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I video toccanti a 80 miglia da Lampedusa

Il tenente Catia che ha mostrato il cuore di Mare Nostrum al mondo

Il tenente Catia che ha mostrato il cuore di Mare Nostrum al mondo
Cronaca 02 Ottobre 2014 ore 16:45

«Il mio nome è Catia Pellegrino e questo è il racconto dei miei ultimi 60 giorni al comando di Nave Libra nello Stretto di Sicilia». Inizia così il docuweb dedicato a sessanta giorni di missione Mare Nostrum, affrontati dalla prima donna al comando della Nave Libra, il vascello della marina italiana che opera a 80 miglia dalle coste di Lampedusa. Dieci puntate che RaiTre trasmetterà in prima serata a partire dal 6 ottobre. Intanto, dal 29 settembre, il Corriere della Sera pubblica sul suo sito una puntata ogni giorno dal lunedì al venerdì. Sono video pieni di sofferenza e umanità, fermezza e dolcezza. Un crescendo di emozioni che non può lasciare indifferenti.

 

 

Che cos’è la Nave Libra. Nave Libra è un pattugliatore d’altura e fa parte delle quattro imbarcazioni gemelle in dotazione alla Marina Militare. Come si legge sul sito della Marina, «il Libra, dislocato a Messina dal 15 agosto 2014, fa parte della Prima Squadriglia Pattugliatori (COMSQUAPAT UNO) ed è inquadrato sotto il Comando delle Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera (COMFORPAT), a sua volta dipendente dal Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV). I compiti principali dell’unità sono il pattugliamento delle coste nazionali, la vigilanza sull’attività di pesca, il controllo dei flussi migratori, la ricerca e soccorso per la salvaguardia della vita umana in mare e le operazioni antinquinamento. L’attività operativa primaria è da sempre quella della Vigilanza Pesca con l’operazione Constant Vigilance, per la protezione degli interessi economici nazionali e la tutela della normativa internazionale sulla pesca. Tale missione viene svolta principalmente nel Canale di Sicilia. Negli ultimi anni, a causa degli intensi fenomeni di immigrazione che hanno interessato le coste italiane, a tale compito si sono affiancati con sempre maggior rilievo quelli di controllo dei flussi migratori e di salvaguardia della vita umana in mare, nonché il controllo del traffico mercantile nell’ambito della lotta alle attività illecite e al terrorismo internazionale».

 

 

Chi è Catia Pellegrino. Il motto della nave è «Patients, vigil, audax» (Paziente, vigile, audace). Proprio come il suo comandante, il tenente di vascello Catia Pellegrino, unica donna a bordo di un equipaggio di 60 uomini, che diventano 90 in missione. 37 anni, è originaria della provincia di Lecce. Nel 2000 è entrata nel primo corso femminile di allievi ufficiali dell’accademia di Livorno. Nel corso della sua carriera ha addestrato i sottufficiali, e fino al 2008 era a bordo della portaerei Garibaldi, ammiraglia della Marina, con il ruolo di capo del nucleo missili antiaerei. Impegnata in operazioni antipirateria dal settembre 2010 al novembre 2012, ha all’attivo tre missioni in ambito Ue e Nato.

Quando Catia Pellegrino è arrivata sul Libra, calandosi dall’elicottero in jeans e maglietta bianca coi capelli al vento, non immaginava di dover coordinare le operazioni di Mare Nostrum. Il suo sogno era solo la marina. Mare Nostrum ancora non esisteva. Prese il via dopo l’11 ottobre 2013, quando grazie alle operazioni del Libra 212 migranti riuscirono a salvarsi da morte certa a 80 chilometri a sud di Lampedusa. 240 morirono e Catia e il suo equipaggio furono costretti a buttare a mare i cadaveri dei morti per fare spazio ai vivi. Il docuweb è il racconto in presa diretta dell’operazione e dell’esperienza difficile e umana vissuta da tutto l’equipaggio. Durante il suo periodo di comando a bordo del Libra, Catia ha salvato 3mila migranti. Era al comando del Libra anche il 3 ottobre del 2013, quando il mar Mediterraneo ha affrontato una della più grandi tragedie della sua storia: 366 morti accertati, altri venti presunti.

Le polemiche della Lega Nord. Il docufilm è stato duramente criticato dalla Lega Nord, che lo ha messo al centro di un’interrogazione parlamentare per «sapere se questa pellicola di propaganda, tesa a far “digerire” ai cittadini Mare Nostrum, sia stata girata a spese pubbliche». Il dubbio, per i parlamentari leghisti, è che «viste le ondate di indignazione per l’accoglienza indiscriminata e i rischi conseguenti», l’emittente pubblica «abbia pensato a un’operazione di indottrinamento culturale, nel tentativo di sedare animi legittimamente esasperati». A noi sembra più interessante guardare il video e ascoltare le voci di chi si è buttato a mare per salvare le vite umane, di chi al termine della missione ha guardato con occhi diversi i propri figli e le proprie famiglie.

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