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I dati Agcom 2013

Gli italiani telefonano meno e navigano sempre di più

Gli italiani telefonano meno e navigano sempre di più
Cronaca 14 Luglio 2014 ore 17:55

Martedì 15 luglio l’Agcom (Autorità per la garanzia nelle comunicazioni) ha presentato al Parlamento l’annuale relazione sull’andamento del settore comunicazione in Italia ed ha offerto un quadro tutt’altro che incoraggiante. Nel complesso, i ricavi di telecomunicazioni, radio, televisioni, poste, editoria ed internet sono calati nel 2013 di nove punti percentuali rispetto all’anno precedente, scendendo a quota 56,1 miliardi di euro. La crisi colpisce dunque anche un settore importante dell’economia italiana e che sta molto a cuore anche alla politica. Dei 56,1 miliardi complessivi, ben 34,5 arrivano dalle telecomunicazioni, 8,6 dalla radio e dalle televisioni, 6,9 dai servizi postali e solamente 6,1 miliardi da editoria ed internet. Con questi numeri, il settore delle comunicazioni scende sotto il 4 percento del Pil nostrano, con forti contrazioni in tutti i campi analizzati.

GLI ITALIANI TELEFONANO SEMPRE MENO

Le telecomunicazioni, nel complesso, perdono ben l’11 percento rispetto al 2012 ed a pagarne le conseguenze sono soprattutto i servizi telefonici. La rete fissa, per anni intoccabile certezza delle famiglie italiane, perde il 7,43 percento del fatturato nel 2013, passando dai 18,58 ai 17,2 miliardi di euro. Ma se si pensa che questa perdita sia compensata da un guadagno di introiti per la rete mobile, ci si sbaglia di grosso: questa scende addirittura del 13,87 percento, stabilizzando il proprio fatturato a 17,26 miliardi. Sommando i due dati, si viene a scoprire che i servizi telefonici hanno perso, in un anno, circa 4 miliardi di fatturato, con un calo di 10,77 punti percentuali. In sostanza gli italiani telefonano sempre di meno.

Chi ne paga maggiormente le conseguenze è Telecom Italia, che per la prima volta nella propria storia scende sotto il 50 percento di quota di mercato detenuta nei servizi di banda larga. Lo stesso vale per la Vodafone, che perde campo nel settore della telefonia mobile. Gioiscono dunque le concorrenti, che guadagnano terreno: su circa 97 milioni di tessere sim attive sul territorio italiano, la Telecom passa dal 33,1 percento al 32,2 percento, la Vodafone dal 30,2 al 29,4 percento, mentre guadagnano utenze la Wind (dal 22,3 al 23 percento), la “3” (dal 9,8 al 10 percento) ed il grande gruppo dei restanti operatori (Poste Mobili, Coop Voce, ecc… che passano dal 4,6 al 5,4 percento). Non si telefona più, ma si usa molto di più internet in mobilità: nel primo trimestre del 2014 le persone che hanno usato smartphone o dispositivi mobili per connettersi alla rete sono stati 38 milioni e 700 mila, 7 milioni e 200 mila in più rispetto al primo trimestre del 2013.

PUBBLICITA’ IN PROFONDO ROSSO

Crollano le pubblicità e con lei tv, editoria e web. A preoccupare sono soprattutto i numeri del 2013 confrontati con quelli dell’anno precedente: il calo complessivo, rispetto al 2012, è stato del 10,9 percento, passando da 8,3 miliardi a 7,4. A soffrire maggiormente è il settore dell’editoria, con i periodici (settimanali, mensili e trimestrali) che perdono ben 24,1 punti percentuali ed i quotidiani che si fermano a meno 13,2 percento. Ma non sorride certamente la televisione, con il 10,1 percento di pubblicità in meno. Meno pubblicità, meno fatturato: si sono persi 5,4 miliardi di euro in un anno. Tra gli operatori televisivi, chi sta meno peggio è Sky, che scende di appena 3,5 punti percentuali, ma rimane davanti a tutti con una quota di mercato pari al 32,5 percento, seguita dalla Rai che sorpassa la Mediaset in termini di fatturato (2,317 miliardi a 2,281 miliardi). Sorprende vedere come, per il primo anno, anche internet perda quote pubblicitarie (meno 2,5 percento), ma aumenta invece di peso per quanto riguarda il mercato pubblicitario complessivo, toccando quota 19,7 percento con 1 miliardo e 465 milioni di euro. In vetta restano sempre le televisioni con il 43,7 percento del mercato, cioè 3 miliardi e 257 milioni di euro di ricavi. Segue, arrancando, l’editoria, ferma al 13,2 percento e sotto il miliardo di ricavi (983 milioni di euro).

RIVEDERE LA PAR CONDICIO

L’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni ha poi sottolineato la necessità di rivedere la normativa relativa alla par condicio. Le ultime due campagne elettorali hanno mostrato, secondo l’Agcom, come la comunicazione politica nei media sia molto cambiata rispetto a quella in essere nel 2000, attorno a cui fu costruita la legge. I così detti talk show politici hanno registrato un forte calo di visibilità, mentre sono saliti gli ascolti di telegiornali, radiogiornali e dei programmi di approfondimento. Su queste basi, l’Autorità ha invitato il legislatore ad una riflessione che porti ad un adeguamento della legislazione sulla par condicio, adattandola al nuovo contesto informativo. Presto verrà inviato al Governo uno studio in cui saranno segnalati i profili di criticità su cui attuare delle modifiche.

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