Da un'indagine de La Gazzetta dello Sport

Gli stipendi del calcio italianoin vertiginosa discesa

Gli stipendi del calcio italianoin vertiginosa discesa
10 Settembre 2014 ore 12:22

Che il calcio italiano sia, anno dopo anno, sempre più povero è cosa ormai nota a tutti. Una carenza non solo tecnica, ma anche economica, con squadre da sempre abituate a grandi spese e ingaggi faraonici che ora si ritrovano a dover fare il conto anche delle più piccole monete. È recentemente uscita un’indagine de La Gazzetta dello Sport relativa ai monte ingaggi delle squadre di Serie A che conferma ulteriormente, se mai ce ne fosse bisogno, questa tendenza.

La situazione. Nel 2011 si è verificato il picco massimo del totale degli stipendi dei calciatori del campionato italiano, con una cifra che si aggirava intorno al miliardo e cento milioni: le nostre squadre erano vincenti e ricche, e potevano permettersi di attirare grandi giocatori con ingaggi davvero sostanziosi. Negli ultimi anni, a causa delle sempre minor competitività del nostro calcio dovuta anche alla crisi economica che non permette più di spendere come ai tempi d’oro e quindi di acquistare calciatori di livello internazionale, il ridimensionamento economico è stato drastico: ad oggi, il totale degli stipendi ammonta a 849 milioni di euro, 63 in meno rispetto alla passata stagione e circa 251 in meno rispetto alla stagione 2011-2012, in direzione diametralmente opposta a tutti gli altri campionati più importanti d’Europa, dove l’arrivo dei grandi ricchi dell’Est del mondo ha permesso un boom economico senza precedenti nel mondo del calcio. Oltretutto, le società italiane hanno peccato di scarsa lungimiranza sotto questo profilo, non avendo mai adottato politiche finanziarie di lungo periodo e senza essersi mai allineate alle nuove filosofie gestionali e ai nuovi meccanismi di introiti con i quali all’estero si stanno facendo forti guadagni. Il risultato è appunto un impoverimento economico e quindi tecnico che sta facendo di un campionato una volta considerato il più bello del mondo, un torneo di seconda fascia.

I dati. Al momento, le uniche società in controtendenza rispetto al trend nazionale sono la Juventus e la Roma, non a caso le squadre che da qualche tempo hanno innovato maggiormente la loro gestione economica. Per quanto riguarda i bianconeri, il monte ingaggi arriva a quota 118 milioni di euro, con Carlitos Tevez nei panni del giocatori più pagato (4,5 milioni annui) e molti altri giocatori che presto vedranno il loro contratto allineato a quello dell’attaccante argentino. Seguono i capitolini appunto, che spendono per remunerare i propri calciatori 98 milioni all’anno; la Roma sborsa anche lo stipendio più alto della Serie A, con i 6,5 milioni di De Rossi. Terza e quarta piazza riservate alle squadre milanesi, rispettivamente Milan e Inter, le società che più di tutte hanno ridimensionato il proprio agire finanziario in questi anni. I nerazzurri, in particolare, sono scesi dai 95 milioni del 2013 ai 70 del 2014, in linea con la politica di rinnovamento societario dettata dal nuovo proprietario Thohir. Seguono poi Napoli, Fiorentina, Lazio e tutte le altre squadre, con Cesena e Empoli fanalini di coda con un monte ingaggi che si aggira intorno agli 11 milioni di euro.

E l’Atalanta? Per quanto riguarda i bergamaschi, nella classifica del computo totale degli stipendi si accomodano al 14esimo posto, con 24 milioni di euro. Il giocatore più pagato è ovviamente la stella dell’attacco German Denis, con 1,2 milioni all’anno (unico giocatore con una remunerazione a sei zeri). Seguono Carmona, Bianchi e Cigarini con 700 mila euro, mentre chiudono la lista i giovanissimi Sportiello, Molina e Grassi, rispettivamente con 130 mila, 90 mila e 70 mila euro annui. L’Atalanta si è mantenuta pressoché stabile rispetto all’anno scorso, mentre ha avuto un leggero aumento rispetto al 2012, per un cifra intorno al milione di euro. Chiosa riservata all’allenatore: Stefano Colantuono percepisce 900 mila euro all’anno, configurandosi come l’ottavo allenatore più pagato dell’attuale Serie A.

 

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