L'ostensione e il progetto

Eccezionale esposizione della Sacra Sindone, dalla Bergamasca nel mondo le copie autenticate

Nella Cattedrale di Torino esposizione eccezionale del telo che avvolse il corpo di Cristo. Diretta su Rai Tre e TV2000. In Val Gandino si semina il lino: nel 2021 verranno prodotte, grazie a Congregazione della Sacra Sindone, Linificio Canapificio Nazionale e Torri Lana 1885 verranno prodotte 100 copie autentiche del Telo, diffuse nelle chiese di tutto il mondo.

Eccezionale esposizione della Sacra Sindone, dalla Bergamasca nel mondo le copie autenticate
Val Seriana, 11 Aprile 2020 ore 14:21

Sabato 11 aprile 2020, alle 17, alla vigilia di Pasqua e nei giorni della pandemia da Coronavirus, viene esposta eccezionalmente nella Cattedrale di Torino la Sacra Sindone. Di fronte alla teca che custodisce il Telo (mt. 4,41 x 1,13) ci sarà mons. Cesare Nosiglia, dal 2010 arcivescovo metropolita di Torino. Con lui il mondo intero potrà fermarsi a pregare contemplando l’immagine dell'”Uomo dei dolori” in diretta Tv (Rai3e e Tv 2000) e attraverso YouTube (www.sindone.org) ed altri social. A legare la terra Bergamasca, tragicamente falcidiata dall’epidemia nelle ultime settimane, alla Sacra Sindone in cui si ritiene sia stato avvolto il corpo di Cristo crocifisso, c’è anche un progetto che, di fatto in contemporanea, vive i suoi primi passi concreti.

“Lino in Val Gandino: il tessuto, la reliquia del mondo” vede capofila il Comune di Peia in Val Gandino e punta a ripristinare coltura e coltura del lino, arrivando a produrre (entro Pasqua 2021) cento copie autentiche della Sacra Sindone. L’iniziativa, sostenuta concretamente da GAL Valle Seriana e dei Laghi Bergamaschi ed Uniacque, mette al centro un’antica tradizione tessile, tuttora rintracciabile in precisi “luoghi della storia”.

La “Pozza del Lino” a Peia

La coltivazione del lino è presente da secoli in Val Gandino, come confermano studi approfonditi realizzati nel 2009 dal compianto geom. Ivan Moretti, che lavorò al recupero ambientale della “Pozza del Lino”, posta in località Pizzo a Peia e legata, non a caso, ai traffici dei mercanti ed alla “Via della Lana”. L’area della Pozza del Lino era con tutta probabilità utilizzata per la coltivazione delle piante utili a produrre le fibre di lino. Qui vi sono proprietà della famiglia Torri, dedita sin dal diciannovesimo secolo alla tessitura di lana, lino e canapa. L’azienda storicamente legata alla famiglia, Torri Lana 1885, è una delle più antiche realtà tessili della Valle. Ha sede a Gandino e proprio in questi giorni, in un terreno di proprietà non lontano dal Convento delle Orsoline, hanno avuto inizio le fasi di aratura e semina.

L’aratura a Gandino in via Resendenza

«Arriveremo al raccolto – spiega Filippo Servalli, vicesindaco di Gandino che coordina il progetto – nel prossimo mese di agosto, quando anticamente in paese si teneva la fiera dell’Assunta, punto di riferimento dei prodotti tessili. E’ stato coltivato lino della varietà Eden grazie alla disponibilità dell’agricoltore Clemente Savoldelli ed al supporto di Angelo Savoldelli, responsabile didattica della Comunità del Mais Spinato di Gandino». Un ruolo determinante compete al Linificio Canapificio Nazionale, grazie alla consulenza di Giorgio Rondi. L’azienda ha tuttora sede a Villa d’Almè. Fondata nel 1873, già nel 1876 fu la terza società quotata alla Borsa di Milano.

Oggi il Linificio e Canapificio Nazionale è controllato al cento per cento dal Gruppo Marzotto. La filatura del lino per trama ed ordito sarà a cura del Linificio e Canapificio Nazionale, mentre la tessitura a lisca di pesce del filato di lino e finissaggio per la stampa avverranno grazie a Torri Lana 1885”. La Congregazione della Sacra Sindone di Torino si occuperà direttamente della scansione dell’originale, quindi procederà alla stampa ed alla numerazione e certificazione delle riproduzioni. Le repliche verranno distribuite in altrettante chiese nel mondo.

Già nel 2016 il Linificio Nazionale ha promosso la coltivazione del lino ad Astino, nella Valle delle Biodiversità, negli anni in cui il nostro territorio ha promosso con successo la filiera legata al Mais Spinato di Gandino e lavorato alla rinascita di quella della Lana Bergamasca. La messa a sistema di competenze tessili e agricoltura sostenibile offre oggi la possibilità di riscoprire percorsi della storia.

Fernando Torri, nell’area in cui crescerà il lino in Val Gandino

«Ci saranno luoghi di sosta con punti informativi – sottolinea Silvia Bosio, sindaco di Peia – per documentare la storia passata e presente della tessitura in Val Gandino, ma anche forti connessioni con il Museo della Basilica di Gandino ed il Museo del Tessile di Leffe. Nel primo caso, oltre ad alcuni macchinari antichi, è disponibile una delle maggiori collezioni al mondo di tessili, pizzi e merletti legati all’utilizzo religioso. A Leffe è invece presente una filiera tessile completa, a partire proprio dalle piante tessili, che propone macchinari d’epoca funzionanti ed un’efficace aula didattica multimediale». I fili della storia che legano il progetto al territorio sono innumerevoli. Annessa a Torri Lana 1885 c’è l’antica ciodera, fra gli ultimissimi esemplari di stenditoio per l’asciugatura dei tessuti presenti in Italia. La stessa famiglia Torri è stata protagonista, attraverso Emma Torri ed il marito Mario Franchina, dell’arrivo in Val Gandino, al Santuario della Madonna d’Erbia di Casnigo, della veste talare di S.Giovanni Paolo II Papa.

La talare reliquia di S.Giovanni Paolo II a Casnigo

A Gandino, sempre in tema religioso, si conserva anche il Saio Reliquia di S.Padre Pio da Pietrelcina, donato alla Parrocchia di S,Maria Assunta in epoca recente, ma sin dagli anni ’40 donato dai Cappuccini ad una famiglia gandinese fornitrice di panni lana. Le copie della della Sacra Sindone di prossima produzione diventeranno strumento di promozione anche attraverso l’apposizione di un Qr Code digitale che rimanderà ad un sito specifico.

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