Da Volkswagen a Peugeot

Perché girano continue voci di accordi Fiat con altre case

Perché girano continue voci di accordi Fiat con altre case
24 Luglio 2014 ore 08:26

Una settimana fa, giovedì 17 luglio, il mensile tedesco Manager Magazin, facente parte del colosso dell’editoria tedesca del Der Spiegel, rese nota la notizia di un possibile passaggio del gruppo Fiat-Chrysler (FCA) in Volkswagen. L’articolo parlava di alcuni colloqui tra il principale esponente della casa tedesca, Ferdinand Piech, e membri delle famiglie Elkann e Agnelli. Nonostante il titolo sia volato in borsa a seguito della diffusione della notizia, la Exor, holding finanziaria controllata dalla famiglia Agnelli e proprietaria della maggioranza del marchio Fiat, ha immediatamente smentito le voci, seguita dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, che ha parlato di voci infondate dalla Germania, probabilmente trascinate dall’euforia dopo la vittoria dei Mondiali di calcio. Appena otto giorni dopo però, il 25 luglio, un altro stimato quotidiano mondiale, cioè il Financial Times, sulle proprie pagine digitali lancia una nuova notizia riguardante il gruppo FCA: Marchionne avrebbe avanzato una proposta di fusione con il gruppo francese Peugeot-Citroen (PSA).

Fiat-Peugeot, un’ipotesi più credibile. Davanti all’ipotesi di un’unione tra il gruppo automobilistico d’oltralpe e l’italoamericana FCA, il mercato ha reagito nuovamente con entusiasmo, portando ad un rialzo del 2,10 percento del titolo Fiat in borsa. Ma ancora una volta è arrivata la smentita: il Lingotto ha dichiarato di parlare con tutti ma solo per progetti mirati, mentre il Leone francese è stato decisamente più chiaro, smentendo fermamente la voce. La possibilità di una fusione tra FCA e PSA, però, non è considerata impossibile. Da tempo i due gruppi automobilistici collaborano amichevolmente, come dimostra l’intesa, siglata in passato, per la realizzazione di alcuni modelli condivisi di monovolume di taglia grande (la Fiat Ulysse e la gemella Peugeot 807) e, inoltre, una loro unione, porterebbe alla creazione del quinto colosso mondiale dell’industria automobilistica, con 8 milioni di vicoli prodotti all’anno. Senza contare i vantaggi che trarrebbero i due gruppi: entrambi molto forti nel mercato europeo, la Fiat, grazie all’unione con Chrysler, ha ottenuto un’importantissima apertura al grande mercato americano (arrivato a pesare, nel bilancio FCA, per il 55 percento del fatturato complessivo), mentre PSA, grazie all’ingresso nel capitale del gruppo Dongfeng – che si sta realizzando in questi mesi – si sta aprendo un nuovo varco commerciale nei mercati emergenti d’Oriente, Cina in testa. La fusione FCA-PSA permetterebbe così ad entrambi i gruppi di godere dei mercati dell’altro. L’unico reale rischio è dato da una possibile “cannibalizzazione” del mercato europeo che porti svantaggi ad entrambe le case automobilistiche, dato che trovano il loro mercato di riferimento nel segmento di mercato medio-piccolo. Ma anche questo problema è vero solo in parte, perché FCA è decisamente più forte di PSA per quanto riguarda crossover, Suv e nel mercato più alto con Alfa Romeo, Ferrari e Maserati.

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Fiat alla ricerca di nuove strade finanziarie. Il centro studi Mbres di Mediobanca ha recentemente pubblicato uno studio sullo stato dei colossi mondiali dell’automobile, basato sul decennio 2003-2013. La Fiat, rispetto alla nona posizione occupata ad inizio millennio, è ora sesta al mondo per fatturato complessivo, ma senza l’acquisizione della Chrysler, che le ha permesso di aprirsi al mercato americano, si troverebbe in tredicesima posizione, dietro anche alla Peugeot, oggi undicesima, ma pronta a risalire la classifica grazie all’imminente accordo con Dongfeng. Volkswagen domina incontrastata la classifica, con 197 miliardi di euro di fatturato nell’ultimo anno. La Fiat è ferma a 86,8 miliardi di euro, con il mercato americano recentemente conquistato a trainare l’azienda (55 percento). Preoccupa il calo enorme di entrate della Fiat legate ai principali mercati europei: solo l’8 percento del proprio fatturato arriva dall’Italia e solamente il 9 percento da Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna. L’acquisizione Chrysler, se ha portato vantaggi nelle vendite, non ne ha però portati in termini di redditività aziendale, ovvero nella capacità dell’azienda di creare reddito, perché la Fiat è rimasta sostanzialmente stabile ai livelli post crisi del 2008. Ma è la solidità finanziaria a preoccupare maggiormente il Lingotto: FCA è l’unico gruppo automobilistico mondiale ad avere un capitale netto negativo. Questo lo rende vulnerabile e soprattutto rende decisamente più credibile (e plausibile) la possibilità che Fiat cerchi gruppi un po’ più solidi, soprattutto sul lato finanziario, per rilanciarsi, ma che allo stesso tempo non la inglobino fino a farla scomparire. Da questo punto di vista Peugeot-Citroen pare perfetta, nonostante le smentite.

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