La sentenza

Estorsioni con l'aiuto della 'ndrangheta al mercato ortofrutticolo: condannati fratelli di Azzano

Respinto il ricorso in Cassazione, per l'associazione mafiosa volta al recupero crediti in carcere anche 40enne calabrese

Estorsioni con l'aiuto della 'ndrangheta al mercato ortofrutticolo: condannati fratelli di Azzano
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Definitive le condanne, una volta respinto il ricorso dalla Cassazione, a oltre 8 anni di carcere ciascuno per Alessandro e Carlo Santini, fratelli di 61 e 66 anni di Azzano San Paolo, che gestivano una oramai fallita azienda di trasporto dell'ortofrutta. L'accusa nei loro confronti era di essersi rivolti a dei calabresi per riscuotere i crediti che vantavano nei confronti di una serie di aziende di Bergamo, Firenze, Novara, Pavia e Como.

I condannati, come riportato oggi (venerdì 22 marzo) dal Corriere Bergamo, si sono quindi presentati davanti al carcere di Bollate, per scontare rispettivamente 8 anni (il più giovane) ed 8 anni e 9 mesi di carcere (il più anziano). Le pene sono state ridotte in appello, rispetto agli iniziali 11 anni e 12 anni e 6 mesi, sebbene abbia tenuto l'aggravante del metodo mafioso.

Chiesero aiuto alla 'ndrangheta

I fratelli vantavano crediti per circa due milioni di euro nei confronti delle imprese che rifornivano, ma erano in difficoltà con la riscossione di quanto dovuto. Per cui, tra il 2013 ed il 2017 si rivolsero a Carmelo Caminiti, condannato a 12 anni e morto in carcere nel 2020, e a Paolo Malara, condannato a 10 anni, soggetti ritenuti legati a delle cosche di 'ndrangheta. I criminali, in diverse occasioni, si erano presentati dai debitori, proferendo minacce e alludendo a possibili conseguenze anche per i loro famigliari, se non avessero pagato quanto dovuto.

A processo anche la testimonianza della titolare dell'impresa bergamasca, che ha raccontato di quando i calabresi si erano presentati al suo banco del mercato ortofrutticolo. Con modi affabili, avevano riportato di altra gente, con debiti, che avevano picchiato per costringere a mettere mano al portafoglio. In quell'occasione, dissero anche che sapevano dove andava a lavorare la moglie del fratello e dove andavano a scuola i figli.

A suo zio, pure dipendente della donna, Carlo Santini aveva detto che «gli avrebbe sparato in testa se non avessero pagato» e che, inoltre, «conosceva persone che gli avrebbero tagliato mani e piedi e li avrebbero fatti sparire».

Associazione mafiosa per recupero crediti

Rispetto a queste frasi, però, la difesa dei fratelli ha fatto notare che erano del 2012, prima quindi che si rivolgessero ai due individui. I condannati di Azzano hanno anche affermato di non aver avuto un soldo e di non sapere dei metodi dei criminali, dichiarazioni però smentite secondo i giudici dalle numerose intercettazioni. Alla fine, si è stabilito che quelle furono vere e proprie estorsioni, non ridimensionabili ad esercizio arbitrario delle proprie ragioni, come ha invece sostenuto la Difesa.

Nel corso dei processi, inoltre, è emerso come i fornitori di Azzano si fossero rivolti a un'effettiva associazione a delinquere di stampo mafioso, specializzata nel recupero crediti, per la quale è stato condannato a 15 anni di carcere, poi ridotti a 12 anni e 9 mesi in Appello, Demetrio Battaglia, un 40enne calabrese.

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