Cronaca
Alta tensione del Golfo

L'Arabia giustizia un imam sciita Ira dell'Iran che promette vendetta

L'Arabia giustizia un imam sciita Ira dell'Iran che promette vendetta
Cronaca 02 Gennaio 2016 ore 13:28

Il ministro degli Esteri di Ryad ha reso noto che all’alba di sabato 2 gennaio in Arabia Saudita sono state eseguite 47 condanne a morte nei confronti di altrettante persone accusate di terrorismo. Alcune condanne sono state eseguite tramite decapitazione, altre tramite plotone d’esecuzione. La maggior parte degli uccisi era sospettata di avere legami con al Qaida, ma con loro sono stati giustiziati anche quattro sciiti, tra i quali un famoso leader religioso, Nimr al Nimr, cittadino saudita arrestato nel 2012. Proprio l’esecuzione di quest’ultimo ha suscitato l’ira del mondo sciita (l’Arabia è di orientamento sunnita e gli sciiti sono il 5 percento della popolazione) e l’Iran, Paese che in tutto il mondo guida il fronte sciita, ha reagito duramente e per bocca del suo ministro degli Esteri ha avvertito che «Riad la pagherà cara». Durissimo anche l’ayatollah Ahmad Khatami, tra i religiosi più in vista dell’Iran, che ha denunciato la natura «criminale» della famiglia reale saudita e ne ha preconizzato la fine. «Non ho dubbi», ha affermato, «che questo sangue puro macchierà la casa dei Saud e li spazzerà via dalle pagine della Storia».

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Nimr al Nimr era l’imam della moschea sciita di Quatif a Al Awamiyya, nell’est dell’Arabia Saudita. Era stato uno dei promotori delle rivolte sciite nelle regioni orientali del regno per chiedere la fine delle discriminazioni nei confronti delle minoranze religiose e dal 2009 si era mobilitato per chiedere la separazione della provincia del Qatif, a maggioranza sciita, dall’Arabia Saudita e l’unione con il Bahrain. Negli scontri, cominciati nel 2011 e proseguiti fino al 2014, erano stati uccisi diversi poliziotti. Nimr al Nimr era stato arrestato nel 2012 dopo essere rimasto ferito in un conflitto a fuoco con la polizia durante una manifestazione. Accusato di ribellione armata, disobbedienza alla monarchia e di aver favorito gli interessi di una potenza nemica dell’Arabia Saudita, l’Iran, un anno fa era stato condannato a morte.

Dopo l'uccisione del religioso, il fratello Mohammed al-Nimr, ha espresso l’auspicio che qualsiasi risposta alle esecuzioni sia pacifica: «Nessuno deve avere reazioni al di fuori di una cornice pacifica, basta bagni di sangue». Ma l’uccisione dell’Imam ha fatto salire la tensione in varie regioni e oggi manifestazioni di musulmani sciiti ci sono state a Qatif, in Bahrein dove la polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere una protesta a ovest della capitale Manama, e nel Kashmir indiano. Anche l’ex primo ministro iracheno Nuri al-Maliki ha detto che «il reato di giustiziare Al Nimr porterà al rovesciamento del regime saudita», mentre la massima autorità sciita dell’Iraq, l’imam Moqtada al-Sadr, ha chiesto ai fedeli di manifestare contro l’avvenuta esecuzione: «Chiedo agli sciiti dell’Arabia Saudita di mostrare coraggio nella risposta, anche con manifestazioni pacifiche, e lo stesso per gli sciiti nel Golfo, come deterrente per l’ingiustizia e il terrorismo di governo in futuro». Anche il gruppo libanese sciita Hezbollah ha condannato l’esecuzione dell’imam definendola un «omicidio». Dal canto suo Riad si difende. Il portavoce del ministero degli Interni, Mansur al-Turki ha detto che i processi sono stati «regolari» ed è stato «garantito il diritto alla difesa». A infiammare ulteriormente l’area è arrivata però nelle ultime ore la decisione della coalizione a guida Saudita che ha annunciato la fine del cessate il fuoco in Yemen con i ribelli sciiti houti, altro motivo di scontro con l’Iran. Gli stessi houthi in Yemen e gli Hezbollah libanesi hanno condannato le esecuzioni.

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La notizia delle 47 esecuzioni è arrivata poche ore dopo che diverse ONG hanno fatto notare che nel 2015, primo anno di regno di Salman bin Abdelaziz, in Arabia Saudita sono state eseguite 157 condanne a morte, il numero più alto da vent’anni a questa parte. Quella che ha aperto il 2016 è stata la più massiccia esecuzione dal 1980, quando furono giustiziati 63 ribelli jihadisti che avevano attaccato la Grande Moschea della Mecca nel 1979.