Una contesa secolare

Dove sono le isole Senkaku e perché sono importanti

Dove sono le isole Senkaku e perché sono importanti
13 Novembre 2014 ore 14:29

Il vertice Apec in corso a Pechino in questi giorni ha riacceso i riflettori sulla questione delle isole Senkaku, al centro di una controversa disputa tra Cina e Giappone che affonda le sue radici fin nella prima guerra sino-giapponese del 1895, quando il Giappone occupò Taiwan. Solo al termine della Guerra fredda sono emerse sulla scena internazionale e all’inizio del nuovo secolo sono diventate una questione politicamente rilevante, che coinvolge anche gli Stati Uniti alleati di Tokyo. Oggi le Senkaku sono amministrate dal Giappone dal 1972, ma la Cina ne rivendica la proprietà storica perché le ha scoperte, esplorate e misurate nel 1403. Nessuna delle due parti intende rinunciare alla sovranità.

Un incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e il premier giapponese Shinzo Abe, avvenuto a margine del vertice Apec, sembra aver disteso gli animi dopo mesi di forti tensioni diplomatiche. È noto che tra i due paesi non siano mai intercorsi rapporti di idilliaca amicizia, ma negli anni hanno cercato di avere relazioni di buon vicinato. Quella del vertice di Pechino è stata la prima volta da quando sono entrati in carica, nel 2012, che Abe e Jinping si sono incontrati e parlati ufficialmente. L’incontro non è stato tra i più calorosi, e la storica stretta di mano è avvenuta senza guardarsi negli occhi e con lo sguardo basso. Ma tant’è, il ghiaccio è stato rotto. Hanno riconosciuto di avere posizioni differenti in merito alla questione e non sono andati oltre, ma hanno anche riconosciuto che i due Paesi sono indissolubilmente legati e hanno bisogno l’uno dell’altro.

 

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Dove sono le isole e perché sono importanti. Si tratta di 8 isolotti, 5 isole disabitate e 3 scogli, 7 chilometri quadrati in tutto situati nel braccio di mare che divide la Cina dal Giappone. Si trovano nel Mar Cinese Orientale a circa 120 miglia nautiche a nord est di Taiwan, 200 a est del continente cinese e ad altrettanta distanza a sud ovest dell’isola giapponese di Okinawa. I giapponesi le chiamano Senkaku e i cinesi Diaoyu. Nelle acque che le circondano ci sono importanti riserve ittiche e minerarie: oro, argento, zinco, rame, nichel e cobalto, ma soprattutto gas e petrolio.

Studi del sottosuolo affermano che nelle acque di tutto il Mar Cinese Orientale si troverebbero riserve pari a 17 mila metri cubi di gas e circa 100-200 miliardi di barili di petrolio, in grado di assicurare risorse energetiche a entrambi i paesi per almeno 50-80 anni. Cosa non da poco per il Giappone, privo di risorse naturali dopo il disastro nucleare di Fukushima. E cosa non da poco per la Cina che è sempre alla ricerca di nuove fonti di energia per la sua crescita economica. Le isole in sé non hanno alcun valore, ma la loro importanza è determinata da chi controlla le Zone Economiche Esclusive circostanti. Secondo la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), ogni Stato ha accesso allo sfruttamento economico esclusivo delle risorse comprese entro 200 miglia nautiche dalle proprie coste. Cina e Giappone rivendicano entrambi un’area di questa estensione, mentre la porzione di mare in esame è larga soltanto 360 miglia.

L’origine della disputa. Per tentare di caprie qualcosa in più sull’importanza di queste isole, è utile fare un salto indietro nel tempo. Nel 1895, essendo terra di nessuno e dopo aver stabilito che la Cina non le aveva mai amministrate, vennero annesse dal Giappone. La Cina contesta questa versione di Tokyo, dicendo che il Giappone occupò le isole con un’azione militare. Di conseguenza, rientrerebbero tra i territori che Tokyo avrebbe dovuto cedere al termine del secondo conflitto mondiale perché acquisiti con la forza. Nel 1971 gli Stati Uniti, che amministravano le isole in seguito alla sconfitta del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, restituirono le Senkaku a Tokyo, come stabilito dal Trattato di San Francisco del 1951. Ma Pechino non riconosce la validità del trattato e pretende la sovranità sulle isole. Nonostante i trattati di amicizia tra Cina e Giappone degli anni seguenti, non si è mai arrivati a un accordo e ciascuno rimane fermo sulla propria posizione.

 

The city government of Tokyo's survey vessel sails around a group of disputed islands known as Senkaku in Japan and Diaoyu in China in the East China Sea in this picture taken by Kyodo

 

L’escalation di dissapori tra Cina e Giappone. Nel settembre 2012, ad alimentare la tensione, è stato l’acquisto di tre isolotti da parte di Tokyo da un proprietario privato giapponese. Da allora ci sono continui screzi tra i due paesi, di cui il boicottaggio cinese dei prodotti nipponici è solo uno degli esempi, e le isole sono diventate una minaccia reciproca. L’anno scorso la Cina ha mandato nelle acque contese otto navi, i nazionalisti giapponesi hanno risposto con una flottiglia e tra i due Paesi le relazioni diplomatiche si sono inasprite. A peggiorare le cose ci si è messo anche il premier giapponese Shinzo Abe e alcuni parlamentari, che hanno visitato il santuario shintoista Yasukuni di Tokyo, dedicato alle anime dei soldati nipponici che combatterono per restaurare la dinastia imperiale. Qui è custodito il Libro delle anime di quasi duemilioni e mezzo di caduti, tra i quali 14 criminali di guerra di Classe A (crimini contro la Pace) e 1.068 condannati per crimini di guerra, coinvolti anche in massacri durante l’occupazione della penisola coreana e della Cina. Ogni visita al santuario da parte dei parlamentari rappresenta un’offesa per quanti hanno subito e sofferto l’occupazione nipponica. Pechino in tutta risposta alle provocazioni giapponesi ha dichiarato di propria pertinenza lo spazio aereo sopra le isole contese. In questo modo ogni aereo che sorvola la zona è obbligato a comunicare via radio la rotta. Una decisione che il Giappone ha definito inaccettabile, perché rappresenta un’intrusione sulla sovranità nazionale delle Senkaku. Quello tra Cina e Giappone per il controllo delle Senkaku-Diaoyu ha sempre rappresentato un contenzioso potenzialmente molto grave, perché rischia di provocare un conflitto tra le due superpotenze asiatiche, e mondiali, dotate di armi nucleari.

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