I sindacati: pronti a dare battaglia

Diremo addio ai Bagni Marinella? La discussa normativa europea

Diremo addio ai Bagni Marinella? La discussa normativa europea
06 Marzo 2015 ore 10:41

Una burrasca sta per abbattersi sugli stabilimenti balneari italiani. Non si tratta di nulla di meteorologico, bensì di legislativo: entro l’estate, infatti, il demanio marittimo ceduto in concessione ai piccoli imprenditori delle spiagge verrà nuovamente messo a disposizione del miglior offerente, attraverso un’asta pubblica, e tutti coloro che negli ultimi anni hanno investito i propri risparmi per costruire uno stabilimento balneare rischiano di rimanere con un pugno di mosche in mano. Ma il sindacato (Sib) e i singoli esercenti promettono battaglia.

 

 

La direttiva europea. L’origine del problema risieda in una direttiva dell’Unione europea del 2006 ed entrata in vigore in Italia nel 2010, la cosiddetta “direttiva Bolkestein”: secondo questo dettato di Bruxelles, venne dichiarato non compatibile con il diritto dell’Ue la normativa italiana in materia di concessioni del demanio marittimo con finalità turistiche e ricreative, poiché la legge italiana non favorirebbe la libera concorrenza delle aziende europee per quanto concerne la gestione degli stabilimenti balneari. La vigente legislazione italiana prevedeva una disciplina delle concessioni in questione parecchio nebulosa e poco dettagliata, che nella pratica si concretizzava in acquisto da parte di un singolo esercente il quale non si sarebbe tendenzialmente più sentito chiamare in questione da parte dello Stato. Ma, come detto, l’Europa ha visto in questo processo una violazione delle regole comunitari sulla concorrenza, e ha così deciso di intervenire.

In Italia se n’erano accorti in pochi. Dall’inizio della discussione sulla Bolkestein fino alla sua ratifica nel 2010, in pochi, in Italia, si sono accorti dell’esistenza di questa direttiva. Successivamente, nonostante il tentativo di produrre alcune proposte tampone, come quella contenuta nell’ultimo Decreto Sviluppo che istituiva un diritto di superficie a 90 anni, cancellata dopo pochi giorni con Bruxelles attonita, non si è più potuto tornare indietro. E oggi non si può far altro che rassegnarsi al procedimento dell’asta pubblica, poiché la possibilità di una deroga è molto difficile essendo stata concessa, a suo tempo, solo per settori quali le autostrade o le farmacie, ad esempio, ossia a servizi di pubblica utilità.

Un problema per molti. Se da un lato c’è chi ha speculato sugli arenili grazie ad un regime normativo di manica larga, dall’altro ci sono famiglie che hanno investito tutti i propri risparmi sul piccolo stabilimento, magari stipulando con le banche mutui ventennali, sicuri del rinnovo automatico della concessione. Ma ora il rischio è di vedersi scippare l’attività da imprese ben più ricche e potenti: i balneari temono infatti uno scenario in cui le future aste saranno aggiudicate semplicemente a chi offre più soldi, ad esempio grandi tour operator o colossi alberghieri, e non a chi ha bene operato negli anni. Nonostante queste premesse, il sindacato non ha perso a fiducia nel Governo.

 

 

In Italia 30mila stabilimenti. Anzi, Riccardo Borgo, presidente del Sib, si è dichiarato convinto che dalle alte sfere esecutive si leverà una mano per impedire la scomparsa degli attuali 30 mila stabilimenti balneari presenti in Italia (in nessun altro Paese europeo ce ne sono così tanti). Il Governo dovrà intervenire «dal momento che è ben consapevole delle possibili gravissime conseguenze alle quali andrebbe incontro il turismo italiano, soprattutto in tema di qualità dei servizi, immagine ed occupazione. Ma non c’è più tempo: gli imprenditori balneari sono già al lavoro perché tra poco più di un mese inizia la stagione turistica 2015 e molti, troppi, non conoscono ancora oggi quale sarà il proprio destino e quello delle loro famiglie».

C’è una speranza? La speranza arriva proprio dalla citata peculiarità dell’Italia, in merito all’ingente numero di stabilimenti presenti sulle coste. Stando alle parole del sottosegretario al Ministero dell’Economia Pier Paolo Baretta, l’intento del Governo è quello di convincere l’Europa a riconoscere questa specificità rispetto agli altri Paesi europei, e di pensare quindi ad una normativa ad hoc. Ma occorre fare molto in fretta e agire prima della sempre più prossima asta pubblica (la data non è ancora specificata, ma sicuramente dovrebbe avvenire prima dell’inizio della stagione estiva), perché la primavera ha cominciato a bussare, e presto gli italiani torneranno in spiaggia. Serviti da chi, non è ancora dato saperlo.

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