Un caffé al Baretto per Fabiano

Donne, bambini e pure il questore Foto di un giorno di festa allo stadio

Donne, bambini e pure il questore Foto di un giorno di festa allo stadio
05 Maggio 2015 ore 04:30

German Denis si scusa con il mondo prima del via, facendo pubblica ammenda per il cazzottone rifilato a Tonelli. Ma il popolo nerazzurro l’ha già perdonato, e non c’era nemmeno il bisogno di dirlo. Sopra la Nord, nello spazio riservato ai messaggi importanti, campeggia la scritta assolutoria: «La maglia indossata sempre con amore, German Bergamo ti rende onore». Il Tanque, rincuorato da tanto affetto, si parcheggia comodo in tribuna sfoggiando occhialoni neri e sorriso hollywoodiano. Ma per capire che non è certo il cattivone dei film basta guardare la sua felpa, con uno “smile” appiccicato in bella vista che sparge allegria e riesce persino ad oscurare il finale da far west di settimana scorsa. Ma si sorride anche guardando il campo, perché l’Atalanta dà battaglia come è capitato poche altre volte quest’anno. La Sud espone il motto “Nòter an mòla mìa” e la squadra raccoglie l’invito senza farsi pregare. Nemmeno Cigarini, Carmona e Migliaccio mollano un centimetro, anzi ringhiano che è un piacere sui centrocampisti laziali. La gente si spaventa un po’ solo sul palo centrato da Keita dopo 5 minuti: il rintocco della pallonata risuona nel silenzio di uno stadio che per una frazione di secondo trattiene il fiato, per poi sciogliersi in un fragore misto di sollievo e ammirazione. Per Mauri, invece, ci sono solo raffiche di fischi. Il capitano laziale, uscito  quasi immacolato dal calcioscommesse, non è certo amato dai bergamaschi, che quando lo vedono pensano: due pesi, due misure.

Emozioni per Pinilla e Biava. Ad incendiare l’entusiasmo della Nord ci pensa D’Alessandro, eroe di giornata con le sue cavalcate in fascia. Pinilla non trova spunti per la sua rovesciata in attacco, allora va a disegnarla in difesa, trasformando un banale rinvio in un effetto speciale. E lo stadio gli tributa il doveroso «olè». Il boato vero esplode però quando Biava segna a inizio ripresa. Lui non celebra il gol contro gli ex compagni di una vita, ma il tifo bergamasco festeggia eccome. La Lazio però è un osso duro e la Nord sa bene che ci sarà da soffrire fino alla fine. Perciò gli ultras aumentano il volume, nel tentativo di tenere alto il morale della truppa. E anche per intimorire un po’ Candreva e compagnia. Infatti per un po’ la Lazio gira al largo dall’area, poi approfitta del calo atalantino e incide il pareggio con una mezza rovesciata di Parolo, forse ispirato da Pinilla. La curva si demoralizza, ma solo per un attimo. Poi riprende a sostenere i nerazzurri, accompagnandoli senza altri rischi fino alla fine. Il pareggio è da incorniciare, alla fine la gente applaude convinta. Stavolta si è davvero divertita.

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Bambini e donne. Ma al di là del campo, Atalanta-Lazio è stata anche la gara di donne e bambini. Tanti, tantissimi occhi dei più piccoli e di quella quota rosa che, parlando di tifosi, non è mai abbastanza considerata. Il gentil sesso segue le partite con trasporto e non viene allo stadio solo per accompagnare figli, mariti e fidanzati. La domenica vissuta allo stadio Comunale ha regalato istantanee di una passione che forse solo in poche piazze è così trasversale e coinvolgente. Un po’ per tutti. Atalanta-Lazio, una volta, era una partita caldissima, e gli schieramenti della celere attorno all’impianto lo ricordano. Ma basta arrivare in zona settore ospiti per capire che sono lontani i tempi più difficili. All’esterno del Comunale è un brulicare di persone, tanti sono i bambini che si avvicinano ai tornelli per entrare che, appena vedono il verde intenso del campo, restano quasi incantati.

Emozioni e stupore. In Curva Pisani i più piccoli respirano subito l’aria tesa del match-salvezza. Qualcuno abbozza una partita nel piazzale con addosso le magliette che si acquistano alla Festa della Dea mentre papà, zii, cugini e nonni sono attenti a quello che succede dentro. Durante il riscaldamento tutti sono concentrati per capire come potrà giocare la Dea senza Maxi Moralez e con tre centrocampisti centrali. O come mai Reja abbia scelto Bellini contro Felipe Anderson. Loro, invece, guardano tutto con lo sguardo di chi vuole scoprire il mondo e per un paio d’ore può farlo attraverso il pallone che rotola e schizza da una parte all’altra. Gli occhi dei bambini sono calamite, scrutano ogni angolo e sospirano: li vedi stupirsi per i grandi tabelloni luminosi, sobbalzare per lo speaker che presenta Atalanta-Torino invece di Atalanta-Lazio e ancora emozionarsi per una foto oltre al vetro venuta bene.

Chi gioca e chi sogna. Il parterre di Creberg è normalmente riservato per lunghi tratti alle società del CSI. Funziona così, è molto semplice: il CSI di Bergamo e il presidente Vittorio Bosio hanno a disposizione un determinato numero di ingressi per ogni partita offerti dall’Atalanta. Le squadre di calciatori in erba si prenotano, bambini e allenatori si presentano ai cancelli e con i loro accrediti accedono allo stadio. Quella zona sembra un arcobaleno, sono tutti con la tuta ufficiale della propria società sistemati a macchia ed è bello vederli a pochi metri da Pinilla, Cigarini o Carmona mentre scattano fotografie e i giocatori preparano i 90 minuti. Tablet e smartphone sono gli strumenti più gettonati per immortalare ogni momento. E poi ci sono quelli che hanno la fortuna di scendere in campo. Di solito, 11 hanno la maglia dell’Atalanta e 11 la maglia degli avversari. In più ci sono quelli che accompagnano gli arbitri. Sono i bambini che vediamo ogni volta andare in campo mano nella mano con i protagonisti della partita. Inutile dire che per loro l’emozione è unica. Per qualcuno è la prima volta, per altri la fortuna è già passata ed è ritornata. Incontrano i loro beniamini vicino alla zona mista, appena fuori dagli spogliatoi. Mano nella mano percorrono il tunnel, salgono in campo e camminano fino al centro insieme ai protagonisti. La loro presenza regala un bel sorriso a tutti: quando arrivano al centro del campo, pochi stanno fermi e guardano i fotografi. Tanti, invece, si voltano e cercano lo sguardo di Sportiello, di Migliaccio o di chiunque altro. Stanno toccando il cielo con un dito.

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La quota rosa. Secondo il credo comune, allo stadio per vedere le partite di calcio ci vanno volentieri solo i maschietti. Di solito si pensa che figli e nipoti (maschi) siano la normale prosecuzione temporale di una passione che si tramanda «di padre in figlio». E poi ci sono loro: bimbe, ragazze e donne di tutte le età. Presenti per accompagnare papà e figli, al seguito di una passione che le tocca ma non le coinvolge. Lo stadio di Bergamo, anche da questo punto di vista, è speciale. Sugli spalti, in ogni settore, c’è una quota rosa decisamente ampia che segue la partita come e peggio dei colleghi maschietti. E quando diciamo peggio, significa proprio peggio: se l’arbitro decide qualcosa di sbagliato, loro non reagiscono con distacco. Anzi. Se Gomez colpisce il palo, loro non richiamano fidanzati e mariti ad una gestione più “british” del disappunto. Fanno subito capire che anche a loro una giocata non è piaciuta o si impegnano in un applauso per il gol o per la bella parata. Sono tali e quali ai maschietti. E se c’è da spingere, i decibel si alzano grazie anche al supporto canoro delle voci femminili del Comunale.  

Wags e figli d’arte. Parlando di donne e bambini allo stadio, è inevitabile buttare uno sguardo anche in Tribuna Centrale, dove siedono i figli dei giocatori e le loro compagne. A seguire Atalanta-Lazio c’erano un po’ tutte: lady Pinilla con la figlia Agustina, la compagna di Carmona, quella di Emanuelson, quella di Sportiello e ancora la moglie di Cherubin, lady Gomez e via via tutte le altre. Tutte sono sempre accompagnate da amici e parenti. E attraggono tanti sguardi dei maschietti rivolti verso la tribuna: ok l’autografo di Denis, va bene la chiacchierata con Marilungo ma le wags nerazzurre (fidanzate, mogli e compagne dei calciatori) sono sempre un bel vedere.

C’era anche il questore. Ma Atalanta-Lazio è stata anche la domenica del questore Girolamo Fabiano allo stadio. «Sono andato accompagnato, non volevo correre il rischio che non mi riconoscessero. Sono stato accolto un po’ freddamente, ma il caffé era buono», scherza con L’Eco di Bergamo il numero uno di Via Noli. Un caffé al baretto, che proprio fu chiuso dalla questura per quattro domeniche, poi qualche minuto prima dell’inizio della gara ai tornelli, prima di andare a sedersi al suo posto in tribuna. «Ho anche riconosciuto un amico e ci siamo salutati, e ho pure fatto un’offerta per la raccolta fondi che la curva sta facendo in favore del Nepal. È la prima volta che un questore va in curva nord, ma io sono abituato a rispettare e a farmi rispettare. La mia presenza era un segnale per far capire che rispettiamo i tifosi e gli ultras, ma allo stesso modo vogliamo essere rispettati. La polizia lavora con tutti e per tutti».

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