In corso il vertice in Galles

I soldati italiani nella Nato

I soldati italiani nella Nato
04 Settembre 2014 ore 17:54

È in corso in questo ore a Newport in Galles il vertice Nato per decidere circa i rimedi da adottare per quanto riguarda la crisi ucraina e la minaccia dell’Isis. In particolare, questa mattina l’argomento principale verteva sulle azioni da intraprendere nei confronti della Russia, soprattutto rispetto all’opportunità o meno di effettuale ulteriori sanzioni. Su questo punto è mancata univocità di intenti: gli Stati Uniti spingono per un’immediata attuazione di misure più dure e stringenti nei confronti di Mosca; dall’altra parte, i Paesi europei sembrerebbero più propensi ad attendere, per verificare se la Russia intenderà onorare la tregua (che domani dovrebbe avere l’avallo di Poroshenko) che si sta tentando di organizzare in questi giorni. Solo in caso di mancato rispetto del cessate il fuoco si dovrà procedere alle ulteriori sanzioni. La cena di questa sera fra i leader presenti in Galles offrirà maggiori dettagli circa le decisioni che verranno prese.

 

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Operazione Steadfast Javelin. Ciò che è invece indubbio è l’inizio delle manovre militari: da poche ore infatti è partita la Steadfast Javelin II, l’operazione di esercitazione che la Nato ha lanciato al confine fra i Paesi dell’Est Europa e la Russia per motivi di tutela e sicurezza nei confronti delle per ora inintelligibili intenzioni di Putin. L’esercitazione inizialmente doveva riguardare solo forze statunitensi, ma è stata trasformata in un’operazione multi-nazionale su larga scala che coinvolge centinaia di veicoli, aerei e soldati da nove diversi Paesi e ha luogo in Germania, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.

Steadfast Javelin II è la prima operazione di un fitto calendario di addestramento che copre tutto il mese di settembre fino al 2 ottobre. Tra queste è stata confermata anche la Rapid Trident in Ucraina dal 13 al 20 settembre a Lviv con la partecipazione di una dozzina di nazioni. Tutte le esercitazioni erano già previste prima dell’invasione della Crimea, ma sono state ampliate e passate sotto il comando della Nato in seguito ai caotici avvenimenti degli ultimi mesi.

 

 

Sostegno economico dell’Italia alla Nato. Fra i Paesi coinvolti figura naturalmente anche l’Italia (insieme a Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia, Regno Unito e Stati Uniti), che porta al fronte 95 paracadutisti della Brigata Folgore. Un rapporto da sempre molto stretto quello fra Italia e Nato (di cui il Belpaese è uno dei 12 Stati fondatori), anzitutto da un punto di vista economico: se è vero infatti che l’Italia impiega in risorse militari meno dell’1% del Pil (a fronte ad esempio del 4% degli Stati Uniti), è altrettanto vero che l’8,8% del budget militare della Nato è foraggiato proprio da risorse del nostro Governo. Di eguale importanza la presenza di soldati tricolori nelle varie missioni in cui l’Alleanza Atlantica è stata impegnata nel mondo negli anni recenti.

Gli Italiani che combattono per la Nato

Libia. Il caos scoppiato in Libia durante gli ultimi mesi della dittatura di Gheddafi impose un intervento da parte della Nato, con l’operazione Unified Protector, che si concluse il 31 ottobre 2011. La missione venne ritenuta un grande successo, al quale contribuirono anche 1400 divise italiane, oltre a numerosi assetti navali e aerei (tra i quali la mitica Portaerei Garibaldi).

Afghanistan. Nel dicembre 2001, in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre e all’inizio della guerra al terrorismo, la Nato organizzò l’International Security and Assistance Force (ISAF), un’operazione volta alla lotta ad Al-Qaeda e alla difesa e consolidamento delle istituzioni afghane. La missione è ancora nel pieno del suo svolgimento, con oltre 100.000 soldati provenienti da 50 paesi diversi. L’Italia ha un ruolo di primo piano: oltre ad essere stato uno dei primi Paesi aderenti all’operazione, dal 2005 ha il controllo di tutto il quadrante occidentale dell’Afghanistan, reso possibile grazie al lavoro di 4.000 unità, più altre 240 presenti presso la capitale Kabul.

Balcani. Su richiesta della Macedonia, è dal 12 giugno 1999 che un folto contingente italiano è stanziano nelle regioni balcaniche, in particolare in Kosovo. La presenza internazionale in questi territori è fortemente italiana: dei 5.000 militari Nato in missione circa 600 sono nostri. Di questi, 579 sono in Kosovo e 18 a Tirana, come contingente di assistenza dell’esercito albanese.

Iraq. L’Italia ha fornito assistenza e addestramento alle Forze di Sicurezza irachene nel quadro della Missione di Addestramento della Nato (Nato Training Mission-Iraq, NTM-I). L’Italia è stata uno dei Paesi maggiormente impegnati sia sul fronte del finanziamento della NTM-I, sia per quanto riguarda il numero di militari impiegati. 60 unità dei Carabinieri hanno addestrato la Polizia Federale e la Oil Police irachene, e sostenuto la creazione della nuova Scuola di fanteria per sottoufficiali. NTM-I è terminata il 31 dicembre 2011.

Contrasto alla pirateria. Meno nota ma comunque molto significativa è l’azione della Nato nei confronti della pirateria somala, che quotidianamente mette a rischio le imbarcazione che trasportano aiuti umanitari per conto del World Food Programme in Somalia. L’Italia fornisce un contributo di primaria importanza all’operazione, con circa 200 militari e diverse unità navali.

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