Le linee guida

Gori e la corsa per la Regione La strada è lunga, ma già tracciata

Gori e la corsa per la Regione La strada è lunga, ma già tracciata
Cronaca 11 Ottobre 2017 ore 05:30

Ora c’è anche il simbolo. L’investitura ufficiale di tutto il centrosinistra no, ma per il resto ci siamo. Anche perché Giorgio Gori, a differenza della sinistra, non è tipo da perdersi in quisquilie. E così, mentre Mdp (il Movimento democratico e progressista di Bersani, D’Alema and co.) e movimenti di sinistra annessi e connessi continuano a riflettere sull’idea di appoggiare nella prossima corsa alla Regione Lombardia l’attuale sindaco di Bergamo, quest’ultimo si porta avanti e la mattina di sabato 23 settembre, a Palazzo Pirelli in quel di Milano, ha di fatto lanciato la sua locomotiva con fermata Pirellone. Un incontro ufficioso, a cui hanno partecipato circa quattrocento persone tra amministratori locali, esponenti del Pd e figure dell’imprenditoria regionale, con l’intento di gettare le basi della futura campagna elettorale, che si preannuncia tutt’altro che semplice.

 

 

Gori si porta avanti: il simbolo. Mentre attende di sapere chi lo supporterà e se dovrà o meno affrontare delle primarie di coalizione, Gori si sta intelligentemente portando avanti, disegnando quelle che saranno le linee guida di un’avventura stimolante ma certo non facile. Primo passo, il simbolo. Semplice, in continuità con quello della campagna elettorale (vincente) bergamasca del 2014: una grande “X” sullo sfondo arancione della Lombardia e il chiaro slogan “La Lombardia per Giorgio Gori”. Certo, da qui a novembre, quando teoricamente dovrebbe realmente iniziare la disfida elettorale con il governatore Roberto Maroni, Gori e il suo staff potrebbero cambiare idea, ma per ora la base di partenza è questa, ovvero un simbolo e uno slogan che ripercorrono paro-paro quelli del 2014.

Strategia vincente non si cambia. E, parallelamente, sembra che anche la strategia del sindaco sarà improntata su quella che gli ha permesso di accomodarsi a Palazzo Frizzoni. Tre anni fa, la principale mossa vincente di Gori fu quella di capire che non tutti i quartieri di Bergamo ponevano alle istituzioni le stesse domande. Per questo la città venne suddivisa in ventitré aree e per ognuna di esse venne studiata una campagna ad hoc. Il programma era ovviamente unico, ma per ogni quartiere o zona di Bergamo fu pensata una strategia comunicativa a sé, in grado di rispondere specificatamente alle tematiche locali. Fu un lavoro certosino che, però, portò i suoi frutti.

 

 

E che ora l’ex numero uno di Magnolia vorrebbe riproporre anche in Lombardia, sebbene su scala ben più ampia. Gori è perfettamente consapevole che non ci si conquista il Pirellone con i voti di Milano e Bergamo, ma ce lo si conquista andando a raccogliere consensi anche e soprattutto nelle province, nelle valli, nelle aree dimenticate. Territori in cui, storicamente, è la destra a vincere. Per questo motivo l’idea di fondo è studiare campagne che rispondano ai problemi e alle criticità di questi posti, magari facendosi aiutare anche da personalità che quei territori li conoscono e li sanno leggere in profondità. Da qui la volontà di aggregare attorno a sé un vasto numero di amministratori locali, di grandi e di piccoli centri, che ne supportino idee, programma e visione politica generale.

Lombardia, si può fare di più. Un altro punto su cui Gori cercherà di far leva è quello del confronto tra la Lombardia e le altre grandi aree europee a lei paragonabili per forza economica e demografica. In Italia, infatti, è indubbio che la nostra Regione rappresenti un’eccellenza in termini amministrativi. Eppure, secondo il sindaco di Bergamo, il potenziale inespresso è ancora molto: Maroni poteva e doveva osare di più, ma non lo ha fatto per quieto vivere. La Lombardia, oggi, non deve guardare a Roma, ma all’Europa e al mondo e mettersi in (sana) competizione con loro. Per Gori, insomma, è arrivato il momento che la Lombardia compia il salto di qualità definitivo e i presupposti per farlo ci sono tutti, basterebbe avere il coraggio di andare oltre quella comfort zone costruita sui successi del passato. Da qui la scelta di rivolgersi agli esponenti del cosiddetto civismo lombardo, da tempo alla ricerca di nuovi leader.

 

 

Il necessario al referendum. Infine, il referendum del 22 ottobre. Che resta lì, sullo sfondo. Maroni nega si tratti di una mossa elettorale, ma sa bene che lo è. Gori, dal canto suo, è consapevole che molto probabilmente finirà con un plebiscito a favore di una maggiore autonomia per la Lombardia. Chiedere alla gente di votare “No” sarebbe inutile e controproducente, nonostante una parte della sinistra la ritenga la cosa più giusta da fare. Da qui la mossa, astuta, di appoggiare il “Sì”, precisando però come gran parte dei motivi portati avanti da Maroni siano in realtà meri slogan e facendo in modo che il probabile esito positivo del quesito non diventi una vittoria soltanto dell’attuale governatore lombardo. Una strategia, ovvio, ma politicamente molto saggia e che permette a Gori di giocare ad armi pari con Maroni, soprattutto negli eventuali dibattiti e faccia a faccia che si terranno da qui ai prossimi mesi.

Il confronto con Maroni. Un primo assaggio c’è già stato qualche settimana fa, quando il sindaco di Bergamo e il governatore si sono incontrati-scontrati nel Varesotto. Nell’occasione, il primo cittadino ha dimostrato di saper lottare ad armi pari (se non superiori) al suo rivale. In questa partita a scacchi politica, com’è ovvio, a Gori servirà innanzitutto l’aiuto di chi crede in lui. Da qui la nascita del sito, piattaforma in rampa di lancio e dalla quale è già possibile aderire a un comitato o fondarne uno in suo supporto. Il primo è già nato ed è coordinato dalla consigliera comunale Romina Russo. La strada verso il 2018 è lunga, ma sembra essere già tracciata.