NEET

Giovani disoccupati, una mappa (come va Bergamo rispetto all’Italia)

Giovani disoccupati, una mappa (come va Bergamo rispetto all’Italia)
Cronaca 25 Giugno 2018 ore 09:50

Ci sono parametri che fanno della Lombardia una regione più europea che italiana. L’ultimo dato reso noto dall’Istat è quello relativo ai NEET (acronimo che sta per “not (engaged) in education, employment or training”, ovvero persone che non studiano né lavorano). L’Italia purtroppo in Europa primeggia in questa classifica: un ragazzo su quattro secondo le statistiche si troverebbe in questo limbo. È un 25,7 per cento che sarebbe molto più pesante se nella media non entrasse anche il dato lombardo, che invece è allineato con la media continentale, che è del 14,3 per cento. Ed è un dato in netto miglioramento.

Per NEET si considerano i ragazzi tra i 15 e i 24 anni. Ebbene, per stare alla provincia di Bergamo, secondo i dati dell’Istat sono il 14,1 per cento quelli che non studiano né lavorano. Ma è una media che scende di molto se si analizza l’arco di età tra i 18 e i 29 anni: in questo caso il numero totale dei ragazzi e delle ragazze NEET sarebbero il 9 per cento, un dato che si avvicina a quello tedesco. A Bergamo ad esempio la giunta ha investito sui Centri socio culturali, che tra i vari scopi hanno anche quello di proporre percorsi formativi per i NEET.

 

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Le differenze Nord-Sud. Ma quello che impressiona in queste classifiche sono sempre due grandi differenze: quelle tra Nord e Sud e quelle tra ragazzi e ragazze. Per quanto riguarda la prima differenza basti pensare che il dato di NEET più negativo è quello della provincia di Caltanissetta, che tocca la percentuale record del 44 per cento, mentre la provincia lombarda più virtuosa è Lecco con l’11,9 per cento, seguita da Cremona al 12,7. Insomma siamo di fronte a due Italie. In una si è tornati sui livelli precrisi, nell’altra la crisi sembra aver scavato una voragine impossibile da risalire. Impressiona ad esempio il dato di Napoli, che tra le grandi città ha il dato più inquietante: oltre il 39 per cento. Tanto che, come ha confessato un educatore in prima linea a recuperare i giovani che escono dalla scuola e a proporre percorsi lavorativi, ad un ragazzino di Napoli non si può fare la domanda che tutti ci siamo sentiti fare alla stessa loro età: che cosa vuoi fare da grande? Domanda delicata, che alla situazione attuale è probabilmente senza risposte.

 

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Le differenze ragazze-ragazzi. L’altra grande differenza è quella che separa il destino dei ragazzi da quello delle ragazze. Per stare a Bergamo il tasso di NEET al femminile non solo si mantiene da diversi anni su livelli elevati (23,4 per cento) ma supera di oltre cinque punti quello medio lombardo (18,1) e di oltre sei punti il tasso di Milano (17,3). Come si spiega un fenomeno di questo tipo in una società evoluta come quella bergamasca? Probabilmente con le tante ragazze impegnate in attività di sostegno famigliare e di cura in una società in cui l’attesa di vita è molto cresciuta e quindi i problemi connessi con l’invecchiamento condizioni le scelte di vita dei più giovani. Nella provincia bergamasca il rapporto tra ragazze e ragazzi che vivono nel limbo del né studio né lavoro è quasi del doppio: 19mila “lui” e 10mila “lui”. Ma l’aspetto più preoccupante è mentre per i ragazzi da tre anni a questa parte la situazione è in netto miglioramento, per le ragazze è invece stabile, se non addirittura in leggero peggioramento rispetto all’anno precedente.

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