Lo studio, su Health Psychology

L'”Effetto Ikea” vale anche in cucina Perché è più sano mangiare a casa

L'”Effetto Ikea” vale anche in cucina Perché è più sano mangiare a casa
Cronaca 11 Febbraio 2016 ore 10:42

Altro che ristoranti “grand gourmet” e “nouvelle cuisine”. I cibi fatti in casa, con le proprie mani, scegliendo con attenzione ingredienti e modificando le ricette base a seconda dei gusti personali, piacciono di più. Insomma danno più soddisfazione al palato e non solo. Lo ha attestato uno studio delle Università di Zurigo (Svizzera) e Colonia (Germania), pubblicato sulle pagine di Health Psychology.

 

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Il caso frappè. Chiedetelo alle donne, perché nonostante qualche eccezione sono loro le regine dei fornelli, almeno tra le mura domestiche, e su piatti “buoni” e “sani” la sanno lunga. Mettetele, ad esempio, davanti a un frappè di frutta rossa, con latte magro e poco zucchero, genuino, casalingo e ad un altro di cioccolato, latte intero e panna, goloso, preconfezionato e poco importa se artigianale e industriale, e chiedete loro quale sia il più buono. E la risposta è quasi unanime: perché se non in coro, almeno la maggioranza dirà il primo, quello “fruttuoso”. E lo è davvero su tanti fronti: perché il frappè ai lamponi (o di qualsiasi altro ingrediente “light”), fa bene alla salute; frutta dei bei risparmi sul budget della spesa; produce soddisfazione mentre lo si prepara.

 

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C’è un però. È questa la risposta “golosa” di circa 120 donne coinvolte in un esperimento culinario condotto da un gruppo di ricercatori tedeschi e svizzeri, ma siamo pronti a scommettere che, al di là del frappè, quella stessa espressione di bontà superiore, la avrebbero attribuita a qualsiasi altro piatto “made at home”. Ma c’è un però, perché è vero che alle donne piacciono di più i prodotti fatti in casa, ma solo quando sono stati creati con ingredienti sani e genuini, attenti cioè anche alla salute e alla linea, tanto che in caso di un cibo casereccio, ma ricco, grasso e pesante, la percezione del gusto, raffrontato con lo stesso alimento di produzione industriale, non cambia. Le due bontà sono poste sullo stesso piano, influenzate dalla pesantezza delle componenti e dal numero di calorie.

 

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Effetto Ikea. Come si spiega tutto ciò? C’entra l’”effetto Ikea”. Il nome lo si deve a Michael Norton, che in una ricerca pubblicata sull’Harvard Business Review qualche anno fa, lo identificava con la fatica impiegata nella realizzazione dii una qualsiasi opera. Come a dire che tanto più sarà lo sforzo e l’impegno per portare a termine efficacemente la mansione, tanto maggiore sarà il valore attribuibile all’opera stessa. Certo, la visione di Mr Norton era più commerciale, ma essa può essere attribuita a qualsiasi contesto situazionale, da quello domestico, a quello professionale, alla quotidianità di un impegno. E cosi i ricercatori delle due università, prendendo a prestito questo particolare “effetto”, spiegherebbero che la gratificazione delle donne è maggiore quando un piatto “buono” esce dalla loro cucina. Le quali godono però anche di una soddisfazione in più, perché quei piatti possono essere modificati ancora prima di essere realizzati, aggiustando cioè i dosaggi specie degli ingredienti più ricchi, dolci o grassi; possono essere scelte le materie prime di qualità e di stagione; variare la dieta correggendo in meglio il valore nutrizionale. È vero infatti che i piatti casalinghi aumentano il consumo di frutta e verdura, fibre, vitamine e minerali, adattando per esempio questi alimenti green non a semplice contorno ma a un primo o secondo piatto. C’è solo una raccomandazione da fare alle donne: quella di non perdere attenzione, nella consuetudine della loro attività culinaria, verso la sicurezza, la manipolazione e la conservazione degli alimenti: tre aspetti che aumentano sensibilmente la “bontà” di un piatto, meritevole così di un cucchiaio d’argento in più.

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