I grandi della storia che pasticciano sul foglio

Elogio degli scarabocchi

Elogio degli scarabocchi
Cronaca 22 Settembre 2014 ore 12:08

Elogio degli scarabocchi. Lei si chiama Maryam Mirzakhani, è iraniana ed è la prima donna ad avere ricevuto, solo qualche settimana fa, la medaglia Fields, il più prestigioso dei riconoscimenti (l’equivalente del Nobel) per l’eccellenza in matematica che viene assegnato ogni quattro anni. Dal 1936 è stata conquistata da 52 vincitori, tutti uomini. Maryam, rispetto agli altri geni matematici,ha una particolarità: l’abitudine di stendere enormi fogli di carta per terra, quando lavora, e riempirli, oltre che di formule e numeri, di disegni e scarabocchi. L’aiutano a pensare, confessa.

Gli altri grandi che scarabocchiavano. Prima di lei già altre personalità dal quoziente intellettivo sopra la media se ne servivano, seppure in diversi modi e con diversi obiettivi: scarabocchiava l’eclettico Leonardo, lo facevano Balzac che disegnava spirali discendenti verso il basso del foglio poste alla fine dei suoi scritti, Beethoven arzigogolava volute inanellate e richiuse su se stesse, evidenziando da un lato una focosa passionalità e dall’altro la volontà di volere tenere tutto il suo mondo sotto il controllo della ragione. In tempi più recenti, nel 1962, John Fitzgerald Kennedy, durante le riunioni alla Casa Bianca, evidenziava sui suoi foglie le parole «Nato», «Fidel Castro», «Blocco navale», sottolineandole e riquadrandole, attestando inconsciamente le sue preoccupazioni e ansie per ‘quel’ problema. Ronald Reagan tratteggiava cavalli e cowboys che, dopo la politica, restavano la sua grande passione, ma così facendo metteva nero su bianco anche la forza passionale ed entusiastica verso la vita; Vladimir Nabokov, l’ autore di Lolita, riempiva invece i suoi taccuini di farfalle, segno di una acuta fantasia, di voglia di evasione dalle responsabilità per dare spazio ai pensieri più leggeri.

Scarabocchiare fa bene. Lo dicono anche la psicologia e la scienza psicologia: lo consigliava Carl Gustav Jung, ad esempio, il quale aveva una tale fiducia nel disegno spontaneo tanto da suggerirne l’uso come antidoto contro l’insonnia. «Inutile prendere sonniferi o sostanze chimiche – diceva – meglio afferrare un foglio, disegnare ciò che passa per la testa e provare a capire dov’è la preoccupazione». Oggi potremmo aggiungere che aiutano a risolvere anche quei problemi difficili che hanno assillato durante la giornata. Perfino fra i banchi di scuola, niente più condanne da parte degli insegnanti ai ragazzi che durante le lezioni, fra gli appunti, disegnano cornicette, quadratini, cuori e arzigogoli.

Perché uno studio dell’Università di Plymouth ha dimostrato che scarabocchiare aiuta la concentrazione e aumenta la capacità di ricordare ciò che si è ascoltato in percentuali superiori, fino al 30 percento. Mentre un altro studio apparso sull’autorevole rivista Science, coordinato da Shaaron Ainsworth dell’Università di Nottingham, riscatta gli schizzi degli studenti, affermando che accanto allo scrivere, leggere e parlare dovrebbero essere considerati un elemento fondamentale per l’educazione scientifica. Scarabocchiando, infatti, i ragazzi mettono in ordine le idee, rappresentano quello che pensano di aver capito e, grazie a schizzi e disegni, comunicano con gli insegnanti o fra loro più che con le parole. Insomma, creano anziché essere soggetti passivi di nozioni a volte noiose, si sentono protagonisti del processo di conoscenza, specie se di carattere scientifico.

Cinque buone ragioni per scarabocchiare a scuola. I disegnini aiuterebbero:
– Ad impegnarsi di più: la ripetizione meccanica delle formule matematiche riduce spesso a un ruolo passivo. Gli scarabocchi rendono invece l’apprendimento più creativo, interattivo e motivante.
– A imparare a rappresentare la scienza: pensare a un proprio modo di elaborare i concetti può aiutare ad approfondire la conoscenza in specifiche materie ed ad apprenderle in maniera più chiara.
– A ragionare in modo creativo, realizzando un disegno concettuale.
– A ideare strategie per organizzare gli insegnamenti appresi in maniera più efficace, integrando le vecchie e le nuove nozioni imparate.
– A comunicare: gli schizzi possono diventare un mezzo per chiarirsi le idee e scambiare con i compagni le conoscenze acquisite.

Il significato degli scarabocchi dei ragazzi. I più comuni fra i banchi di scuola sono gli scarabocchi geometrici: sono tipici di ragazzi e studenti che attestano una mentalità razionale che tende a inquadrare ogni problema prima di agire. Non amano i sogni che li portano lontano dal concreto, desiderano investire e finalizzare la loro energia verso scopi precisi e costruttivi. Se sono linee orizzontali, affrontano con calma, in modo ottimistico e affidabile, anche la risoluzione dei problemi; se sono linee verticali denunciano rigore e bisogno di norme in cui incasellare le cose. I labirinti? Il ragazzo manifesta inconsciamente di trovarsi in un momento difficile e di essere alla ricerca di una via d’uscita. Quadrati, rettangoli e triangoli sono indice di personalità razionali, in cui trovano poco spazio istinto e intuizione. Tutto l’opposto dei cerchi, in cui a farla da padrone è la capacità di socializzazione e di apertura mentale verso qualsiasi tipo di esperienza. Si hanno capacità prospettiche e di lungimiranza se il foglio si riempie di figure geometriche solide. E se invece si prendessero a prestito le parentesi quadre, tonde o graffe delle ben note espressioni matematiche? Il ragazzo sta vivendo un momento di ‘scelta’ verso le cose e le persone, esprimendo i propri sentimenti in maniera circoscritta in cui non c’è spazio per interferenze o consigli esterni. Obiettivi che sono invece già chiari e ambizioni, se sul foglio sono tracciate frecce, indice anche di pulsionalità a volte aggressiva e irruenza verbale.

I simboli più femminili. Fiori e cuoricini: sono i simboli-scarabocchio che più costellano le pagine di quaderni e diari delle adolescenti. Le immagini ispirate alla natura, come i fiori appunto, rivelano una sensibilità spesso legata all’infanzia e a un desiderio nostalgico del proprio passato. Atmosfera soft che ricade anche sul bisogno di comunicare, con toni calmi e avvolgenti, le proprie emozioni. Un po’ di ciò che accade anche al disegnatore di cuori: romantico e sognatore, la propensione all’altro porta la persona a donarsi con sentimenti spontanei e una freschezza quasi adolescenziale. Anche in età adulta.

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