Una ricerca Willis Towers Watson

Gli stipendi italiani valgono poco (soprattutto confrontati con gli altri)

Gli stipendi italiani valgono poco (soprattutto confrontati con gli altri)
30 Marzo 2017 ore 10:15

Avete la percezione che i soldi nelle vostre tasche pesino sempre meno?  È una sensazione che ha una sua ragion d’essere. A dicembre scorso, Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea, aveva reso noto che la paga media oraria del Belpaese si ferma a 12,5 euro (sotto la media europea di 13,2) con un potere d’acquisto che però scende a 12,3 euro. Ora arriva un’altra ricerca della società di consulenza Willis Towers Watson, che conferma questo dato del basso potere d’acquisto degli stipendi italiani.

Il confronto col resto d’Europa. Per fare un raffronto, Spagna (9,8) e Portogallo (5,1) hanno paghe orarie nettamente inferiori a quelle italiane ma si possono consolare con un potere d’acquisto superiore. La ricerca della società di consulenza, Global 50 Remuneration Planning, scatta una fotografia sugli stipendi medi in Europa. Sono state analizzate la media della retribuzione annuale lorda delle prime 20 economie europee, Middle Managers ed Entry Level italiani si posizionano al 14esimo posto della graduatoria, posizione che cambia però se ad essere presa in considerazione è la media relativa al potere d’acquisto: i primi scendono alla 17ma posizione, i secondi alla quindicesima.

 

 

Un middle manager ha mediamente una retribuzione base annua di circa 69mila euro, mentre per un “entry level” la retribuzione si ferma a 25.500. Considerando il potere di acquisto, i middle manager scendono nettamente con una retribuzione di poco inferiore a 43.000 euro (il che mette i lavoratori italiani di quel livello al 17esimo posto in Europa), mentre gli entry level soffrono leggermente meno con un salario vicino a 23.500 euro. Per fare un paragone, in Svizzera un middle manager ha 163mila euro di stipendi medi che diventano 96mila in termini di potere d’acquisto. La Francia, che parte molto più bassa a 86mila euro, comunque lascia nelle tasche 68mila euro. Persino un middle manager sloveno si trova in posizione più fortunata rispetto a uno italiano, con 49mila euro di potere d’acquisto, pur partendo da uno stipendio medio più basso.

Troppe tasse e basso potere d’acquisto. Come si spiega questo gap? La risposta è tristemente semplice: alto livello della tassazione e costo della vita medio. In sostanza i lavoratori italiani percepiscono uno stipendio che rientra nella media europea ma le tasse e il costo della vita riducono notevolmente la capacità di fare acquisti. Del resto basta poco per capire come il denaro nelle tasche degli italiani sia sempre più leggero e con la stesa somma si possa comperare sempre meno. È un’erosione che viene calmierata dalla bassa inflazione, ma evidenzia come, con il passare del tempo, il lavoro tenda a essere meno redditizio, pur salendo la cifra assoluta dello stipendio.

 

 

Il costo del carrello. Del resto, il potere d’acquisto non c’entra con il prezzo dei prodotti. Lo dimostra il caso della Svizzera, il Paese che in Europa ha il conto della spesa nettamente più alto: Il rapporto tra il cosiddetto costo del carrello in Svizzera (91,16 euro) e quello in Ucraina (13,21 euro) è di quasi 1 a 7. L’Italia si situa in 24esima posizione (valore del carrello pari a 39,78 euro), subito dietro alla Danimarca. C’è un sito che tiene costantemente aggiornati questi parametri, Numbeo. Ed è lì che si può scoprire che un chilo di carne di manzo in Svizzera costa 43 euro, contro i 15 euro medi in Italia. Ma, nonostante questo, in Svizzera quel chilo di carne di manzo incide meno proporzionalmente sullo stipendio.

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