Cronaca
«Vorremmo questo come simbolo»

Il Giubileo tra i profughi di Erbil Con una tenda come Porta Santa

Il Giubileo tra i profughi di Erbil Con una tenda come Porta Santa
Cronaca 14 Dicembre 2015 ore 15:45

Una tenda aperta come Porta santa: la comunità cattolica irachena si appresta a vivere il Giubileo della Misericordia da sfollata all’interno del proprio Paese. L’estate scorsa 120mila cristiani furono costretti alla fuga dall’avanzata dell’Isis. Il risultato è espresso drammaticamente dai numeri: la minoranza cristiana oggi conta meno di mezzo milione di fedeli, rispetto al milione e mezzo che era prima dell’invasione dell’Iraq, nel 2003, da parte degli americani e dei loro alleati. La maggior parte dei 120mila esuli interni si trova nelle zone curde ritenute più sicure, a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno: una città che nel 2010 contava quasi 1,3 milioni di abitanti. Qui la componente di profughi cristiani è notevole, fuggiti anche perché in questa città esiste da sempre un quartiere totalmente cristiano, chiamato “Ainkawa”, dove sapevano di poter essere accolti. Vivono in piccoli appartamenti e caravan, dono delle Chiese del mondo e del Governo curdo. Lo scorso ottobre è stata anche inaugurata in tempo per l’inizio del nuovo anno scolastico la scuola elementare per bambini sfollati cristiani e yazidi nel campo profughi di Ashti. Una scuola finanziata dalla Coooperazione italiana e realizzata da una ong “Un ponte per”.

 

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L'apertura della porta santa. «La gente vorrebbe tornare nelle proprie città e villaggi ma ciò è semplicemente impossibile», ha detto il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Sako all’agenzia cattolica Sir. Anche ad Erbil, come in tutte le diocesi del mondo, ieri, domenica 13 dicembre, è stata aperta una porta santa: l’arcivescovo caldeo Bashar Matti Warda, ha aperto ieri quelle della cattedrale di san Giuseppe, proprio nel sobborgo cristiano di Ankawa. Ed è stato proprio lui a dar voce al desiderio condiviso di avere una Porta santa in una tenda: «Vorremmo ci fosse anche una tenda a rappresentare la Porta santa della Misericordia», ha detto monsignor Warda, senza scendere nei dettagli. «La tenda rappresenta questa nuova condizione di vita, l’unico riparo che hanno avuto dopo essere fuggiti».

 

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La tenda del porto di Reggio Calabria. A Baghdad invece la Porta santa sarà aperta dallo stesso patriarca Sako il 19 dicembre in quella che è stata la prima cattedrale del Paese, intitolata alla Madonna Addolorata, dove, tra l’altro, sono sepolti i patriarchi della chiesa irachena. Ma più di tutto, a livello simbolico, si guarda all’apertura della Porta santa nella tenda, come emblema della condizione di “senza patria” delle migliaia di sfollati. Non ci sono ancora i dettagli di questa iniziativa, che si mette in linea con il progetto di Giubileo “decentrato” voluto da Papa Francesco. Quella nel campo di Erbil non è la sola tenda a far da Porta santa, Proprio oggi al porto di Reggio Calabria è stata aperta una Porta Santa molto particolare, quella della Tenda Ministeriale per l'accoglienza agli sbarchi. Da qui sono passati i 40.000 profughi arrivati nella città calabrese: volti di bambini e bambine, donne, uomini, famiglie intere con storie cariche di sofferenza.