l'operazione della guardia di finanza

False fatture per oltre 40 milioni di euro: tre imprenditori in carcere e uno ai domiciliari

In carcere un 45enne di Chiari, un 45enne di Calcinate e un 57enne di Bergamo, residenti rispettivamente a Telgate e Scanzorosciate. Ai domiciliari un 30enne originario di Monza e residente nel Cremonese

False fatture per oltre 40 milioni di euro: tre imprenditori in carcere e uno ai domiciliari
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La Guardia di Finanza ha smantellato una fitta rete di società, costituite e amministrate direttamente o a mezzo di prestanome, che dal 2015 al 2018 aveva emesso fatture false per oltre 40 milioni di euro. Tre persone sono finite in carcere e una è agli arresti domiciliari, ritenuti essere i responsabili del sodalizio criminale dedito alla commissione di reati tributari, fallimentari, al riciclaggio, all’usura ed all’estorsione.

Sono stati colpiti dalle misure cautelari portati in carcere a Bergamo tre imprenditori: un quarantacinquenne originario di Chiari e residente nel bresciano; un quarantacinquenne di Calcinate e un cinquantasettenne di Bergamo, residenti rispettivamente a Telgate e Scansorosciate. Un trentenne originario di Monza e residente nel cremonese è invece finito agli arresti domiciliari.

Il provvedimento, emesso dal gip del tribunale di Bergamo Federica Gaudino, ha disposto anche il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 27 milioni di euro e il divieto per gli indagati di esercitare imprese e, nel caso di una quinta persona, un sessantottenne residente in provincia di Brescia, di ricoprirne uffici direttivi.

Sono cinquanta i finanzieri che hanno preso parte all’operazione nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Vicenza, Verona. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Antonio Pansa e condotte dalla tenenza di Sarnico, sono nate a seguito di una verifica fiscale avviata nel 2018, in virtù della quale già a febbraio del 2019 erano stati sequestrati beni per oltre 4 milioni di euro. Attraverso intercettazioni, l’esame della documentazione contabile e l’ascolto di testimoni è stato possibile ricostruire la fitta rete di società, che operava in favore di numerose imprese compiacenti operanti nel Nord Italia, principalmente nel settore edile, della meccanica, del commercio di bancali in legno e dei pellet.

Un articolato e insidioso meccanismo criminale, creato al solo scopo di consentire un’evasione milionaria a vantaggio di numerosi imprenditori utilizzatori delle false fatture, ma che è servito anche per mascherare la restituzione di capitali concessi dagli indagati in prestito a tassi usurari ad aziende in difficoltà. Grazie agli accertamenti bancari, i militari di Sarnico sono risaliti anche ai flussi finanziari verso conti esteri accesi in istituti di credito in Polonia, Slovenia e Repubblica Slovacca sui quali sono confluiti pagamenti di fatture false, successivamente monetizzati con prelievi in denaro contante e reintrodotti sul territorio nazionale grazie a “spalloni”.

Diversi i beni sequestrati agli indagati, tra cui quattro ville, alcune in località turistiche marine e montane, depositi, magazzini e fabbricati industriali. Ma anche terreni, diverse autovetture e moto, gioielli, orologi, quote societarie, denaro contante e disponibilità bancarie e postali.

Gli elementi complessivamente raccolti nel corso delle indagini hanno consentito di denunciare 22 persone coinvolte, a vario titolo, nell’illecito sistema scoperto dalle Fiamme Gialle, sequestrare beni e disponibilità finanziarie per complessivi 12 milioni di euro, elevare contestazioni fiscali per oltre 19 milioni di euro e quantificare ulteriori operazioni imponibili per oltre 42 milioni di euro, che formeranno oggetto di specifici recuperi.

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