Uno studio pubblicato su "Die Zeit"

Fugge solamente il tempo che non viviamo davvero

Fugge solamente il tempo che non viviamo davvero
28 Agosto 2014 ore 12:19

Chi ha tempo non aspetti tempo, recita il proverbio. Eppure sembra che di tempo nessuno riesca mai ad averne abbastanza. E anche quando ci capita di passare l’intera giornata a vegetare sul divano, giunta la sera, ci si chiede come sia stato possibile che le ore siano scappate via così in fretta. Per quale motivo ci sembra di aver varcato ieri le porte della chiesa per ricevere la Prima Comunione che già le attraversiamo per giurare amore eterno? E perché, invece, alcune giornate ci sembrano interminabili? Il quotidiano tedesco Die Zeit cerca di spiegarci il motivo.

 

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La percezione del tempo è una questione di età. Gli attimi si possono cogliere ma non si possono fermare, e questo lo sappiamo da sempre. Quel che non sappiamo da sempre, però, è che la realtà è addirittura peggiore: la clessidra, infatti, sembra aumentare la velocità della sua corsa, con l’avanzare degli anni. Gli psicologi del dipartimento di Scienze Cognitive di Friburgo hanno condotto una ricerca che aiuta a fare un po’ di luce sul fenomeno: hanno chiesto ad un campione di 500 persone di età compresa tra i 14 e i 94 anni  quanto, secondo la loro personale percezione, fossero trascorsi velocemente i loro ultimi dieci anni di vita. Secondo gli adolescenti questo lasso di tempo era trascorso lentamente; per gli appartenenti alla fascia adulta, invece, un po’ più velocemente; per gli anziani, ancora più in fretta.

Gli stessi intervistati sono stati poi posti di fronte ad una serie di frasi fatte come «Non ho mai abbastanza tempo», «Non riesco a trovare il modo di occuparmi delle cose che servono» e «Ho molto tempo a disposizione». Non c’è da stupirsi se chi appartiene alla fascia tra i venti e i cinquantanove anni abbia affermato di sentirsi più rappresentato dalle prime due dichiarazioni, quelle che sottolineano la stressante pressione del tempo. Questa è infatti la fascia di età che comprende coloro che lavorano e che hanno famiglia.

 

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Meno viviamo più il tempo scappa. La nostra concezione del tempo appare in qualche modo paradossale: meno l’uomo vive esperienze, più in lui sarà forte l’impressione che il tempo sia trascorso velocemente. Come mai?

«Chi vive un ristretto numero di novità e di momenti entusiasmanti, farà anche più fatica ad imprimerli automaticamente nella memoria; così, in seguito, quando si guarderà indietro, gli sembrerà che quel lasso di tempo sia stato in realtà molto più breve» afferma Marc Wittmann, ricercatore presso l’Istituto di Scienze Cognitive di Friburgo. Nel suo libro, Gefühlte Zeit  (Il tempo percepito), lo studioso paragona la vita ad una sorta di vacanza: all’inizio l’uomo è concentrato nella scoperta del nuovo ambiente circostante, ad assaporare profumi mai sentiti, e alla conoscenza di angoli fino a quel momento ignoti. Il tempo, durante questa fase, sembrerà incredibilmente dilatato. Ma, dopo un paio di giorni di vacanza, ci si accorgerà che la routine è tornata a ripetersi e che la novità si è trasformata velocemente in abitudine. E improvvisamente ci si troverà a pensare che la vacanza sia decisamente finita troppo in fretta.

Nella vita dell’essere umano sono soprattutto le prime volte di ogni cosa, a rimanere impresse con maggior forza nella memoria: il nostro primo bacio, la prima vacanza con gli amici, il primo animale domestico. Mentre, paradossalmente, dodici o più anni nello stesso ufficio e ogni sera trascorsa davanti alla televisione nel medesimo soggiorno, sembreranno essere trascorsi in un batter d’occhio.

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