«Anche Gesù è accampato» con loro

Quella piccola tenda fra le tende che unisce i profughi di Erbil

Quella piccola tenda fra le tende che unisce i profughi di Erbil
24 Dicembre 2014 ore 13:00

Il 9 dicembre scorso Tempi.it, ha dato questa notizia: «Anche Gesù è accampato» insieme ai cristiani perseguitati in Iraq. Il presepe di Erbil e la «lezione di Vangelo». Sottotitolo: Un sacerdote racconta il viaggio con la delegazione francese del cardinale Philippe Barbarin: «Queste persone hanno due tesori: famiglia e fede. Ho scoperto la grande ospitalità dei poveri».

I cristiani sfollati di Erbil. Vi si racconta la visita che il cardinal Barbarin ha compiuto a Erbil, città curda dell’Iraq ora nelle mani dell’Isis. La storia commuove. I cristiani perseguitati dalle bande nere, cacciati dalle loro case e costretti a rifugiarsi in un paese straniero, perse le tracce dei loro parenti, sono accampati in tende o costruzioni che sono solo scheletri di costruzioni. Uno di loro ha detto all’inviato del papa: «Tutti qui non vediamo l’ora di andarcene. Ma venendo qui da noi, voi ci aiutate a restare». Hanno subito la guerra, hanno mantenuto la fede. Ha detto il cardinale: «Anche la Santa Famiglia è sotto una tenda. Come duemila anni fa, quando è scappata in Egitto per sfuggire alla persecuzione di Erode, anche oggi è accampata in mezzo ai rifugiati. Il simbolo è forte. I bambini vengono a deporre il loro cero davanti al Re bambino».

 

 

Questa e altre persecuzioni. Anche il re Erode si comportò come l’Isis: sgozzava i bambini sotto i tre anni. Giuseppe si portò via il bambino e la madre di lui. Gli avevano detto che oltre Gaza la situazione era meno tesa. Ma non è stato solo Giuseppe a dover prendere quella decisione. I cristiani sono sempre stati costretti a fuggire. Nessuno o quasi ricorda il genocidio dei cristiani Armeni. Eppure è successo in tempi recenti. Le montagne di croci in URSS nessuno le ricorda. Ma ce ne sono parecchie. Ci si stupisce che l’Isis faccia saltare in aria moschee e chiese. Ma la Rivoluzione Francese fece esattamente lo stesso. Andate a Cluny – il più famoso, se non il più antico, tra i monasteri di Francia – e guardate come è stato ridotto. O non andate a Cluny e date un’occhiata alle statue dei portali delle cattedrali gotiche: a tantissime è stata mozzata la testa. La guerra civile spagnola si è combattuta negli scorsi anni Trenta. Quanti furono i martiri per cui suonò la campana?

Peregrini, come pecora in mezzo ai lupi. Genesi 26 recita, in italiano: «Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei. Gli apparve il Signore e gli disse: “Non scendere in Egitto, abita nel paese che io ti indicherò. Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò”». Ma per secoli abbiamo letto non «rimani in questo paese» ma «peregrinare in ea», ossia sta lì, ma “da nomade”, come uno che sa che da un momento può essere cacciato. Isacco era il figlio di Abramo: dunque non è da adesso che il nostro popolo è costretto a spostarsi da Ur (in Iraq, la città di Abramo. Nei pressi di Nassiria) all’Egitto, al paese dei Filistei (Philistim = Palestina) e poi di nuovo in Egitto e poi altrove. Talora il periodo di permanenza in una regione può risultare abbastanza lungo da far ritenere che la situazione sia definitiva. Ma non è così. Siamo stati inviati come pecore in mezzo ai lupi. Inutile far finta di non saperlo. In ogni caso, i cristiani di Erbil sono lì a ricordarcelo.

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