Cronaca
Da un articolo di "The Atlantic"

Ecco perché i figli dei ricchi son destinati a diventare ricchi

Ecco perché i figli dei ricchi son destinati a diventare ricchi
Cronaca 31 Luglio 2015 ore 15:40

Un interessante articolo del magazine Americano The Atlantic cerca di fare un po’ di chiarezza sul fenomeno della mobilità sociale negli Stati Uniti, riportando i risultati di diversi studi scientifici effettuati nel campo. Guardate un po’: pare che il sogno americano si scontri con un’amara realtà – quantomeno dal punto di vista statistico –, ma alcuni fattori esterni sembrano giocare un ruolo chiave nella sua realizzazione.

Mobilità sociale significa che individuo da povero diventa ricco (o viceversa). “Povero” e “Ricco” sono i due estremi di un continuum composto da diverse stratificazioni e diversi gradi; il fenomeno della mobilità indica uno spostamento sulla linea di questo continuum, oppure il livello di difficoltà (o facilità) con cui è possibile passare da uno “strato” all’altro. Da un punto di vista scientifico e giornalistico, è difficile parlarne senza essere pregiudizievoli, almeno in un certo grado. È facile, ad esempio, che lo spostamento sul continuum verso il polo “ricco” venga etichettato come uno spostamento “verso l’alto". La cosa non è sbagliata o scandalosa di per sé, ma è quantomeno curioso rifletterci su.

 

 

L’evidenza scientifica riportata sull’Atlantic sembra confermare il fatto che le vite più agiate siano riservate a coloro che vincono la così detta birth lottery, cioè la “lotteria della nascita”, come viene definita dai sociologi. In altre parole, chi nasce da famiglie benestanti, e può farsi garantire dalla propria famiglia (a) un’educazione migliore e (b) la trasmissione di valori finalizzati alla conservazione della ricchezza (per esempio, il valore del risparmio o di una particolare strategia da adottare per un giusto investimento), ha (verrebbe da dire ovviamente) maggiori possibilità di rimanere ricco – anche se (un po’ meno ovviamente) l’eredità non viene presa in considerazione.

Nonostante la nota evidenza di questo fattore, altre variabili prese in considerazione nel modello statistico sembrano giocare un ruolo chiave. Per esempio, l’ambiente in cui uno vive. Un recente studio di Harvard ha scoperto che il trasloco gioca un ruolo importante. Il fatto che famiglie povere abbiano la possibilità di trasferirsi in quartieri migliori aumenta drasticamente le probabilità che i figli, una volta cresciuti, riescano ad uscire dalla situazione di povertà. Ma il trasloco non è il solo fattore ambientale che sembra giocare un ruolo chiave.

 

 

Una ricerca molto interessante pubblicata nel giugno di quest’anno, effettuata dall’Università di Austin, Texas, in collaborazione con lo University College di Dublino e l’Università di Lund, in Svezia, ha seguito la carriera di alcune persone nate negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta; alcune di queste erano cresciute con i propri genitori biologici, altre erano state adottate. Il tentativo era quello di osservare se il fattore adozione giocasse un ruolo nel mantenimento della ricchezza, considerando un ampio campione di persone. I dati che ne sono emersi sono particolarmente interessanti. La correlazione statistica (cioè un indice matematico che ci dice quanto due variabili tendono a muoversi insieme, in cui, nel caso specifico, 0 equivale a “la ricchezza dei figli non è proprio per niente confrontabile con quella dei padri” e 1 equivale a “la ricchezza dei figli è esattamente identica a quella dei padri) tra figli e parenti biologici è di 0.33: abbastanza alta, cioè statisticamente significativa. I figli cresciuti con i propri parenti biologici tendono cioè a mantenere lo stesso livello di ricchezza. Sorprendentemente, il numero si abbassa notevolmente (0.13) quando nel modello si prendono in considerazione figli che crescono con famiglie adottive. Non significa che i figli adottati non riescano a mantenere lo stesso livello di ricchezza (la correlazione sarebbe infatti negativa, cioè con un segno meno davanti allo zero), ma il fenomeno è decisamente meno frequente.

 

 

Lo studio ha qualche limite strutturale, ed è quindi avventato trarre conclusioni troppo nette. Per esempio, il fatto che i due gruppi di famiglie prese in considerazione (cioè le famiglie con figli biologici e le famiglie con figli adottivi) avessero un diverso stipendio medio (rispettivamente 36mila dollari contro 122mila dollari) potrebbe aver giocato un ruolo determinante. Anche il fatto di aver mescolato un po’ di culture diverse, come quella americana, quella irlandese e quella svedese, sembra aver influenzato i risultati.

Nonostante i vari dubbi di natura strutturale, i risultati della ricerca rimangono parecchio interessanti, in quanto capaci di catturare l’importanza del fattore ambiente in cui un essere umano cresce e si sviluppa. Secondo la stessa ricerca, il fattore chiave a livello educativo non ha tanto a che fare con l’insegnare ai propri figli come comprare o vendere azioni, metterli in contatto con vari professionisti del settore o pagargli la retta di una prestigiosa scuola. Ha piuttosto a che fare con il fatto d’insegnargli a mettere via i soldi, o (ancora più semplicemente) con il fatto di lasciargli cospicue eredità e pochi debiti, e questo, anche senza un’evidenza puramente quantitativa, lo avevamo capito bene anche noi.

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