Piccola marcia indietro

Il governo finisce la Guerra d'Etiopia Taglio alle accise sulla benzina

Il governo finisce la Guerra d'Etiopia Taglio alle accise sulla benzina
Cronaca 13 Settembre 2018 ore 05:30

“Accisa” è una delle parole più subdole e quindi più odiata dagli italiani. Nei fatti è una imposta sulla fabbricazione o sulla vendita dei prodotti di consumo. Ma l’etimologia latina nel svela tutta l’antipatia: “accidere” vuol dire “cadere sopra”. In Italia, in particolare l’accisa cade sopra la benzina e i carburanti da autotrazione; anzi, a cadere non è una ma tante “accise”, tant'è che siamo abituati a parlarne sempre al plurale. Poco importa che venga a volte sostituita con "imposta di consumo" o "imposta di produzione" o "imposta erariale". La sostanza resta quella.

 

 

Per stare sintetici oggi paghiamo 0,7242 euro di accise per litro per la benzina verde e 0,6132 euro per il gasolio Iva esclusa. Aggiungendo l’Iva si ottengono 0,8835 euro nel primo caso e 0,7481 euro nel secondo. Insomma, non poco. Quindi l’annuncio di un prossimo taglio delle accise fatto dal sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, con un’intervista concessa al Messaggero, ha fatto strabuzzare gli occhi a tutti gli automobilisti, ormai rassegnati a questo balzello. «Stiamo ancora facendo i conteggi, sarà un primo segnale», ha detto Bitonci, spiegando che l’obiettivo è quello di tagliare le accise più vecchie sulla benzina, anche se ad oggi è difficile quantificare le cifre. Non è una sorpresa perché il tema del taglio delle accise è inserito anche nel contratto di governo e si tratta di una questione che, come ha spiegato Bitonci, «sta molto a cuore a Matteo Salvini».

Quando si dice “più vecchie” bisogna capire che sono vecchie davvero. Pagando la benzina, senza saperlo noi devolviamo una somma minima di 0,000981 euro per il finanziamento della Guerra d’Etiopia nel 1935. È quella infatti l’accisa più antica, anche se ovviamente per pudore la motivazione è stata nascosta dal governo Dini, che nel 1995 aveva riunificato tutti gli aumenti storici eliminando motivi ormai così anacronistici. Ma cancellata la motivazione, il balzello è rimasto. Così com’è rimasto quello introdotto per il finanziamento della crisi di Suez del 1956. A seguire, le accise sulla benzina tracciano la cronistoria di tutte le tragedie naturali che si sono abbattute sul paese, dal Vajont sino al terremoto dell’Emilia del 2012. Il prezzo del carburante in un certo senso è una scala Mercalli attraverso la quale si può vedere il tracciato dei terremoti che hanno colpito il Paese da sessant'anni anni a questa parte.

 

 

A partire dal 1999 è stato concesso alle regioni di mettere ulteriori accise sul carburante, mentre la legge di Stabilità del 2013 (governo Renzi) ha stabilito che le accise introdotte nel nuovo millennio sono “strutturali” e quindi non riducibili (la prima di 0,02 euro è quella del 2004 introdotta “per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri”... E ora arriva finalmente l’annuncio di una piccola marcia indietro. Bisognerà aspettare martedì per capire bene di cosa e di quanto si tratta. Ma forse riusciremo almeno ad archiviare la Guerra d’Etiopia...