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Parola agli studiosi d'arte

Le critiche alla passerella di Christo firmate Sgarbi e altri (che ne sanno)

Le critiche alla passerella di Christo firmate Sgarbi e altri (che ne sanno)
Cronaca 24 Giugno 2016 ore 06:00

«The Floating Piers di Christo è una passerella verso il nulla». Un giudizio tanto semplice quanto tranciante. Ma neppure troppo. A dirlo è Vittorio Sgarbi, animale mediatico ma soprattutto uno dei più apprezzati critici d’arte del nostro Paese. O quantomeno uno dei più ascoltati, perché sa farsi ascoltare. Il suo giudizio sull’opera dell’artista bulgaro-newyorchese che ha acceso i riflettori sul Sebino arriva da un letto del Papa Giovanni di Bergamo, dove è stato ricoverato il 19 giugno dopo essere stato colto da un malore mentre si trovava in un hotel di Lovere. Le sue condizioni non sono gravi, né legate ai problemi cardiaci avuti a dicembre, quando fu operato d’urgenza al cuore a Modena. Pare si sia trattato semplicemente di un’innocua quanto dolorosa colica renale. In serata è stato dimesso. Giusto in tempo, però, per essere raggiunto dai giornalisti del Corriere della Sera, che hanno raccolto il suo giudizio su The Floating Piers.

 

 

Sgarbi e le bellezze del lago d’Iseo. Una passerella verso il nulla, dicevamo. O meglio, ha detto Sgarbi. «Se non serve a connettere il lago con almeno una ventina di itinerari artistici della terraferma è solo un’operazione capitalistica, figlia della cultura americana fatta di McDonald’s e patatine, un meteorite fine a se stesso – spiega con il suo solito trasporto -. Non voglio avere l’atteggiamento snob del primo della classe, ma per me Iseo vuol dire Romanino a Pisogne, il liberty di Sarnico, l’Accademia Tadini a Lovere, che ci metterebbe dieci anni a registrare i 40mila visitatori giornalieri della passerella. Se almeno un turista che passeggia sull’opera di Christo non va a vederla, questo lavoro svela la falsa cultura del contemporaneo, che è soltanto uno show divertente». Un giudizio sicuramente non lusinghiero, che va però oltre all’apparenza dell’opera, toccandone invece la sua essenza. Sgarbi non ne critica la realizzazione, ma lo scopo. Per lui è un dispiacere che altre perle di quel meraviglioso scrigno che è il lago d’Iseo restino in ombra rispetto alla passerella temporanea. Un giudizio decisamente più profondo di quello di tanti altri suoi colleghi.

 

daverio philippe

 

Daverio e la «sagra di paese». Tra i più duri, ad esempio, c’è Philippe Daverio, storico dell’arte che ha definito (su Bergamonews) la passerella «un’attrazione, un’alternativa alle sagre di paese, quelle con la tenda e l’attrazione della donna cannone. È un fenomeno da fiera dei miracoli. Anzi, sa che le dico? Che se mettesse anche due stand all’ingresso con il tiro ad aria compressa sarebbe l’ideale». Per Daverio, semplicemente, «questa non è arte. L’arte è qualcosa di diverso, è altra cosa. Qui manca l’ambiguità e la complessità dell’arte vera, oltre alla ripetibilità. Uno ascolta duecento volte la fuga di Bach o ammira per centinaia di volte il David di Michelangelo e ogni volta percepisce una nuova sensazione. Se uno invece salisse per duecento volte sulla passerella di Christo entrerebbe nella categoria dei cretini». Nonostante ciò, lo storico dell’arte non esclude una visita all’opera: «Di certo non sacrificherò una mattina per partire da Milano e andare a camminare sulle acque del lago d’Iseo. Non voglio fare lo snob, se mi capita e ci passo andrò a vederla, ma come fenomeno in sé non mi interessa, è una cosa totalmente priva di interesse. Non sono contrario. È un po’ come la partita Udinese-Sampdoria: per i tifosi può essere interessante, per me no». Il suo discorso tocca anche l’arte di Christo: «Inizialmente le sue erano delle vere provocazioni, poi si è chiuso su se stesso ed è diventato ripetitivo, non ha saputo innovarsi, evolvere. È come se Pablo Picasso avesse dipinto per tutta la vita Les demoiselles d’Avignon. Con questo non dico che disprezzo l’arte contemporanea, anzi. Ma la passerella è da catalogare come un fenomeno da fiera dei miracoli».

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«Siate orgogliosi di dire “io non c’ero”». Un giudizio che non si allontana di molto da quello di Tommaso Labranca su Libero, il quale però ha preferito usare l’arma dell’ironia per esprimere la proprio idea sull’opera di Christo: «Magari siete in fila per percorrere i quattro chilometri di camminata sulle acque promessi da The Floating Piers. Ebbene, ripensateci! Non fatelo! Tornate indietro! Magari provateci più avanti, ma non cercate di essere il primo individuo a percorrerla. La cultura popolare è piena di storie in cui il Diavolo aiutava a costruire un ponte sulle acque nel giro di una notte pretendendo in cambio l’anima del primo essere che lo avesse attraversato. In un’opera complessa come questa c’è di sicuro lo zampino di qualche diavoletto, per cui tornate a casa e salvatevi l’anima. Se non credete all’inferno, tenete almeno presente il fatto che in questa prima giornata sono previste almeno 30mila persone disposte a tutto pur di dire “io c’ero”. Siate tra quelli che potranno dire con orgoglio “io non c’ero”». Un po’ più “snob”, invece, Mimmo Franzinelli sul Corriere: «Siamo dinanzi a un impressionante fenomeno di conformismo, in salsa provinciale. Sia consentito a un agnostico di non unirsi allo stuolo degli incensatori, in estasi dinanzi alla prospettiva di mettere i mutandoni (ancorché, grazie al cielo, transitori) al lago d’Iseo. […] Ci muoviamo nel regno dell’effimero, speranzosi che una furbata d’artista produca tanto marketing». Giudizi legittimi, per carità. Ma che si trovano a scontrarsi con la fredda sentenza dei numeri: dopo il primo weekend, The Floating Piers è già un successo. E, arte o meno, questo dice già molto.