I consigli del Governo, commentati

Fa un caldo tremendo. Che fare? (non mettete i boxer in frigo)

Fa un caldo tremendo. Che fare? (non mettete i boxer in frigo)
Cronaca 08 Giugno 2015 ore 13:10

Fa caldo. Anzi: fa un caldo tremendo. Che fare? Uno magari pensa che su internet, sulle riviste dal barbiere, alla televisione si possano trovare soluzioni innovative: e allora prova a cercare. Oppure va con la memoria ai film che ha visto e gli viene in mente la scena di Quando la moglie è in vacanza in cui Marylin rende nota al coinquilino del piano di sotto - che boccheggia in tutti i possibili sensi - la sua abitudine di tenere le mutandine in frigo. E pensa che potrebbe provare coi boxer o con la maglietta della salute, per vedere l’effetto che fa.

Oppure va in giro per siti, e la conclusione che ne trae è che alla fine l’unica soluzione possibile è quella che nessuno riporta: prendete la macchina e andate in un posto fresco, possibilmente sopra i duemila metri, a meno che vi siano stati diagnosticati gravi disturbi cardiocircolatori o che non disponiate di un’auto. Nel primo caso sappiate di essere una categoria a rischio e quindi tenete a portata di mano il cellulare su cui avrete preimpostato il numero del vostro medico di base e quello dell’eliambulanza; nel secondo fatevi venire a prendere da qualcuno. Se non avete nessuno e non avete i capitali necessari a pagare un taxi abilitato alle corse extra urbane sappiate che siete messi male male. L’unica, a questo punto, è recarvi nel più vicino centro commerciale dotato di aria condizionata e prendervi la cittadinanza, meglio se onoraria.

 

Cosa consiglia il Ministero (che sembra di essere in guerra)

Quando sarete giunti al centro commerciale evitate accuratamente di leggere riviste che riportino i soliti consigli contro il caldo perché potrebbero generare irritazione grave alle meningi e suscitare un tremendo prurito alle mani. Cercate, soprattutto, di saltare il primo di essi, universalmente copiato dai “Consigli Generali” dell’opuscolo di Salute.gov (pagina 7), messo gratuitamente a disposizione degli utenti dal Ministero omonimo, che riportiamo:

«Evitare di uscire di casa nelle ore più calde, cioè dalle 11 alle 18. In questa fascia oraria è sconsigliato, a bambini molto piccoli, anziani, persone non autosufficienti o persone convalescenti, l’accesso alle aree particolarmente trafficate, ma anche ai parchi e alle aree verdi dei grandi centri urbani dove va a concentrarsi l’ozono prodotto dai gas di scarico delle automobili e dall’industria. Durante le ondate di calore i valori limite di questo gas inquinante vengono spesso superati con conseguenze sulla salute della popolazione e, in particolare, sulle persone con malattie respiratorie o asma. L’ozono, infatti, ha un effetto irritante sulle mucose e aumenta la reattività a pollini e muffe. Inoltre, devono evitare l’attività fisica intensa all’aria aperta durante gli orari più caldi della giornata anche atleti professionisti e dilettanti».

Paiono le disposizioni dell’Isis in un Paese occupato:

  • Coprifuoco diurno: se le ore più calde sono quelle dalle 11 alle 18, quand’è che uno esce per andare al supermercato, alla posta, in banca? All’alba o a mezzanotte quando trova chiuso?
  • Ricorso diffuso alle armi chimiche: l’ozono prodotto dai gas di scarico viene indicato come parente prossimo del gas nervino. Sapere che verde pubblico ne aumenta la pericolosità ci toglie persino l’ultima speranza di salvezza rimasta: quella nell’azione benefica della clorofilla. Ma poi, che str... questo ozono che «va a concentrarsi» proprio dove sapeva che ci saremmo rifugiati.
  • Attacco combinato - ai nostri danni - fra agenti artificiali (il gas) e naturali (pollini e muffe). MayDay! MayDay! C’è ancora posto su qualche astronave per Marte?

Unica consolazione - ma impagabile, per i sedentari cronici impegnati a raggiungere i centri commerciali -: incrociare atleti (professionisti o dilettanti) che, addobbati in varie guise e spesso a torso nudo con fascia del rilevatore cardiaco all’altezza dei pettorali, non hanno ancora capito che correre sui marciapiedi o nei parchi per migliorare il proprio stato di salute è il modo migliore per arrivar prima degli altri alla tomba.

Resta poi da capire come potrebbero fare a seguire questi saggi consigli gli operai impegnati nella pavimentazione delle autostrade o anche delle strade statali e provinciali, che devono fare i conti - oltre che col solleone - col bitume portato a temperature di fusione dalle caldaie. Non resta loro che sperare di non avere parchi nelle vicinanze. O inventarsi una qualche forma di ammutinamento (consigliata).

 

E se si esce in auto?

E che dire poi degli automobilisti necessitati a violare il coprifuoco in città per motivi familiari o di lavoro, oppure costretti in coda per ore a causa di lavori (vedi sopra) o di incidenti, e ai quali pure è dedicato un paragrafo apposito intitolato «Adottare alcune precauzioni se si esce in macchina»:

  • Non lasciare mai persone o animali, anche se per poco tempo, nella macchina parcheggiata al sole.
  • Se si entra in un’autovettura che è rimasta parcheggiata al sole, per prima cosa aprire gli sportelli per ventilare l’abitacolo e poi, iniziare il viaggio con i finestrini aperti o utilizzare il sistema di climatizzazione dell’auto per abbassare la temperatura interna. Attenzione anche ai seggiolini di sicurezza per i bambini: prima di sistemarli sul sedile verificare che non sia surriscaldato.

Disattendere il primo avvertimento può avere conseguenze gravissime - lo sappiamo -, ma nessuno lo fa intenzionalmente. Contro la distrazione non c’è - purtroppo - raccomandazione che tenga. E col caldo capita di essere distratti. Quindi la nostra indicazione sarebbe la seguente: sopra i 33 gradi, concedetevi qualche attimo di paranoia quando fate le cose. Controllate tutto un paio di volte. Poi, quando farà più fresco, tornate nei parametri della normalità.

Il secondo punto presenta qualche aspetto problematico perché: da una parte non si trova alcun accenno a comportamenti da tenere in caso si possieda un’auto scoperta; dall’altra non si capisce come si possa entrare in macchina - ancorché parcheggiata all’ombra - se prima non si apre la portiera. Quanto poi al fatto di sedersi con attenzione vale il grido di Kevin dei Minions: Chiappe! (Bottom! nell’originale). Tutto ciò ricordato, riteniamo doveroso ringraziare il ministero per le preziose indicazioni, alle quali non avremmo certo pensato da soli.

 

Per quelli che hanno il fegato di restare a casa

Altra rivelazione di grande interesse scientifico contenuta nel pdf che stiamo saccheggiando è la seguente, rubricata sotto il titolo «Rinfrescare l’ambiente domestico e di lavoro»:

  • un accorgimento utile per mantenere l’ambiente domestico più fresco è: aprire le finestre al mattino presto, la sera tardi e durante la notte per fare entrare l’aria fresca, e tenere chiuse le finestre di giorno per tutto il tempo in cui la temperatura esterna è più alta della temperatura interna all’appartamento.

Quella di aprire le finestre al mattino presto è infatti operazione tipica di chi ha passato l’intera notte sveglio per il caldo, continuando a spostarsi da una stanza all’altra nella speranza vana di trovarne una meno rovente e ogni volta vedendosi costretto a chiudere le finestre per non sentire la vampa da forno avventarsi dentro casa quando le apriva sperando di averne un qualche refrigerio. Perché il rapporto fra interno ed esterno poco importa a beneficio di chi vada quando si tratta di fare il confronto fra 38 e 42 gradi alle undici di sera.

 

E per chi ha pure dei pargoli

E infine: attenti ai bambini. Prima abbiamo parlato di terrorismo dell’Isis. Adesso entriamo nell’ambito della disperazione infernale di stampo dantesco (Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate). Ancora il pdf del ministero, commentato da noi punto per punto. (Ma indicazioni analoghe si trovano anche negli avvisi di diversi comuni, fra i quali Bellusco).

  • In ambienti chiusi, vestire i bambini in modo molto leggero, lasciando ampie superfici cutanee scoperte.
    Commento: In alternativa, usare l’abbigliamento da inverno siberiano con cui giungono alla stazione di Milano i fratelli Capone nel film Totò, Peppino e la Malafemmina.
  • All’aria aperta, in spiaggia o in piscina, evitare l’esposizione diretta al sole (soprattutto nelle ore più calde della giornata, ovvero dalle 11 alle 18), applicare sempre prodotti solari ad alta protezione sulle parti scoperte del corpo e proteggere il capo con un cappellino.
    Commento: Cioè, state a casa, ch’è meglio, perché (punto seguente).
  • È bene sapere che l’ombrellone non protegge né dal caldo, né dai raggi solari. Quindi anche se i bambini rimangono all’ombra è necessario proteggerli adeguatamente.
    Commento: e uno si domanda e allora che l’ho pagato a fare, la sdraio e l’ombrellone se poi non riparano? Era meglio se non ci venivo al mare; almeno risparmiavo. Perché poi.
  • I bambini sotto i sei mesi di vita non devono essere mai esposti al sole diretto.
    Commento: e questo lo si sapeva, altrimenti vanno arrosto. Ma che poi ci venga anche detto di.
  • Evitare che i bambini svolgano attività fisica all’aperto durante le ore più calde.
    Commento: ci rigetta tutti nello sconforto più nero. Già ci sono le maestre, le zie e le suore che vorrebbero vederli fermi su una sedia tutto il giorno: che adesso anche il Ministero prefiguri una situazione simile è inaccettabile. Infine.
  • Fare in modo che i bambini assumano sufficienti quantità di liquidi, evitando le bevande fredde.
    Commento: parrebbe un invito a nutrirli a brodini a ogni ora del giorno. Ossia ad alimentare la conflittualità in famiglia.

 

Si può prevedere il caldo?

Ad ogni modo, se le precedenti osservazioni non vi sono state utili ci pregiamo di portare a conoscenza delle SS.VV. le notizie sotto il titolo «Sono prevedibili le ondate di calore?». Eccole: «In Italia dal 2004 è operativo il “Sistema nazionale di sorveglianza, previsione e allarme per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute della popolazione”, promosso dal ministero della Salute e dal dipartimento della Protezione Civile e coordinato dal dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale - Regione Lazio, che realizza sistemi di allarme per la previsione e per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, denominati Heat health watch warning systems (Hhwws), in quasi tutte le aree urbane del Paese. Per l’estate i sistemi Hhww sono operativi, dal 15 maggio al 15 settembre, in 27 città... »
tra le quali non compare tuttavia Bergamo. Non resta dunque che portare la nonna a OrioCenter e spiegarle in situ quanto sia importante sapere l’inglese e conoscere le sigle per sentire meno caldo.