Il racket della carità

Gli accattoni in quel di Seriate hanno addirittura il posto fisso

Gli accattoni in quel di Seriate hanno addirittura il posto fisso
Cronaca 04 Settembre 2017 ore 08:00

Ci sono tanti dubbi quando si entra all’ospedale Bolognini per un esame, fosse anche solo del sangue: il colesterolo sarà a posto? Troverò gente al Cup? L’infermiera sarà delicata? Eppure due certezze restano: la prima è il parcheggio a pagamento (e speriamo che, visto che l’attuale gestione avrà termine con l’anno 2017 e dato che verrà costruita la nuova stazione, qualcosa cambi); la seconda è l’accattona poco prima dell’entrata. Eh sì, la signora ha il posto fisso da anni: sempre lei, con qualche variazione nella dislocazione, talvolta più prossima all’entrata, talvolta limitrofa al parcheggio. Da qualche mese, sul viottolo pedonale che conduce all’ingresso, è comparso anche un ragazzo africano che chiede silenziosamente l’elemosina, salutando tutti con una certa gentilezza. Non è certo un santo, ma almeno non importuna i passanti come la rom, che ripete una cantilena a memoria, decantando miseria e disgrazie per smuovere l’animo dei passanti ad allungarle gli euro.

 

 

 

E in città non è l’unica. Ci sono infatti altri accattoni che hanno preso il posto fisso: all’altezza del deposito dei carrelli fuori dall’Unes di corso Europa o dalla Lidl di via Nazionale, fuori dal supermercato Prix in via Nazionale (di recente apertura, ma già con i suoi «addetti»), alla Legler di via Italia. All’Iper di Seriate è rarissimo incrociare accattoni, se non qualche zingara, normalmente nel parcheggio sotterraneo, ma basta una soffiata ai vigilanti o un controllo dalle telecamere di sicurezza, per mobilitare le guardie e far allontanare l’ospite indesiderato. Non manca ovviamente la signora rom di fronte alla chiesa parrocchiale: la stessa da anni (se non fosse per il peso: quello non è più lo stesso, ma di anno in anno è lievitato, segno che la penuria di cibo non la sfiora). Se n’è invece andata (o è stata cacciata?) la zingara che, anni addietro, obbligava la figlioletta di una quindicina d’anni a chieder l’elemosina all’ingresso del cimitero: la mamma stava a una decina di metri di distanza a controllare che la ragazza facesse il suo dovere.

 

 

Questi rappresentano forse la tipologia peggiore di accattoni: hanno capito che con un minimo sforzo possono guadagnarsi da vivere. Basta far due calcoli: considerate il flusso di gente che ogni giorno, feriale o festivo, transita per il Bolognini e calcolate una media di 50 centesimi guadagnati ogni due o tre minuti (sono calcoli non teorici ma concreti, basati sul numero persone si fermano a elemosinare in circa un quarto d’ora) . Andate poi all’Unes o in un qualsiasi altro supermercato: dopo la spesa vi tocca riportare il carrello al suo posto. E al Prix, alla Lidl, all’Unes il posto è unico, quindi non avete scampo: lasciate al ragazzo l’euro del carrello o riuscirete a resistere alle sue persuasioni da «Aiuto io signora, metto a posto»? Non è un mestiere così arduo, tant’è che basta spostarsi da Seriate non più di un chilometro, all'Eurospin di Albano Sant’Alessandro ad esempio, per trovare anche le donne (e non sono certo magre e deperite, come nell’immaginario collettivo potremmo aspettarci) occupate in questa mansione.

 

 

Sembra quasi un racket delle elemosine, ognuno ha il suo territorio. Persino i supermercati aperti a ferragosto avevano il loro «nerino» - come lo si sente chiamare da certe signore all’uscita dal negozio - e la zingara del Bolognini non ha rinunciato al suo posto per andare in vacanza, come invece ha pensato bene di fare il ragazzo di colore, la new entry del percorso pedonale dell’ospedale. Non mancano i venditori porta a porta o per la strada: calzini, fazzoletti, collanine, portachiavi… Suonano alla porta e cercano di vendere qualsiasi oggetto, seppur inutile o superfluo. Accattonaggio molesto? No, semplicemente basta dire di non essere interessati e questi piccoli commercianti passeranno alla casa successiva senza storie.

C’è però anche il parcheggiatore nel posteggio dietro la chiesa parrocchiale, in via Carozzi: il suo lavoro non è stabile e il suo aspetto racconta che quel lavoro è una necessità. Gli altri accattoni sono giovani, ben vestiti e con la barba curata, lui non è più un ragazzo da tempo e la cura di sé è probabilmente un fatto meno rilevante del trovar qualcosa da metter sotto i denti.

«L’uomo affamato ha bisogno di dignità, non di elemosina», ha detto papa Francesco: l’elemosina forse ci toglie un po’ di senso di colpa, ci dà l’illusione d’aver aiutato qualcuno. Eppure, da una parte alimenta una mafia della carità e dall’altra fa perdere dignità a chi la chiede, senza risolvere la sua povertà.