Cronaca
La difficoltà a riconoscere le parole

Fate attenzione ai dislessici potrebbero rivelarsi una risorsa

Fate attenzione ai dislessici potrebbero rivelarsi una risorsa
Cronaca 27 Giugno 2015 ore 11:36

Nel febbraio scorso successo.com riportava la storia di Richard Branson, uno dei più ricchi e innovativi imprenditori al mondo, con questo titolo: “Richard Branson prima di diventare un imprenditore di successo ha avuto enormi difficoltà legate alla dislessia”. Sommario: “All’età di 16 anni, Richard abbandonò la scuola a causa della dislessia, malattia con la quale ha imparato a convivere”. Colpiva, nell’articolo, la faccia del protagonista: quella del giovane in difficoltà con la scuola e quella del fondatore del Virgin Group non sembrano neanche appartenere alla medesima persona. Succede, con la dislessia: un disturbo di origine linguistica che produce una disabilità nell’apprendimento, spesso caratterizzata da difficoltà di riconoscimento esatto delle parole, di decodifica del senso di un enunciato e di ortografia. Mai diagnosticato in passato, questo disagio che può risultare più o meno accentuato deve aver prodotto danni incalcolabili stando almeno a due recenti notizie.

 

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La prima riguarda un giovane inglese dislessico che, conclusi gli studi di grafica, si è inventato un font (un carattere alfabetico) avente lo scopo preciso di far sperimentare ai non dislessici le difficoltà in cui si trovano lui e i suoi amici. Ne parla thepostinternationale.it raccontando la storia del giovane Daniel Britton e mostrando i caratteri frutto della sua invenzione. Qui la trovate esposta nel dettaglio. Per il momento è sufficiente sapere che il suo font «rallenta i tempi di lettura di un non dislessico, per farlo sentire come se fosse affetto da dislessia. Volevo far capire a tutti come ci si sente a dover leggere quando si soffre di questo disturbo, per far immaginare la frustrazione e l'imbarazzo che provo ogni giorno quando devo leggere, e per aumentare la consapevolezza su questo disturbo», scrive Britton.

L’altra notizia, speculare alla precedente, viene dalla storia di un altro grafico, l’olandese trentatreenne Christian Boer, che ha invece messo a punto un font che facilita la lettura ai dislessici. Il tutto è partito da un’osservazione apparentemente semplice: «I caratteri tradizionali nascono da esigenze essenzialmente estetiche, cosa che fa loro assumere caratteristiche che in molti casi ne rendono difficile il riconoscimento da parte di persone dislessiche» si legge nel website di Boer e in themighty.com, un sito sanamente ottimistico che si occupa di cose che si potrebbero fare per migliorare le condizioni delle persone affette da disturbi generalmente ritenuti non affrontabili. Boer interviene sulla forma dei caratteri a stampa evidenziando similitudini che possono generare confusione e modificandoli in modo da impedire che uno venga scambiato per l’altro.

 

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Osservando il suo lavoro vengono in mente altre storie di sofferenze più o meno pronunciate, come quelle cui venivano sottoposti i bambini tedeschi al momento di imparare a leggere usando l’alfabeto gotico. Le stesse difficoltà che - del resto - incontravano anche i loro coetanei di altre nazioni, lingue e relativi alfabeti allevati in famiglie che prefiguravano per le giovani vittime profondi studi nella lingua - già non semplice in sé - di Goethe e di Schiller. Per simmetria speculare tornano alla memoria le delizie - di natura specificamente estetica, come ha osservato Boer - generate dalla lettura di libri anteriori all’invenzione della stampa a caratteri mobili, illustrati da stupende miniature collocate a fianco di testi la cui grafica risplende insieme di incredibile bellezza ed ancor più incredibile difficoltà di decifrazione, tutte le lettere (o quasi) risultando praticamente identiche.

Il Libri delle Ore - il Grande e il Piccolo - del Duca di Berry ne sono forse l’esempio più noto: le lettere vi risultano differenziate per pochissimi particolari, spesso per un solo filetto aggiunto o mancante o per un tratto appena più lungo (o più corto, ovviamente) di un altro. Un testo assolutamente impraticabile per un dislessico. Quelli del duca sono testi di preghiera, ma quanti altri testi di carattere giuridico, storico, astronomico avranno costituito una difficoltà insormontabile per ragazzi che non avrebbero invece avuto alcuna difficoltà ad affrontarne i contenuti solo che avessero presentato un diverso assetto tipografico. Invece di avere l’espressione smarrita di Branson ragazzo tutti costoro avrebbero potuto presentarsi al mondo con lo sguardo trionfante del Branson di successo. E il mondo ne avrebbe avuto un innegabile vantaggio. Attenzione dunque ai dislessici: potrebbero rivelarsi una risorsa per tutti, solo che fossero aiutati a superare l’impatto con una situazione della grafica di origine latina che, anche lei, avrebbe tutto da guadagnare da un opportuno restyling.

 

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