedimenti annunciati furono poi portati a termine, nel 2013 la percentuale è rimasta ferma ad un misero 5%, mentre nell’anno passato al 14%. Per questo c’è molta cautela, seppur Oltreoceano siano rimasti, in molti, positivamente colpiti dalla carica emotiva che Obama ha portato con sé sul palco.