La vita lontano da casa

Le elezioni in Giappone e i giapponesi a Bergamo

Le elezioni in Giappone e i giapponesi a Bergamo
12 Dicembre 2014 ore 20:00

Domenica 14 dicembre il Giappone è chiamato alle urne. Si tratta di elezioni anticipate, che con tutta probabilità confermeranno il premier Shinzo Abe alla guida del Paese. Il suo partito liberal democratico, di centrodestra come tutti i governi che si sono succeduti in Giappone negli ultimi 60 anni, punta a ottenere oltre 300 seggi su 475, nonostante l’Abenomics (come è stata soprannominata la politica economica del premier Abe) non abbia mantenuto, al momento, le promesse fatte. Il motivo dell’anticipo delle elezioni rispetto alla naturale scadenza del mandato (che doveva essere nel 2016) si spiega con il fatto che i dati del Pil del terzo trimestre 2014 hanno sancito il ritorno del Giappone in recessione tecnica: -1,6%, dopo un -7,1% nel secondo trimestre. Abe, eletto per la prima volta premier nel 2006, è stato, a 52 anni, il capo di Stato giapponese più giovane dal 1941 e ci sono altissime probabilità che ora diventi anche il premier più longevo dal dopoguerra a oggi, grazie anche a un’opposizione frammentata e senza alcun valido programma alternativo.

La disastrosa situazione giapponese. Le elezioni anticipate, le terze in cinque anni, sono più che altro un test sul programma economico di Abe, argomento che, negli ultimi due anni, ha monopolizzato la politica giapponese. Un programma aggressivo, condotto dal premier in collaborazione con la Bank of Japan, necessario per rivitalizzare l’economia del Paese, in crisi da 20 anni. Una politica nazionalista molto discussa, che ha causato tensioni anche con i vicini cinesi. Oltre all’Abenomics, il premier aveva modificato anche l’articolo 9 della costituzione, che prescriveva, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il carattere pacifista dell’ex potenza militare del Pacifico. La scelta lo portò alle dimissioni dopo un solo anno di governo. Le urne lo rielessero nel 2012, e anche in questo caso Abe fu un pioniere: era la prima volta che un premier tornava in carica dal 1948. È durante il suo secondo mandato che si è concentrato sulle questioni economiche. L’Abenomics ha introdotto le cosiddette “tre frecce”: politica fiscale, politica monetaria e cambiamenti strutturali. Mentre le misure fiscali e monetarie furono subito realizzate, facendo arrivare l’inflazione al 2%, le misure riguardanti i cambiamenti strutturali, più che fondamentali a parere degli esperti, restano ancora una promessa. Dopo un iniziale successo, la sua politica economica si è arenata e il Paese è ripiombato in recessione. È la terza volta dal 2008. Lo yen è a picco, il reddito delle famiglie in calo di almeno 6 punti percentuali e il debito pubblico è ormai fuori controllo, essendo arrivato a toccare la cifra di 8mila miliardi di dollari (tre volte quello italiano). Significa che i giapponesi hanno un livello di indebitamento alto più del doppio del loro prodotto interno lordo. Le elezioni sono considerate dagli analisti quasi un referendum in campo economico, ma si prevede un’affluenza molto bassa, addirittura inferiore al 59% del 2012. Il motivo è che il 63% della popolazione non ha capito perché si vota.

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Il Giappone a Bergamo. I giapponesi in Italia hanno già potuto votare presso il consolato di Milano o l’ambasciata di Roma. Tra loro anche quelli residenti nella bergamasca. La comunità giapponese a Bergamo non è mai stata realmente censita, ma si stima che sia composta da circa 60 persone. È la signora Junko che ci racconta la loro vita in terra orobica. Come la maggior parte dei giapponesi nella nostra città, anche lei è qui per questioni di cuore. Vive in Italia da una quindicina di anni perché ha sposato un bergamasco. Fa la casalinga, come molte della sue connazionali che hanno messo su famiglia nella Città dei Mille, ad eccezione di quelle che aiutano il marito in un’attività commerciale. L’integrazione, per loro, non è mai stato un problema reale. Non hanno una loro associazione, ma si conoscono quasi tutti e la signora Junko non esclude che, a breve, si possano organizzare. Affascinante è anche il tentativo di far conoscere alla comunità locale cultura e tradizioni nipponiche: le donne che in Giappone erano maestre della cerimonia del thè o della vestizione del kimono, partecipano a diversi eventi dimostrativi, dal grande fascino e molto apprezzati. Capita che, tra di loro, si ritrovino nell’unico ristorante che considerano realmente giapponese a Bergamo, il Miyabi. Gli altri ristoranti? «Anche se cucinano discretamente i nostri piatti, sono in realtà cinesi. E, per noi, c’è una grande differenza». Oltre alla cucina, un elemento di unione tra tutti loro, nipponici orobici, è la musica: molti sono musicisti e vivono la musica con un particolare trasporto emotivo.

 

Vestizione Kimono

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Junko ci dice che sebbene non segua da vicino la politica giapponese, queste elezioni la preoccupano: «Noi giapponesi eravamo al top dell’economia mondiale fino a 20 anni fa. Vivevamo sulle nuvole, senza pensare al futuro. Pensavamo che sarebbe durato per sempre». Adesso la crisi economica, invece, picchia duro anche là e il Paese invecchia, con un ricambio generazionale che stenta ad arrivare e il numero di pensionati sempre più alto. La tassazione, che fino alla scorsa primavera era al 5%, ad aprile è stata aumentata all’8% e c’è chi dice che verrà ulteriormente alzata al 10% nel 2015. «Le tasse continuano ad aumentare e sembra che tutti i politici siano d’accordo. La cosa ci preoccupa molto» ammette Junko. Oltre alle scelte in campo economico, a preoccupare i giapponesi è il ritorno al nucleare. Dopo il disastro di Fukushima, la centrale è stata chiusa, ma nel Paese del Sol Levante si sta cominciando a parlare di riattivazione dei reattori di altre centrali: tra i 48 reattori potenzialmente attivabili, 7 hanno circa 40 anni. Abe, nella sua campagna elettorale, non ha mai parlato del nucleare, nonostante sia sempre stato favorevole. «Probabilmente – dice Junko – perché sapeva che se ne avesse parlato sarebbe andato incontro ad una sconfitta certa».

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