la truffa

Facevano finta di vendere auto di lusso: in carcere due fratelli di Trescore di 29 e 31 anni

Insieme ad altre sei persone di etnia sinti, chi in carcere chi ai domiciliari, sono indagati per associazione per delinquere, truffa, insolvenza fraudolenta, calunnia, ricettazione ed estorsione. Sequestrati beni per 2 milioni di euro

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Creavano concessionari fantasma per fingere di vendere auto di lusso a prezzi vantaggiosi, poi, non appena intascato il denaro, sparivano dalla circolazione, lasciando gli acquirenti con il cerino in mano.

A finire in carcere, lo scorso fine settimana, sono stati due fratelli di Trescore Balneario di 31 e di 29 anni, arrestati dai carabinieri a conclusione di un’operazione per la quale, nel complesso, tre persone di etnia sinti con cittadinanza italiana si trovano in carcere e altre cinque agli arresti domiciliari.

Questi individui, che abitano tra i comuni di Trescore Balneario, Mornico al Serio, Madone, Fagnano Olona e Busto Arsizio sono indagati a vario titolo per associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di truffa, insolvenza fraudolenta, calunnia, ricettazione, trasferimento fraudolento di valori ed estorsione.

Le indagini

Tutto nasce da dodici frodi commesse ai danni degli ignari clienti del concessionario “Guido l’auto”, aperto a dicembre del 2019 a Sorisole ma chiuso dopo un anno. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Emanuele Marchisio, si sono concentrate su una banda criminale composta principalmente da sinti italiani, aiutati da altri complici sempre italiani.

La ricostruzione delle frodi ha fatto però emergere una ben più ampia e allarmante associazione per delinquere, che aveva al centro, come figure apicali, proprio i due fratelli finiti in carcere.

Il modus operandi

Per truffare i clienti era stato ideato un metodo standard, piuttosto semplice ma in grado di attirare compratori. Le autovetture venivano pubblicizzate sui siti internet subito.it e autoscout24.it, indicando un prezzo particolarmente conveniente.

I clienti si recavano all’autosalone per vedere i mezzi e a questo punto veniva chiesto il versamento di una caparra, generalmente in contanti. Poi alle vittime veniva chiesto il pagamento anticipato del saldo mediante un bonifico: tempo una settimana e l’autovettura sarebbe stata consegnata. In realtà le automobili sparivano e il concessionario veniva chiuso, visto che ogni mezzo veniva venduto contemporaneamente a più persone. Anche le cifre bonificate sui conti correnti venivano fatte sparire: non appena incassate, i truffatori effettuavano una serie di bonifici verso banche estere, soprattutto croate.

Insieme all’esecuzione delle misure cautelari, i carabinieri hanno anche sequestrato alcune dei veicoli di lusso, tra cui Porsche e Hummer, oltre a immobili in provincia di Bergamo intestati a prestanome e conti correnti bancari per un ammontare di oltre 2 milioni di euro. Tutti beni di cui gli indagati non paiono essere in grado di dimostrare la legittima provenienza e il cui valore appare del tutto sproporzionato rispetto alla loro capacità reddituale, pressoché nulla.

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