Oggi è la festa della riunificazione

Il giorno in cui i tedeschi dell’est furono liberi di varcar la frontiera

Il 3 ottobre 1990 i due Stati tedeschi, divisi per 41 anni dalla guerra fredda, firmarono per tornare uniti. Poco meno di un anno prima, il 9 novembre del 1989, era caduto il muro di Berlino, confine di una città e di un'epoca. E poco più di un anno prima, il 30 settembre 1989, erano stati consegnati per la prima volta i lasciapassare ai cittadini dell'est.

Il giorno in cui i tedeschi dell’est furono liberi di varcar la frontiera
03 Ottobre 2014 ore 15:55

 

Il 30 settembre 1989, a Praga, capitale della Cecoslovacchia (la divisione in Repubblica Cèca e Slovacchia sarebbe avvenuta anni dopo) l’allora ministro degli Esteri di Bonn (la città che fungeva da capitale della Germania Ovest, o Repubblica Federale di Germania) Hans Dietrich Genscher, si affacciò al balcone dell’ambasciata tedesca.

È il momento chiamato Botschaft von Prag, l’Annuncio di Praga. Sotto di lui una folla di profughi tedesco orientali che da settimane vivevano nella sede diplomatica aspettando il via libera per passare ad ovest. Genscher era appena arrivato da New York, dove aveva trattato con i ministri degli Esteri sovietico, Shevarnadze, e quelli tedesco orientale e cecoslovacco la fuoriuscita dei rifugiati. «Cari compatrioti tedeschi – cominciò a dire – siamo venuti qui da voi per annunciarvi che le vostre Ausweise … » un boato! Gente che si baciava, che piangeva, una gioia incontenibile. Ausweis è la carta d’identità, il lasciapassare, insomma qualcosa che ti permette di andare dove vuoi. I documenti per andare all’ovest erano pronti, aveva detto quell’angelo.

 

 

La conferma – con l’implicito contenuto della trattativa newyorkese – si ebbe pochi minuti dopo quando il collega orientale di Genscher, il ministro degli esteri della Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca) rilasciò alle agenzie di stampa una dichiarazione in cui diceva che per motivi umanitari il suo governo aveva deciso di espellere proprio quelli che erano lì in ambasciata.

Quella stessa sera – ed era già buio, quindi tutto doveva essere stato preparato prima, assieme alla storiella dell’espulsione – il primo treno lasciò Praga con destinazione la città di Hof, in Baviera, per raggiungere la quale il convoglio avrebbe dovuto attraversare la Germania Est. Speriamo che non ci fermino nel bel mezzo della campagna, avrà pensato più d’uno, fra i fuggiaschi. Invece andò tutto bene. Due ore dopo un altro treno, poi un altro, poi ancora altri due sempre a distanza di 120 minuti l’uno dall’altro. Furono i primi 6000 profughi che qualche ora dopo – era già il 1 ottobre – invasero il centro di Hof. E lo fecero senza Ausweise, perché i poliziotti della Germania Est (i famigerati Vopos) di scorta al treno li avevano sequestrati tutti. Cosa se ne facessero Dio solo lo sa. Ma angariare qualcuno faceva parte della loro deontologia professionale.

 

http://youtu.be/iJWzXUGeUVM

 

Poche settimane prima, nell’agosto, i telegiornali di tutto il mondo avevano mandato in onda un servizio in bianco e nero nel quale si vedeva della gente in divisa che sradicava i paletti di confine tra Ungheria e Austria e tagliava il filospinato. Il primo tratto della Cortina di Ferro, che dalla fine della guerra aveva diviso in due l’Europa dal Baltico al Mar Nero, stava per essere smantellato. Molti pensarono all’azione di guastatori. Ma non era così. Il Muro cadde sei settimane più tardi, il 9 novembre 1989. La sua costruzione era iniziata 28 anni prima, nell’agosto del 1961, quando anche molti ragazzi italiani in gita si videro costretti a uscire dalla metropolitana. I modi degli agenti erano a dir poco bruschi, di spiegazioni neanche parlarne. Avrebbero avuto tutto il tempo per capire da soli.

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