Le norme nel dettaglio

Divorzio breve e ferie dei magistrati Riforma della giustizia, le novità

Divorzio breve e ferie dei magistrati Riforma della giustizia, le novità
06 Novembre 2014 ore 10:35

Con una fluidità raramente vista dalle parti di Montecitorio, è stata approvata martedì 4 novembre una piccola riforma del processo civile (353 sì e 192 no), già avallata il 23 ottobre in Senato. L’apparato giudiziario italiano, specie quello civile, aveva enormemente bisogno di essere riveduto: per citare solo alcune delle numerose patologie di cui soffre, sotto questo aspetto, il nostro Paese, al momento ci sono 5 milioni di procedimenti pendenti, e per arrivare ad una sentenza di primo grado sono necessari, mediamente, almeno mille giorni; chissà che con questo nuovo decreto qualcosa possa cambiare.

Le novità, dalle ferie dei magistrati al divorzio breve. La riforma, composta di 22 articoli, ha avuto ad oggetto, in modo particolare, i magistrati, i quali non ne hanno accolto con molto entusiasmo le novità: le nuove norme, infatti, prevedono una riduzione delle loro ferie da 45 a 30 giorni, nonché una contestuale diminuzione della sospensione feriale dei procedimenti nel periodo estivo, con la chiusura che d’ora in poi andrà dall’1 al 31 agosto, e non più al 15 settembre.

Inoltre, con le nuove norme, sia nelle cause civili pendenti in primo grado che in appello, le parti potranno congiuntamente richiedere di promuovere un procedimento arbitrale, secondo le norme contenute nel codice di procedura civile.

La negoziazione assistita è stata estesa anche alle separazioni e ai divorzi consensuali, con il magistrato del tribunale competente chiamato ad avallare l’accordo con o senza figli minori o con handicap.

Un divorzio che le parti possono espletare comparendo davanti all’ufficiale di Stato civile anche senza la presenza obbligatoria dei difensori. Ma la novità più interessante riguarda l’introduzione del divorzio breve: già nella giornata di ieri si è provato, da parte di alcuni deputati del Pd, ad inserirlo nella riforma in questione come emendamento; fallito il tentativo, si è attesa solo un’ulteriore votazione.

Le nuove norme sul divorzio breve. Queste regole varranno per tutte le coppie decise a porre fine al loro matrimonio, purché ci sia il consenso di entrambe, non vi siano figli a carico e nessun tipo di trasferimento patrimoniale in previsione. Il sindaco chiamato in causa assegna un tempo di trenta giorni agli sposi per riflettere sulla scelta: se un mese dopo non si ripresentano, l’accordo salta. Altrimenti è avallato, saltando tribunali e attese di udienze che, assicurano vari parlamentari avvocati, possono durare anche mesi.

Ma anche per le coppie con figli, compresi minori o portatori di handicap, viene prevista una semplificazione della legge attuale: in caso di addio consensuale, i coniugi potranno ricorrere alla negoziazione assistita, cioè decidere le condizioni di comune accordo con l’assistenza degli avvocati di fiducia, e saranno poi loro, i legali, a trasmettere il tutto, entro dieci giorni, al procuratore della Repubblica, che darà il via libera se valuterà l’accordo raggiunto rispondente all’interesse dei figli. Si torna al procedimento ordinario se invece il procuratore dovesse trovare l’accordo non congruo: a quel punto, trasmetterà gli atti al presidente del tribunale, che convocherà le parti e darà via al normale iter.

Le norme contenute nel decreto non incidono sui tempi di separazione necessari per ottenere il divorzio, che restano di tre anni. Almeno per ora: perché anche su questo il Parlamento sta lavorando. Nel maggio scorso, una legge per fare diventare breve l’addio dei coniugi è passata alla Camera, a firma bipartisan dei deputati Moretti (Pd) e D’Alessandro (Fi): porta i tempi necessari da tre anni a uno, in caso di separazione giudiziale, e a sei mesi, in caso di consensuale.

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