Si raccolgono ancora rifiuti atomici

Fukushima e i suoi cinquanta eroi Cosa accadde 4 anni fa al Giappone

Fukushima e i suoi cinquanta eroi Cosa accadde 4 anni fa al Giappone
11 Marzo 2015 ore 12:40

Erano le 14.46 dell’11 marzo 2011, era venerdì. La terra in Giappone tremò, più forte del solito. In media nel Paese del Sol levante si registrano tre terremoti al giorno, ma questa volta la scossa era di magnitudo 9 della scala Richter, fortissima. L’epicentro era al largo delle coste nord orientali del Giappone, 30 chilometri la profondità. Un sisma di proporzioni enormi, che ancora oggi risulta il più potente mai misurato in Giappone, il settimo a livello mondiale, e che ha spostato l’asse terrestre di circa 17 centimetri e le coste giapponesi di 4 metri verso est.

Il ricordo oggi. Provocò uno tsunami con onde alte fino a 40 metri, che distrussero 332mila edifici e un numero imprecisato di strade e infrastrutture. La furia dell’acqua arrivò fino alla centrale nucleare di Fukushima, provocando lo spegnimento di alcuni reattori, e provocando la peggiore tragedia dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Dei 230mila sfollati, più di 120mila non hanno ancora fatto ritorno nelle loro case. Oggi, alle 14.46 (le 6.46 in Italia) il Giappone si è fermato per ricordare le 20 mila vittime, tra morti e dispersi. È stato osservato un minuto di silenzio e in molte città sono state organizzate cerimonie di commemorazione. A Tokio l’imperatore giapponese Akihito e l’imperatrice Michiko si sono inchinati di fronte al memoriale per le vittime.

 

 

Cosa accadde a Fukushima A Fukushima si è verificata una tripla fusione del nocciolo che rilasciò iodio, cesio e cobalto radioattivi. Non è stato possibile stabilire quali siano i danni provocati dal terremoto e quali dallo tsunami. Ma sta di fatto che, molto schematicamente, i sistemi elettrici che governano i sistemi di raffreddamento della centrale sono stati messi fuori uso. Questo ha determinato un surriscaldamento dell’acqua e del combustibile, a cui sono seguite la produzione di grandi quantità di vapore e idrogeno e l’aumento della pressione. Una situazione che ha causato una serie di esplosioni di natura chimica e una serie di altri eventi, fino alla fusione dei noccioli di tre reattori. Dei sei reattori in funzione alla centrale di Fukushima, al momento del sisma tre erano già spenti per manutenzione. Negli altri tre si è verificata la fusione dei noccioli, che rappresenta l’evento più catastrofico che possa avvenire in una centrale nucleare. Accade quando la temperatura nel reattore non è più sotto controllo e sale rapidamente a oltre 2.000 °C (dai 300 circa di normale operatività).

I 50 di Fukushima. Nei giorni successivi all’incidente un gruppo di 180 persone, operai, ingegneri e impiegati, lavorò al contenimento dei reattori tra esplosioni e imponenti fughe radioattive. Erano volontari anonimi, vicini alla pensione, che a turni di 50 alla volta entrarono nella centrale sostenendo turni massacranti pur di scongiurare il rischio più grave. Vennero chiamati “i 50 di Fukushima”, eroi di cui nessuno parla e dei quali non si conosce lo stato di salute. Tra loro c’era anche l’ex direttore generale del dipartimento delle risorse nucleari alla compagnia giapponese Tepco, che ai tempi gestiva la centrale, Masao Yoshida. Nel luglio 2013 è morto per un cancro all’esofago che lo stava consumando dalla fine del 2011.

La storia di Masao Yoshida. È stato lui il simbolo della forza giapponese, quando decise di raffreddare i reattori danneggiati con acqua di mare. Violò gli ordini dei superiori, preoccupati che l’acqua salata avrebbe compromesso irreparabilmente gli impianti. Il suo coraggio evitò una catastrofe, e l’ingegner Yoshida rimase coraggiosamente nell’impianto a dirigere le operazioni di contenimento dei danni, esponendosi alle radiazioni. Già nel 2008 l’ingegnere aveva avvertito del rischio incidente qualora si fosse verificato un tsunami con onde alte 15,7 metri, ma rinviò l’attuazione delle relative misure di sicurezza perché quello scenario era il peggiore preso in esame e le probabilità che si verificasse erano molto basse. La Tepco ha sempre escluso che la malattia dell’ingegner Yoshida fosse collegata all’esposizione alle radiazioni, sostenendo che per sviluppare il cancro sarebbero dovuti passare dai 5 ai 10 anni.

 

 

La gravità dell’incidente e la situazione oggi. L’incidente della centrale di Fukushima è il più grave disastro nucleare della storia, insieme a quello di Chernobyl del 1986. Entrambi sono stati classificati al livello più alto, il 7, nella scala dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Si stima che per rimettere in sicurezza i reattori danneggiati ci vorranno almeno 30 anni. Ma altrettanti ce ne vorranno per capire gli effetti sulla salute di chi nei dintorni della zona di Fukushima è stato esposto alle radiazioni. Lo studio più recente che è stato condotto dall’Unscear, l’agenzia dell’Onu che studia gli effetti delle radiazioni, è dell’aprile 2014. Finora non si sono registrati casi di malattie acute o di decessi dovuti alle radiazioni tra i lavoratori o i cittadini in seguito all’incidente, perché le dosi a cui sono stati esposti gli abitanti della zona sono basse o molto basse. Ma non esistono certezze su quale sia la quota di radiazioni ionizzanti in grado di provocare effetti negativi per la salute, immediate o ereditabili.

Non ci sono radiazioni innocue. Secondo gli scienziati, infatti, non esiste una dose di radiazioni che possa essere definita innocua, per quanto bassa possa essere. Oggi è vietato entrare nel raggio di un chilometro dalla centrale e nel perimetro di 20 chilometri si può entrare di giorno ma non ci si può fermare la notte. A quattro anni di distanza, secondo le stime di un rapporto di Greenpeace, ci sono ancora dai 15 ai 28 milioni di metri cubi di rifiuti atomici. Sono raccolti in grandi sacchi neri e blu e sono sparsi in giro per il territorio della prefettura di Fukushima, anche nei giardini delle case. Per smaltirli ci vorranno decine di anni.

Continua il raffreddamento. Le operazioni di raffreddamento andranno avanti ancora per molti anni, e nel frattempo ogni giorno vengono consumate 300 tonnellate di acqua per raffreddare il nocciolo e il combustibile fuso nei tre reattori. Altre 300/400 tonnellate ogni giorno attraversano il sito sottoterra, contaminandosi. Lo spegnimento progressivo dei 48 reattori delle centrali atomiche sparse in tutto il Giappone era stato ultimato nel 2013, ma lo scorso novembre, nell’ambito del rilancio del settore voluto dal premier Shinzo Abe, le autorità hanno dato il via libera alla riattivazione della centrale di Sendai, nel sud del paese.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia