I dati dell'Osservatorio Sana-Ice

Gli italiani vanno matti per il bio

Gli italiani vanno matti per il bio
11 Ottobre 2016 ore 10:00

Un balzo in avanti di quasi dieci punti, in un solo anno. È quello che riguarda le preferenze negli acquisti alimentari degli italiani che sembrano diventare sempre più bio. Specie per quanto riguarda cibi deperibili, come frutta e verdura, sebbene nel carrello finiscano prodotti pro-natura anche inscatolati, come la marmellata, o imbottigliati, quali l’olio. È il paniere fotografato, di recente, da una indagine dell’Osservatorio Sana-Ice 2016 Tutti i numeri del Bio, promossa e finanziata da Ice, in collaborazione con BolognaFiere, e realizzata da Nomisma con il patrocinio di FederBio e AssoBio.

 

 

Una crescita (quasi) vertiginosa. È quella che riguarda gli alimenti bio, cioè biologici, coltivati con metodi di produzione agricola, che esclude l’utilizzo di prodotti chimici come fertilizzanti, diserbanti, insetticidi e anticrittogamici, sia nel caso della concimazione dei terreni, ma anche nella lotta a tutti gli agenti che potrebbero infestare le colture, tra cui parassiti animali o malattie che intaccano le piante. Le ultime indagini confermerebbero infatti che le famiglie italiane che acquistano, o che hanno comprato almeno una volta alimenti bio, sono in crescita. Un innalzamento sensibile che, nell’arco di un solo anno, avrebbe portato le percentuali dal 69 percento del 2015 al 74 percento del 2016. Questo significa, in sostanza, che più di 7 famiglie su 10, pari a circa 18 milioni, negli ultimi 12 mesi avrebbero mangiato almeno una volta un prodotto bio. Un altro dato interessante che darebbe ulteriori indicazioni sulle preferenze in crescita degli italiani verso questa tipologia di alimenti è che, ad oggi, i prodotti bio rappresenterebbero oltre il 3 percento del totale della spesa alimentare, mentre 3 anni fa questo valore si assestava a meno del 2 percento.

 

 

Quali bio acquistano gli italiani. Prodotti green, innanzitutto, quelli più facilmente deperibili e raccomandati dalla dieta mediterranea: ovvero il 74 percento degli italiani sceglierebbe frutta e verdura di produzione biologica, cui farebbe seguito un altro alimento fondamentale della nostra dieta, l’olio extra vergine d’oliva, scelto bio dal 62 percento dei consumatori, mentre, per le uova, quelle bio sarebbero il 53 percento. A fare la differenza però è anche l’origine degli alimenti: infatti nel 32 percento dei casi, si preferirebbe quelli di produzione rigorosamente locale, ancora meglio, dichiara il 14 percento degli italiani, se i cibi sono ulteriormente accreditati dal marchio Dop-Igp, stimato un fattore di qualità che salvaguardia anche la biodiversità. In controtendenza rispetto alla crisi, nella concezione degli italiani, il prezzo dei prodotti bio pesa di meno rispetto alla qualità e naturalità dell’alimento: infatti solo il 14 percento delle casalinghe o dei consumatori in genere, acquisterebbe questi alimenti solo se in promozioni e il 9 percento solo in funzione di un prezzo basso.

 

 

Perché si sceglie il bio. Perché è più sicuro per la salute, dichiara il 27 percento dei suoi consumatori, o, nel 20 percento dei casi, perché si ritiene che i prodotti siano coltivati e confezionati nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità o, dal 14 percento, perché ritenuti maggiormente sottoposti a controlli più rigorosi. E non a torto: sono, infatti, oltre 270 gli alimenti a denominazione di origine controllata presenti sugli scaffali dei nostri negozi, di cui possiamo garantire la migliore sicurezza alimentare mondiale. Questo perché siamo fra i Paesi che vantano il minor numero di prodotti agroalimentari, pari a una quota dello 0,4 percento, con residui chimici irregolari: un dato 4 volte inferiore rispetto alla media europea, che si assesta a circa 1,4 percento e di quasi 20 volte migliore rispetto ai prodotti extracomunitari, le cui irregolarità si riscontrano in quasi l’8 percento di alimenti. Inoltre l’Italia gode anche un altro merito: quello cioè essere molto rigorosa nella preparazione dei cibi, imponendo ad esempio il divieto di utilizzo di grano tenero per produrre pasta, di fare ricorso alla polvere di latte nell’impasto dei formaggi, o di non consentire di aggiungere zucchero nel vino. Cui si aggiungono tutte le credenziali di rigore per le agricolture bio. Qualità che sembrano apprezzate anche all’estero, a tal punto che il 10 percento degli americani e il 5 percento dei canadesi avrebbe consumato almeno una volta alimenti bio made in Italy.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia