Lo dice il Financial Times

Fiat Chrysler dà addio al diesel Cosa c’è davvero dietro la scelta

Fiat Chrysler dà addio al diesel Cosa c’è davvero dietro la scelta
28 Febbraio 2018 ore 05:30

Crollo della domanda e costi crescenti per rendere la tecnologia in linea con gli standard delle emissioni imposti dalle più recenti normative a livello europeo e americano. Così i motori diesel sono destinati ad andare in pensione. Ieri il quotidiano inglese Financial Times ha svelato che anche Fca, ovvero Fiat Crysler, è pronta a dire addio ai motori a gasolio. L’annuncio verrà dato da Sergio Marchionne in occasione della presentazione del nuovo piano industriale, il prossimo primo giugno a Balocco. In questo modo Fiat si allinea alle scelte già intraprese da Toyota, che lo scorso anno aveva svelato di non avere nuovi modelli diesel in progettazione, e da Volkswagen, che in questo modo ha cercato di rifarsi l’immagine dopo lo scandalo del software montato per ingannare i rivelatori dei livelli di inquinamento. Volvo si è spinta oltre, annunciando che oltre il 2021 non ci saranno più sviluppi sui loro motori diesel per gli stessi motivi.

 

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La scelta di Fca. La scelta di Fca era più difficile perché il peso del diesel in Italia è importante: il 56 per cento del totale della auto vendute lo scorso anno sono con motori a gasolio, una media nettamente superiore al resto d’Europa dove il diesel è al 43 per cento e in netto calo sul 2016: addirittura meno 8 per cento. E in quel mercato la Fiat ha fatto la parte del leone, in quanto oltre il 40 per cento delle sue vetture vendute in Europa (Italia esclusa) è di auto con motori diesel. Ma sull’Italia gioca anche il vantaggio del prezzo, con la benzina più cara d’Europa che spinge verso il diesel. È tale l’affezione degli italiani al diesel che Volkswagen ha fatto fatica a convincere i suoi clienti proprietari di vetture TDI a presentarsi in concessionaria dopo lo scandalo del 2015, perché molti temevano che l’aggiornamento del software avrebbe fatto perdere cavalli alle loro auto

Questione di costi. Ma come si spiega il tramonto di questa tecnologia che invece per anni era stata incoraggiata per arginare le emissioni di Co2 dei motori a benzina? C’è un problema di costi: lo sviluppo di motori diesel per renderli conformi alle nuove norme europee sarebbe maggiore del 20 per cento rispetto al passato. In questo modo le auto a gasolio non più economicamente convenienti. Inoltre il diesel ha trovato un’alternativa sempre più credibile nell’ibrido. Le componenti elettriche di questi modelli, in particolare le batterie, stanno calando di costi e si mostrano sempre più affidabili. Inoltre ci sono scelte di grande scala che prevedono tempi difficile per il diesel: città come Parigi, Madrid, Atene e Città del Messico hanno scavato la fossa al motore sino a poco tempo fa più amato dagli europei fissando il bando definitivo dei motori a gasolio: 2020 per la capitale francese e 2025 per le altre tre.

 

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Il problema dei diesel. Qual è il problema che viene imputato ai motori diesel? Sono le emissioni inquinanti come ossidi d’azoto e particolato, il famigerato Pm10, tutti gas nocivi. Problemi che le valvole di ricircolo dei gas scarico (Egr) e filtri antiparticolato non sono stati in grado di sedare. E stando all’ingegneria attuale, il futuro sviluppo di valvole Egr piuttosto che di filtri antiparticolato, non sembra destinata a produrre significativi miglioramenti nell’abbattimento delle emissioni nocive.

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