Cronaca
Oggi si insedia Mattarella

Il giuramento del Presidente

Il giuramento del Presidente
Cronaca 01 Febbraio 2015 ore 07:52

Nella giornata di oggi, martedì 3 febbraio, il nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella compirà il solenne giuramento che lo renderà a tutti gli effetti titolare della più alta carica dello Stato. Quello del giuramento è un rito complesso e dettagliatissimo, immutato dal gennaio 1948, momento dell’inizio della storia repubblicana del nostro Paese.

La cerimonia ha inizio fin dall’abitazione del neoeletto, che nel caso di Mattarella è la foresteria della Corte Costituzionale, il quale viene prelevato, in forma ancora anonima e privata, dal segretario generale della Camera, direzione Montecitorio. Tale onore domani spetterà a Lucia Pagano, accompagnata, naturalmente, da una scorta di Carabinieri. Della partenza del Presidente vengono informati i dipendenti della Camera stessa, i quali hanno il compito di far suonare la campana maggiore dell’edificio in maniera ininterrotta fino all’arrivo della delegazione. Si tratta di una campana particolare: nel bronzo, oltre allo stemma pontificio (in epoca preunitaria la campana segnalava l'inizio delle udienze del tribunale pontificio), alle figure di Cristo e di Sant'Antonio, c’è il motto latino “diligite justitiam qui iudicatis in terram”, ovvero “onorate la giustizia voi che giudicate in terra”. Il Presidente della Repubblica, infatti, in quanto presidente del Consiglio superiore della magistratura, è il primo magistrato d'Italia.

Ad accogliere il nuovo Capo dello Stato all’ingresso di Montecitorio ci sono i Presidenti di Camera e Senato, in questo caso Laura Boldrini e la vicaria della presidenza del Senato Valeria Fedeli, in quanto il numero uno di Palazzo Madama, Pietro Grasso, è come da norma sostituto del Presidente della Repubblica fino all’insediamento ufficiale del nuovo eletto. Con l’ingresso nell’atrio, cominciano gli onori militari, eseguiti da un reparto scelto del corpo dei Carabinieri vestiti in alta uniforme e disposti su due file fronteggianti, in mezzo alle quali marcia il nuovo Presidente della Repubblica. Da lì, la delegazione, passando attraverso la sala dei Ministri, presso la quale vengono effettuati i dovuti onori da parte dei componenti del Consiglio di presidenza del Senato e dell’Ufficio di presidenza della Camera, raggiunge l’Aula, ornata per l’occasione con 21 bandiere e drappi rossi e gremita di tutti i membri del Parlamento in seduta comune.

L’assemblea è tenuta dal Presidente della Camera, che apre la cerimonia invitando il neoeletto a prestare giuramento secondo l’articolo 91 della Costituzione. Prassi vuole che il nuovo Presidente declami a gran voce le seguenti parole: «Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione».

Anche se è capitato in un solo caso, con il giuramento di Gronchi nel 1955, è prevista anche la possibilità che la suddetta formula venga presentata in forma di domanda dal Presidente della Camera, con il nuovo Capo dello Stato che ha il compito di rispondere semplicemente: «Lo giuro!».

 

FESTA DEL TRICOLORE

 

Effettuato il giuramento, vengono fatte nuovamente suonare le campane, e sparate 21 salve di cannone. Balza subito all’attenzione come il numero 21 sia piuttosto ricorrente: occorre ritornare ai primi anni del XVII secolo inglese, dove venne stabilito che, per le occasioni cerimoniali di festeggiamento, le salve di cannone dovessero essere necessariamente dispari, e venne stabilito il numero 21 come generale codice internazionale dei rituali istituzionali. Questa tradizione si è espansa in tutti i Paesi di Europa, ed è rimasta viva nei secoli successivi.

Il Presidente della Camera cede allora il proprio posto centrale all’ormai ufficiale nuovo Presidente della Repubblica, il quale pronuncia il suo primo discorso alle istituzioni e alla nazione tutta. Al termine del messaggio, la seduta del Parlamento in seduta comune viene chiusa e il capo dello Stato, accompagnato dai presidenti di Camera e Senato e dai rispettivi segretari generali, lascia l'Emiciclo, raggiungendo l'atrio di Montecitorio, dove viene accolto dal Presidente del Consiglio, e riceve il saluto del segretario generale del Quirinale, mentre un reparto di corazzieri in alta uniforme gli rende gli onori. Quindi si esce da Montecitorio: nella piazza si ascolta l'Inno nazionale e si passa in rassegna il reparto di onore schierato con bandiera e banda.

Il passo successivo riguarda il rendere onore, da parte del nuovo Presidente, al Milite Ignoto presso l’Altare della Patria, accompagnato dal Presidente del Consiglio e dal segretario generale del Quirinale. Infine, scortato dai corazzieri a cavallo e dai Carabinieri, sale al Quirinale lasciando piazza Venezia e attraversando via Cesare Battisti e via IV Novembre, a bordo della Lancia Flaminia 335, l'auto decappottabile a sette posti, che per tradizione viene usata solo in due occasioni: per l'elezione e per la parata per la festa della Repubblica, il 2 giugno. Giunto al Quirinale, avviene il saluto al predecessore, Giorgio Napolitano, il quale compie il proprio commiato finale. Terminato questo momento ed iniziato il rinfresco, si può considerare concluso il rito di insediamento del Presidente della Repubblica.