In cerca di molecole organiche

E Philae tornò a farsi sentire Ci dirà cosa c'è sotto una cometa

E Philae tornò a farsi sentire Ci dirà cosa c'è sotto una cometa
Cronaca 15 Giugno 2015 ore 15:16

Dato che non ci eravamo dimenticati di cosa aveva detto a suo tempo il direttore di volo di Rosetta Andrea Accomazzo - «Le condizioni per un risveglio potrebbero presentarsi tra giugno e luglio del prossimo anno» - da un paio di settimane eravamo sul chi vive. E ieri la sveglia ha suonato: Philae, il modulo della sonda Rosetta aggrappato da diversi mesi alla schiena (o alla pancia: nell’universo l’alto e il basso sono nozioni relative) della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ha ripreso a inviare dati. All’inizio poco più di un accenno di coordinate - «Sono qui; Sono sveglia; Fa calduccio, finalmente!» - ma non era per niente scontato che lo avrebbe fatto.

Il ritorno dei contatti. E invece i suoi pannelli hanno avvertito il calore del Sole (calore per modo di dire, perché sono sempre 35°C sotto zero, ma le attrezzature possono funzionare da -42, quindi va bene così) e Philae ha ripreso a cantare come una cicala. Ovviamente sono (siamo) tutti contentissimi. Sono felici quelli dell’Ente Spaziale Europeo, l’ESA, che ha programmato e realizzato il viaggio. Nessuno mai in tutta la storia dell’uomo era riuscito a mandare qualcosa su una cometa e a farsi inviare notizie sulle sue condizioni.

 

 

Una storia italiana. È felicissimo il prof. Giovanni Bignami, presidente dell'Istituto Italiano di Astrofisica, INAF, che ha spiegato con chiarezza esemplare a Rainews 24 che significato abbia per l’umanità intera questa meravigliosa storia in gran parte italiana. Ha già avuto modo di esultare - a suo tempo, e in un modo che fece il giro del mondo - Andrea Accomazzo quando fu inserito dalla rivista Nature in cima a una speciale classifica degli studiosi che si sono distinti per i risultati scientifici ottenuti nel corso degli ultimi dodici mesi. Ma pensiamo che ripeterà l’esultanza. In fondo è stato lui a guidare Rosetta nel viaggio durato dieci anni, nei quali ha percorso senza incidenti più di sei miliardi di chilometri. Con grande rispetto per il lavoro altrui, Accomazzo ha fatto notare che il merito di un’impresa di queste proporzioni non può essere ascritto a una persona soltanto, ma il fatto di esserne stato il responsabile rimane fermo in tutta la sua importanza.

 

 

 

Cosa dobbiamo aspettarci. Adesso cosa dobbiamo aspettarci in più? Che ci dica cosa c’è sotto la superficie della cometa: un trapano a energia solare progettato e costruito in Italia bucherà la crosta e estrarrà del materiale; un altro meccanismo lo analizzerà e ci manderà i risultati dell’analisi. E noi sapremo finalmente se 67/P è portatrice o meno di molecole organiche oltre a quelle già note per altre vie. Se sì, la teoria che la vita sul nostro pianeta sia stata generata da un corpo celeste simile a questo masso spaziale avrebbe un ulteriore conforto. L’idea di un’isoletta - perché la cometa è davvero piccolina, costituita com’è da due promontori di circa 4,1 × 3,2 × 1,3 km³ l’uno, e di circa 2,5 × 2,5 × 1,0 km³ l’altro, congiunti da un istmo - che gira per l’universo spandendo semi vitali in fondo mette allegria. E che siamo riusciti (quando la squadra vince si usa sempre il noi) a centrarla a quella distanza e a depositarci sopra un laboratorio, un telecomando e un telefono satellitare senza che si rompesse niente appare sempre più incredibile ogni volta che ci si pensa.