Per sfuggire ai miliziani dell'Isis

Curdi in fuga dalla Siria alla Turchia

Domenica 21 settembre lo Stato islamico ha diffuso un nuovo messaggio contenente minacce nei confronti dell’Occidente, ma ad allarmare di più è la situazione dei profughi siriani emigrati in Turchia per scappare all’avanzata dello Stato Islamico. Secondo il vicepremier Numan Kurtulmus, La Turchia ha aperto (e richiuso) le frontiere ad oltre 130 mila profughi curdi dell’area di Kobane, città siriana a nordest del paese.

Curdi in fuga dalla Siria alla Turchia
22 Settembre 2014 ore 20:15

Negli ultimi giorni, le milizie del Califfato hanno attaccato 63 città curde nel nordest della Siria, irrompendo con carri armati ed artiglieria pesante. Il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) ha chiesto l’intervento dei curdi che vivono in Turchia, e in centinaia si sono già recati a Kobane (una delle città occupate) per combattere l’avanzata jihadista. Sembra che l’ISIS stia cercando di imporre il proprio controllo sulla striscia di territorio vicina al confine turco: si tratta di un’area prevalentemente curda, dove in passato gli jihadisti avevano riscosso poco successo.

Fuga da Kobane. Come avvenne nella piana di Ninive, in Iraq, anche in Siria centinaia di migliaia di persone stanno provando a mettersi in salvo. A scappare sono soprattutto donne, anziani e bambini. Secondo le stime dell’Alto commissariato dell’Onu, 100.000 curdi siriani sarebbero già scappati in Turchia; il numero sale a 130.000 secondo il vicepremier turco Numan Kurtulmus. Per fronteggiare l’emergenza, il 19 settembre, la Turchia ha aperto un varco di 30 chilometri per permettere ai profughi di entrare nel paese. Ma tra il 20 e il 21 settembre la Turchia ha richiuso le porte in entrata e uscita, impedendo ai curdi siriani di entrare e a quelli turchi di unirsi alla battaglia.

Tutto questo ha provocato nel sud della Turchia violenti scontri tra polizia e manifestanti curdi, che chiedevano di far entrare altri profughi e di avere un lasciapassare per unirsi ai combattimenti sul territorio siriano. Ai sassi lanciati dai curdi la polizia ha risposto con gas lacrimogeni e idranti. I profughi siriani che sono riusciti a entrare in Turchia sono stati collocati in alcuni edifici scolastici – il paese, che ha dato ospitalità ad oltre un milione di rifugiati siriani dall’inizio della guerra, fatica a prestare assistenza ai numerosi profughi.

Chi sono i curdi. I curdi di oggi discendono da popolazioni che abitano da millenni un’ampia regione situata tra il Caucaso e il Golfo Persico. Sono in prevalenza musulmani, sia sunniti che sciiti, legati un’appartenenza culturale e territoriale. Vivono nel Kurdistan, un’area vasta circa 450.000kmq divisa tra Turchia, Iraq, Siria e Iran. La maggior parte del Kurdistan è situata all’interno dei confini turchi, in un’area di circa 230.000kmq (che costituisce circa il 30% del territorio turco).
In Iraq i curdi sono circa il 12% della popolazione, in Turchia il 18% e in Siria il 5% (sono la più numerosa minoranza etnica del Paese). Si stima siano complessivamente tra i 20 e i 30 milioni di persone, e rappresentano il più numeroso popolo al mondo senza uno Stato.

Il Kurdistan è un territorio strategicamente rilevante in quanto abbonda di petrolio e risorse idriche, ma attualmente si trova in condizione di sottosviluppo a causa dell’assenza di un’unità politico-amministrativa. Il 75% del petrolio iracheno proviene dal Kurdistan. Tutti i giacimenti della Turchia e i più importanti della Siria si trovano in Kurdistan, e anche nella zona di Kermanshah, nell’Iran curdo, viene prodotto petrolio. Il popolo curdo domanda da tempo ai governi degli Stati in cui abita un riconoscimento ufficiale, chiedendo libertà nell’utilizzo della propria lingua e nell’impostazione del sistema scolastico, nonché in un’organizzazione governativa di stampo democratico – motivo per cui, nel corso della storia, il popolo curdo ha subito forti repressioni.

Lo YPG e il PKK: a difesa di un popolo. I soldati curdi sono oggi impegnati su più fronti per difendere la regione in cui vivono, consapevoli che l’avanzata del fondamentalismo islamico potrebbe significare l’annientamento del loro popolo. In Siria risiedono le Unità di Protezione Popolare (YPG – Yekîneyên Parastina Gel), braccio armato del Partito democratico curdo, una formazione d’ispirazione marxista vicina al Pkk turco, in lotta contro il regime di Assad. Fino ad oggi, è l’YPG ad aver difeso le aree siriane a maggioranza curda. Nelle loro fila ci sono anche arabi e cristiani, nonché soldatesse.

Nel 1974, i curdi turchi – in guerra con il governo di Ankara dal 1920 per il riconoscimento e l’autodeterminazione – si sono organizzati nel Partito del Lavoratori del Kurdistan (Pkk), fondato dal noto Abdullah Ocalan (ora all’ergastolo in Turchia). Le truppe del Pkk, considerato da Unione Europea e Stati Uniti un’organizzazione terroristica, hanno da tempo stabilito una base in Iraq (da cui gestiscono anche traffici illeciti), e si sono unite ai peshmerga (i combattenti curdi iracheni) nella lotta contro l’Isis. Per la Turchia, la pace nel Kurdistan turco è tra i principali obiettivi del programma di governo del neopremier Ahmet Davutoglu.

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