Cronaca
La scoperta archeologica

Ecco la prigione dove Dracula imparò la fine arte della tortura

Ecco la prigione dove Dracula imparò la fine arte della tortura
Cronaca 15 Settembre 2014 ore 10:31

Si colora di ulteriori dettagli la storia dai caratteri leggendari, ma tristemente vera, del conte Dracula. Perché per chi ancora non lo sapesse, il sanguinario principe transilvano è esistito per davvero, eccome. Certo, la nomea di vampiro dedito al prosciugamento sanguigno di malcapitati ospiti del suo castello è frutto della galoppante fantasia dello scrittore Bram Stoker, ma la realtà storica che sottosta a questo mitico personaggio è innegabile e ampiamente verificata. Anzi, è stata ulteriormente confermata dalla recentissima scoperta archeologica compiuta da Ibrahim Cetin, archeologo turco che sostiene di aver scoperto un’antica prigione in cui il principe Vlad III Tepes, ovvero il celebre conte Dracula, sarebbe stato detenuto circa a metà del XV secolo, e in cui avrebbe appreso le atroci tecniche con le quali, una volta liberato, avrebbe torturato e massacrato i suoi nemici.

4 foto Sfoglia la gallery

La storia e la prigionia. Vlad III era figlio del sovrano della regione romena della Valacchia, tale Vlad II Dracul; quest’ultimo appellativo era dato dall’appartenenza del sovrano all’Ordine del Drago, una casta militare del Sacro Romano Impero Germanico istituita dall’imperatore Sigismondo per contrastare l’espansione ottomana, e quindi musulmana, in Europa. Appellativo che venne di conseguenza ereditato dal figlio. Vlad III ricevette un’educazione particolarmente raffinata: incredibile a dirsi, considerate le atrocità a cui si sarebbe successivamente dedicato. Fu particolarmente ispirato, naturalmente, dalla guerra all’Islam e dalla difesa del Cristianesimo dall’avanzata ottomana, tanto da seguire il padre nelle imprese belliche in Medio Oriente non appena ne ebbe l’occasione. Nel 1443 venne imprigionato dai turchi, con ogni probabilità nel luogo recentemente scoperto da Cetin. Trattato comunque con grande riguardo vista la sua appartenenza al casato regale, Vlad ebbe modo, durante la detenzione, di conoscere e “apprezzare” le varie modalità di tortura che all’epoca spopolavano presso gli Ottomani, in particolare la tecnica dell’impalamento. Fu così che, dopo essere tornato in patria in seguito alla scarcerazione, il principe Dracula adottò assai frequentemente questa pratica nei confronti dei nemici (e non solo), tanto da guadagnarsi l’appellativo di “tepes”, ovvero l’impalatore.

 

dddddddracccccculaaaa

 

Una grande varietà di metodi. Fu tanto entusiasmante per Vlad la scoperta dell’impalamento, che elaborò differenti modalità d’esecuzione in base al ceto, al sesso e alla condizione del condannato. Per fare qualche esempio: i ricchi venivano impalati più in alto degli altri, talvolta anche cosparsi d’argento; per i mercanti fece incidere delle tacche sull’asta, così da prolungarne l’agonia; le donne adultere venivano impalate di fronte alla loro casa; i rivoltosi invece subivano questa tortura cosparsi di miele, così da attirare ogni tipo di insetto durante lo strazio; e via dicendo. Si dice che Dracula gradisse osservare la morte degli impalati, tanto da banchettare in numerose occasioni di fronte a loro. Queste e numerose altre sadiche follie, consegnarono alla storia Vlad III Dracula come un principe maniacalmente ossessionato dalla sofferenza altrui e dal sangue: da qui si sviluppò la leggenda che lo vuole vampiro.

Il ritrovamento archeologico. L’archeologo Cetin pare abbia ritrovato la prigione in cui Dracula abbia appreso questa pratica: si dovrebbe trovare nei pressi del castello selgiuchide di Tokat, sulle rive del Mar Nero. Considerando la vastissima popolarità di cui il personaggio di Dracula gode tuttora nel mondo, si pensa già alla creazione di un museo e attività analoghe all’interno del castello, così da poter fornire al pubblico ulteriori dettagli sulle folli imprese di Vlad III “tepes”. Una storia di cui forse vorremmo sapere il meno possibile.

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter