Scontri dem

Gori boccia la leadership di Zingaretti nel Pd, ma Franceschini lo rimprovera

Durante un dibattito, il sindaco di Bergamo si espone dicendo che, a suo parere, il partito avrebbe bisogno di un nuovo leader, magari un amministratore locale (Bonaccini?). Il ministro, però, non ci sta: «Gori non crei inutili tensioni»

Gori boccia la leadership di Zingaretti nel Pd, ma Franceschini lo rimprovera
20 Giugno 2020 ore 11:19

Che a Giorgio Gori il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti non piaccia granché (politicamente) non è certo cosa nuova. Molto lontani per “storia” e trascorsi, anche le idee di fondi sulla gestione del partito dei due sono distanti. Fino a questo momento, però, il primo cittadino orobico era sempre stato abbastanza attento a non esagerare. Qualche frecciatina qua e là, ma nessuno affermazione in grado di portare a uno scontro diretto. Almeno fino a ieri, 19 giugno.

Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e segretario nazionale del Pd

In occasione di un confronto in streaming organizzato dallo Studio Berta, Nembrini, Colombini e Associati (che si occupa di consulenza societaria, fiscale e del lavoro), il primo cittadino di Bergamo ha detto: «Credo ai grandi partiti e credo che i cambiamenti di cui questo Paese ha bisogno non li producano le piccole formazioni politiche con carattere personalistico, ma i grandi partiti popolari. Il Pd ancora lo è, ma vedo molti limiti nella conduzione dell’attuale Pd e per questo mi piacerebbe che fosse più concreto, più coinvolto a promuovere le riforme che servirebbero al Paese. E questa cosa deve anche trovare una nuova leadership». Insomma, Zingaretti non va bene.

Chi dunque? Secondo Gori, questo cambiamento potrebbe (dovrebbe?) partire dagli amministratori locali: «Forse dagli amministratori arriverà una nuova leadership». Guarda caso, Gori è un amministratore locale. Ma è lo stesso sindaco a dribblare ogni equivoco: «Non sarò io. Da qui ai prossimi quattro anni, non sarò io. Però posso dare una mano». E il nome a cui tutti hanno pensato è quello di Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna, colui che ha recentemente battuto la Lega e che, con diversi esponenti più “moderati” del Pd pare stia progettando la scalata al partito.

Il ministro Dario Franceschini

Ovviamente, le dichiarazioni di Gori non sono passate inosservate all’interno del mondo dem. Dove il sindaco orobico, si sa, non suscita grandi simpatie tra tutti. Tra i più seccati, il ministro Dario Franceschini, tra i primi supporter di Zingaretti, oltre che dell’attuale Governo giallorosso. Una figura idealmente agli antipodi di Gori. «Gori dice che al Pd serve un leader che sia un amministratore. Magari un presidente di Regione? Magari di una grande Regione? Magari che non venga nominato ma vinca le primarie? Informo volentieri Gori che il segretario con queste caratteristiche l’abbiamo già e che il mandato di Zingaretti scadrà tra tre anni. Quindi porti pazienza e non apra inutili tensioni in un momento come questo di unità nel partito». E pensate se il Pd fosse stato disunito cosa si sarebbero detti, allora…

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