In Emilia Romagna

La piena di Sua Maestà il Po fiume capriccioso e vagabondo

La piena di Sua Maestà il Po fiume capriccioso e vagabondo
18 Novembre 2014 ore 15:44

C’entrano la pioggia degli ultimi giorni, il Po che esonda (pure lui) e Gianni Brera, il giornalista sportivo che faceva la cronaca di partite di calcio e gare ciclistiche – era al Tour de France nel 1949 e al Giro d’Italia nel 1976 -, come se sotto i suoi occhi non si svolgesse una competizione, ma una sintetica rappresentazione del destino umano (come dimenticare l’epico Lamento per Riva: «Luis Riva l’atleta grande e famoso che aveva pudore di mostrarsi per una volta, debole come gli altri, lui che della vita ha il concetto tragico di chi ha dovuto forzare il destino»?). Ma torniamo a bomba: come dicevamo, con Gianni Brera c’entra anche il fiume, il Po. Correva l’anno 1963 e il 28 ottobre sul «Guerin Sportivo» usciva un articolo, da lui firmato, che s’intitolava: Invectiva ad Patrem Padum. Un titolone da riverberi religiosamente medievaleggianti, che si allontanava dai pascoli solitamente frequentati dal giornalista, quelli verdi quattro stagioni su quattro dei campi di calcio. Brera, che sul Po-Padum c’era nato, per la precisione a San Zenone sul Po e nel 1919, dichiarava pubblicamente il proprio amore viscerale e l’ altrettanto viscerale paura nei confronti del grande fiume, che diceva avergli fatto da padre. Lo descriveva così:

La verità è che Po è un sacramento di fiume incostante e capriccioso. Nasce dal Monviso, da un antro che pare giusto la matrice d’un animale mostruoso; arriva a Saluzzo e prende bruscamente a salire verso Torino: qui aggira nuove colline e riceve le Dore, mettendosi a correre sbadato da un sabbione all’altro. Diventa un po’ più rispettabile ricevendo il Ticino, la cui parte cerulea si distingue dal resto per una buona ventina di chilometri. Adesso ci puoi crepare di tifo e di epatite virale: ai miei tempi si beveva acqua di Po dalla sèssola, che i toscani chiamano votàzzolo nel loro fossile e noioso dialetto.

Dopo l’amplesso con il Ticino, padre Po rincoglionisce letteralmente e assume l’aspetto d’un inquieto serpentone dalle larghe e inutili spire. Che cosa succede, in effetti? Questo: che da vero vagabondo ubriaco si butta ora contro una riva ora contro un’altra: se trova molle corrode e porta via; se trova duro (o un pennello o una prismata di protezione), il filo di corrente piega con largo giro contro la riva opposta e si scava un novo letto abbandonando quello precedente: ma qui, per una stranezza che gli è propria, Po si lascia dietro fondali bassi che fanno mollente e paiono larghi: queste morte si chiamano lanche: l’etimo di lanche è ancon, greco, che significa gomito.

tramonto+sul+Po2

 

Righe simili, vergate sulla schiuma di un affetto impertinente, possono uscire solo dalla penna di chi sa bene, di chi che cosa sta parlando. Se per Brera il Po è un fiume balordo, il Po è per Guareschi  «un fiume rispettabile, non un fenomeno da baraccone». L’autore del Mondo Piccolo ambientò le avventure della memorabile coppia di don Camillo e compagno Peppone proprio sulle rive del grande fiume, a Ghiarole di Brescello, nella provincia di Reggio Emilia. Ma prima di Brera e prima della saga di “Giovannino” Guareschi, c’era anche Riccardo Bacchelli, che chiese al Po di farsi paesaggio per il suo monumentale romanzo, Il mulino sul Po (1938-1940).

Ma, di nuovo, torniamo all’oggetto del nostro discorso: si diceva della pioggia torrenziale e rovinosa. La notizia vera è che il Po è esondato in territorio emiliano-romagnolo. La piena ha raggiunto il picco nella notte tra lunedì e martedì e ha interessato le città di Piacenza, Parma, Boretto, Ghiarole di Brescello e Fogarino di Luzzana; il livello del fiume ha raggiunto il suo massimo al Ponte Becca. Le persone sfollate sono state milledieci, decine le scuole chiuse. Le forze dell’ordine hanno presidiato le case vuote, per evitare gli atti di sciacallaggio, mentre un elicottero AW 109 Nexus ha continuato a sorvolare la zona per tenerla sotto controllo. I collegamenti con il Mantovano, dove si è verificata una esondazione a Sermine, sono stati garantiti dal ponte Guastalla-Dosolo, mentre è stato chiuso quello tra Boretto e Piadana. Non ci sono al momento notizie sugli sviluppi della situazione, anche se le misure preventive adottate dovrebbero avere evitato disagi peggiori – sempre a natura piacendo, ovviamente.

Il corso del Po è tortuoso e sbadato: dalla foce alpina fino alle quattro foci (Po della Maestra, della Pila, delle Tolle, della Gnocca e di Goro) sembra veramente vagabondare un po’ ubriaco, un po’ come il discorso che abbiamo scritto. L’essenziale è che noialtri ci manteniamo ragionevolmente sobri e, senza dare troppo fastidio al fiume, continuiamo a camminarci accanto: per evitare tragedie, ma anche per permettergli di scorrere ancora e ancora.

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