Dopo l'odissea

Flavio Marinoni è tornato a casa: il toccante video del figlio e le foto dei funerali

Cerimonia funebre nella chiesa parrocchiale di Rovetta per il cineoperatore morto il 29 marzo a Milano a causa del coronavirus. Incredibile la vicenda della sua salma dopo il decesso. In un filmato del figlio Morgan il messaggio vocale rassicurante prima della morte

Val Brembana e Imagna, 15 Luglio 2020 ore 11:04

di Giambattista Gherardi

Un’odissea infinita, culminata in un triste ritorno a casa carico di affetto. Si sono svolti mercoledì 15 luglio nella chiesa parrocchiale di Rovetta i funerali di Flavio Marinoni, reporter di 65 anni morto lo a causa del coronavirus. Flavio aveva percorso le strade del mondo, facendo viaggiare tutti con la sua macchina fotografica e la sua telecamera, da apprezzato professionista quale era. Se ne era andato il 29 febbraio all’Istituto Auxologico di Milano, dopo essere stato ricoverato anche all’Ospedale di Piario.

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Un peregrinare purtroppo continuato anche dopo la morte, a causa di uno scambio di salme che ha visto il corpo di Flavio cremato a Bologna al posto di quello di un’anziana ottantenne della provincia di Cremona. Ora il ritorno fra gli affetti più cari, salutato dalla moglie Renata Nonis e da familiari e amici con un’intensa celebrazione in chiesa e il riposo nella tomba di famiglia, nel cimitero del paese dell’Alta Valle Seriana.

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Pubblicato da Morgan Marinoni su Lunedì 13 luglio 2020

In questi giorni Morgan Marinoni, figlio di Flavio e pure affermato fotografo, ha dedicato al padre un bellissimo video, diffuso attraverso i social. Le immagini felici di una uscita nel deserto, sono precedute da uno degli ultimi messaggi vocali trasmessi da Flavio, teso a rassicurare tutti sul suo stato di salute. “Sto bene, una brutta bronchite, niente di particolare. Una brutta bronchite che mi ha preso le gambe, per cui ci eravamo un po’ spaventati. Più che la bronchite, era la febbre molto alta che avevo da un paio di giorni…”. Purtroppo sappiamo come è andata a finire, per Flavio e per migliaia di Bergamaschi come lui.

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