Cronaca
Ma per l'accusa non ci sono dubbi

E ora sul dna di Guerinoni salta fuori un'altra anomalia

E ora sul dna di Guerinoni salta fuori un'altra anomalia
Cronaca 19 Novembre 2015 ore 04:30

Cifre, sigle, termini tecnici. La nuova udienza del processo a Massimo Bossetti ha fornito materia per scienziati. I non addetti ai lavori, giudici popolari in primis, hanno faticato parecchio a seguire le testimonianze dei due genetisti consulenti della procura, Andrea Piccinini e Emiliano Giardina. Il primo, direttore del laboratorio di genetica forense dell'Università di Milano, ha effettuato l'analisi del dna sulla salma di Giuseppe Guerinoni, l'autista di Gorno deceduto nel 1999. Concludendo che l'uomo era il padre di Ignoto 1 «al 99,999999%». Poco dopo anche Giardina, responsabile del laboratorio di Tor Vergata, l'esperto che aveva scoperto la discendenza su base bio statistica ancora prima che biologica, ha ribadito di aver «stabilito con certezza la parentela diretta tra Guerinoni e Ignoto 1». Ovvero Bossetti, secondo le conclusioni dell'accusa. Fin qui le certezze, peraltro non nuove. Ma ci sono anche i dubbi.

 

[Il pm Letizia Ruggeri]

letizia ruggeri

 

L'allele in più. Perché durante la sua deposizione Piccinini ha parlato di un risultato che in un primo momento sembrò «inatteso e inspiegabile», tanto da rendere necessarie più richieste di proroga per completare la perizia. Il riferimento è a un «allele», ovvero un gene, apparso in sovrannumero sul cromosoma 15: sbucò nel profilo genetico di Guerinoni, ma non in quello di Bossetti. Un'apparente «incongruenza», emersa però solo durante l'uso di un marcatore su 28, tra l'altro non impiegato dai Ris (che utilizzarono 23 marcatori anziché i 28 di Piccinini). Il professore ci pensò su, concludendo che doveva trattarsi di un allele «artefatto». Un termine che ha creato suspence in aula. La stessa presidente della Corte, Antonella Bertoja, ha chiesto di tradurre per i profani. Piccinini ha spiegato che in pratica si trattava di un «falso» provocato da un difetto del kit utilizzato durante il test. Il genetista interpellò la ditta produttrice per chiedere conferma di questa ipotesi e l'azienda rispose che sì, in effetti poteva capitare. Una sorta di «fantasma» genetico, scomparso durante analisi successive eseguite con criteri diversi.

 

bossetti

 

Altri 5 errori, non gravi. Scoglio dunque ampiamente superato per l'accusa, secondo cui il «99,9999999%» non è minimamente scalfito. Non così per la difesa, che darà battaglia quando a parlare sarà il super consulente Marzio Capra (ex Ris). «Mi risulta che un artefatto possa però capitare in posizione negativa e non positiva», ha anticipato l'avvocato Paolo Camporini (Salvagni era assente per la prima volta per altri impegni). A margine dell'udienza, Capra ha infatti spiegato che «è come dire che un incidente è capitato al km 10, invece è successo al km 25». Distinguo delicati e difficili, però determinanti per la tenuta della «prova regina» del dna. Alla lista si sono aggiunti anche cinque errori materiali di trascrizione nei risultati delle analisi che Piccinini ha dovuto ammettere a denti stretti. Niente di grave, però nemmeno una bella figura.

Il pasticcio del dna mitocondriale. L'altro grande dubbio riguarda il dna mitocondriale. Come noto, quello di Bossetti non è mai stato trovato nella traccia biologica "mista" sugli slip di Yara. C'è il nucleare, e Giardina ha ripetuto che è l'unico affidabile per identificare una persona, mentre le analisi del mitocondriale sono rimaste ai primi anni duemila, che in genetica equivale più o meno all'età della pietra. Ma il professore di Tor Vergata non ha potuto che ammettere l'errore che ha determinato un ritardo di due anni nelle indagini. Giardina fu incaricato di confrontare il mitocondriale di 532 donne della Val Seriana (tra cui anche Ester Arzuffi, madre di Bossetti) con il mitocondriale attribuito inizialmente al presunto assassino. I confronti diedero esito negativo. Per forza. «Si scoprì dopo che il profilo confrontato, in realtà, conteneva solo i mitocondri della vittima - ha detto Giardina -. Quello dell'imputato non si vede, anche se non significa che non ci sia». La sequenza genetica analizzata era contenuta in una tabella consegnatagli dalla procura. Chi compilò quella tabella? Risponde direttamente il pm Letizia Ruggeri: «Questo mitocondriale fu estratto nel laboratorio di Firenze dal colonnello Lago, non in veste di comandante dei Ris ma in qualità di consulente privato». Un pasticcio cui si venne a capo solo quando in campo scese un altro genetista, Carlo Previderè: fu lui - secondo la versione ufficiale - ad accorgersi dell'errore. A quel punto le comparazioni furono fatte tra dna nucleari ed Ester Arzuffi risultò essere la madre di Ignoto 1. Di lì a Bossetti il passo fu breve.

Il giallo del mitocondriale però resta, Camporini ha annunciato che chiederà alla Corte d'Assise una perizia per fare definitivamente chiarezza. Ora però si è aggiunto anche l'allele "artefatto". Un altro punto su cui la difesa picchierà duro. Per trasferire tutti i dubbi nella testa dei giudici.

 

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