storie di ordinaria disperazione

Minaccia di buttarsi da 25 metri ma lassù scopre di non essere solo

Minaccia di buttarsi da 25 metri ma lassù scopre di non essere solo
04 Settembre 2019 ore 05:00

Non conosciamo il suo nome, giustamente tenuto coperto. Conosciamo però bene quella sua sagoma, stagliata contro il cielo della sera estiva nella periferia di Milano. Siamo a Cinisello Balsamo, in quel gigantesco luogo morto che è l’ex centro commerciale Auchan. Un edificio colossale costruito a serpentina nel mezzo di un groviglio di tangenziali. È un monumento alla transitorietà del consumismo: aperto nel 2007, nel 2015 ha chiuso schiacciato da una concorrenza ancora più colossale. Ora è un cantiere destinato a diventare il più importante interscambio di trasporti, con arrivo della M1 milanese e ovviamente rilancio di un centro commerciale di ancor maggiori ambizioni. Tra i resti malinconici di quel che è stato, domenica sera si è infilato quell’uomo. O meglio quel ragazzo che convenzionalmente chiameremo Pedro. Di lui infatti sappiamo che è brasiliano e cha ha 28 anni. Fa caldo a Milano, quella sera. E Pedro ha addosso solo un costume. Così, a piedi e mani nude si arrampica tra queste strutture fantasma, oltre 34mila metri quadri, fino a raggiungere il punto più alto: una torretta a 25 metri, con pochi centimetri su cui stare. L’intenzione è chiara: vuole buttarsi per disperazione. Pedro è senza lavoro, vive con i genitori dopo che il matrimonio è andato a monte. Così ha dovuto lasciare moglie e i suoi due bambini di 2 e 5 anni che se ne sono tornati al paese d’origine, nelle Marche. Quella sera i genitori di Pedro non erano a casa, perché avevano preso qualche giorno di vacanza. Così lui se ne è uscito con quell’unico, martellante pensiero nella testa: farla finita, cercando un luogo in cui compiere il suo gesto. Un luogo che desse misura della sua disperazione.

 

 

Ma lassù, in quella situazione estrema, Pedro ha scoperto, paradossalmente di non essere da solo. Ovviamente chi lo ha intravisto da sotto ha immediatamente chiamato la polizia: ci sono anche gli amici che lo conoscono e sanno probabilmente delle sue recenti inquietudini. Due agenti della Polstrada salgono alla sua altezza, restando però a 8 metri di distanza perché un muro li separa e temono che se lo varcano lui compia il gesto che continua a ripetere di voler fare. Anche la telefonata della moglie non sortisce effetto. A quel punto i due agenti decidono di cambiare la strategia e fanno salire lassù due suoi amici. Sono 40 minuti di colloquio senza un dato di fatto: Pedro è sempre al di là di quel muretto, fermo nella sua intenzione. Alla fine sale un altro uomo, un amico dei genitori, un uomo di 40 anni: è di fronte alle sue parole che Pedro cede e finalmente si è deciso a scavalcare il muretto. Quello che segue sarebbe stato da filmare. Gli agenti lo prendono per mano e lo aiutano a scendere. Mentre scendono ciascuno racconta la fatica e la bellezza di essere padre. Scendono senza fretta, per aver tempo di ascoltarlo e di spiegargli che nonostante tutte le difficoltà, quei due bambini hanno un grande bisogno di lui. Alla fine lui quasi commosso li ringrazia. Ai dottori che lo visitano all’ospedale e ai poliziotti chiede di poter venire a trovarli per prendere un caffè da loro. Invito accettato. Per Pedro, che ha scoperto di non essere da solo al mondo, forse inizia una vita diversa.

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