1820 vittime palestinesi, 63 soldati israeliani

Gaza, tregua umanitaria di 7 ore

Gaza, tregua umanitaria di 7 ore
01 Agosto 2014 ore 10:50

Dopo le accuse della comunità internazionale per il bombardamento della scuola dell’Onu a Rafah (almeno 10 vittime) e una notte di bombe (con altri 10 palestinesi uccisi), Israele ha annunciato una tregua umanitaria di sette ore in vigore da questa mattina, 4 agosto, nella maggior parte del territorio di Gaza.

La «finestra umanitaria» durerà dalle ore 9 alle ore 16 (ora italiana), esclusa la parte orientale della città di Rafah (sud della Striscia), «dove gli scontri sono ancora in corso e viene mantenuta una presenza militare israeliana», così si legge in un comunicato dell’esercito israeliano. Israele avverte che, comunque, «risponderà a qualsiasi tentativo di infrangere questa “finestra”» o attaccare a civili e soldati. Hamas ha definito stamattina la tregua come un a “unilaterale” e mirata solo a «distogliere l’attenzione dal massacro di Israele».

Ucciso il capo degli 007 di Hamas. L’esercito israeliano ha colpito, nella notte tra domenica 2 e lunedì 3 agosto, altri 20 obiettivi nella Striscia e 2 tunnel. Israele avrebbe anche ucciso il capo dell’intelligence della Jihad islamica a Gaza, Danyal Mansur. Mansur sarebbe stato il comandante del distretto nord e responsabile del lancio dei missili ad alta traiettoria contro il territorio israeliano durante l’operazione Pilastro difensivo del 2012.

L’attacco drone nelle vicinanze di una scuola Onu. Nella mattinata del 3 agosto, poco lontano da una scuola dell’Unwra (l’agenzia Onu per i rifugiati) a Rafah, un drone israeliano ha attaccato «tre terroristi della Jihad islamica che a bordo di una moto stavano passando lì accanto», così si legge in una dichiarazione dell’esercito israeliano. Ma nell’esplosione sono rimaste uccise almeno dieci persone. Trentacinque i feriti.

 

 

Non ha tardato ad arrivare la condanna di Ban Ki-Moon, segretario delle Nazioni Unite: «È un insulto morale e un atto criminale. E un’altra grossolana violazione del diritto umanitario internazionale», scrive in una nota nella quale sollecita «una rapida indagine» per accertare le responsabilità. «Le Forze di difesa israeliane – ha ricordato – sono state ripetutamente informate della posizione delle strutture dell’Unrwa». Il segretario generale dell’Onu ha infine rinnovato la sua richiesta alle parti di «mettere fine immediatamente agli scontri e tornare sul percorso di pace, questa follia deve finire». Anche gli Usa hanno usato toni molto duri: «Siamo costernati», si legge in una nota del Dipartimento di Stato, «Chiediamo a Israele di fare di più per evitare vittime civili».

Hamas continua il lancio di razzi. Da Gaza, nella mattinata del 3 agosto, sono una decina i razzi lanciati verso la regione sud d’Israele. Suonano di nuovo le sirene d’allarme. I razzi sono caduti nella zona di Ashqelon e di Sderot (a sud di Tel Aviv, verso il confine con la Striscia) e nella regione del Neghev.

Il ritiro parziale delle truppe e le nuove disposizioni. Il ritiro parziale delle truppe israeliane da Gaza, iniziato sabato 2 agosto, è una «missione in pieno corso, perché sta cambiando veste ma continua», ha spiegato il tenente colonnello Peter Lerner. «Ci stiamo ridispiegando dentro la Striscia, stiamo smantellando alcune postazioni e avvicendando altre unità all’interno di Gaza e quindi non si tratterà più dello stesso tipo di operazione terrestre». Secondo un alto responsabile dell’esercito, una volta che tutti i tunnel saranno distrutti, l’esercito riesaminerà la situazione per decidere come procedere: «Le recinzioni di frontiera hanno bisogno di riparazioni e le nostre forze devono rimanere vicino alla Striscia». Fa sapere anche che Israele «continuerà ad agire, e sul terreno dispone di una forza di reazione rapida in grado di affrontare Hamas, se necessario».

Le replica di Hamas: «Nessuna tregua sarà possibile nella Striscia di Gaza fino a un completo ritiro delle forza di terra israeliane». È il messaggio del leader politico in esilio Khaled Meshaal.

I funerali del soldato Hadar Goldin. Nella notte tra venerdì 1 e sabato 2 agosto, l’esercito israeliano ha annunciato la morte del sottoluogotenente 23enne Hadar Goldin, dato per disperso nei combattimenti nella Striscia di Gaza. «Un comitato speciale guidato dal rabbino responsabile della IDF ha annunciato la morte del soldato di fanteria della Brigata Givati, luogotenente Hadar Goldin, ucciso in battaglia nella Striscia di Gaza venerdì primo agosto». La morte è stata comunicata alla famiglia dopo il ritrovamento di alcuni resti giunti dal campo di battaglia.

I funerali di Hadar Goldin si sono svolti domenica pomeriggio a Kfar Saba (Tel Aviv): migliaia di persone giunte da tutto Israele vi hanno partecipato. Prima del funerale, il premier Benjamin Netanayhu ha telefonato alla famiglia per esprimere le proprie condoglianze, mentre il ministro della Difesa Moshé Yaalon ha partecipato alle esequie.

Inizialmente si pensava che Goldin fosse stato rapito: il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva assicurato che sarebbe stato fatto di «tutto per riportare a casa» il giovane – 23 anni e un altro fratello arruolato -, dopo che la famiglia Goldin aveva implorato l’esercito di non abbandonare Gaza senza averlo rintracciato. Ora, la ricostruzione dell’esercito («ucciso in battaglia») sembra escludere colpe di Hamas o altre bande. Il portavoce di Hamas a Gaza Sami Abu Zuhri, accusa Israele di aver «ingannato» il mondo sostenendo che il soldato israeliano Hadar Goldin fosse stato rapito. «Lo ha fatto – ha detto- in modo da infrangere la tregua di 72 ore dell’Onu e degli Usa e per commettere il massacro di Rafah».

Il bilancio dei morti e dei feriti. Secondo le cifre del ministero della Sanità di Gaza, sono 1.737 le vittime palestinesi dall’inizio dell’operazione Margine protettivo (iniziata l’8 luglio scorso): 400 di queste sarebbero bambini. I feriti sono oltre novemila. Gli israeliani hanno perso 63 soldati e due civili.

Israele rifiuta la tregua e opera «in maniera unilaterale». Nel frattempo al Cairo è arrivata la delegazione palestinese per discutere di una tregua che Israele rifiuta: «Non manderemo alcuna delegazione al Cairo – dicono i portavoce – operiamo in maniera unilaterale a Gaza».

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